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Vita sociale

Per informazioni sugli uffici e sui servizi comunali cittadini, sui servizi sanitari, sociali, di tutela del cittadino e dell'ambiente, sul volontariato e sull'abitazione.

Omosessualità

Per saperne di più su gay, lesbiche e bisessuali.

Omosessualità

In base al proprio orientamento sessuale, le persone possono essere definite come: eterosessuali, se provano attrazione sessuale verso persone del sesso opposto, omosessuali, se l’interesse è diretto a persone dello stesso sesso e bisessuali, se ci si sente attratti/e da femmine e maschi.

Il termine omosessuale definisce quindi la persona, donna o uomo, che cerca una relazione affettiva, sentimentale, sessuale con persone dello stesso sesso e omosessualità viene utilizzato per indicare la propensione a questo tipo di relazione. Qualsiasi persona può essere omosessuale. Non ci sono indizi particolari che possano costituire un identikit che definisca un uomo, una donna, un ragazzo o una ragazza come omosessuali e li renda riconoscibili e identificabili in base a delle particolarità che non si ritrovino allo stesso modo nelle persone eterosessuali.

Alcune caratteristiche che si ritengono “tipiche” degli uomini e delle donne omosessuali (l’effeminatezza maschile e la mascolinità femminile, per esempio) sono in realtà stereotipi, cioè modi di pensare comuni e semplificanti rispetto alla realtà che è sempre molto più complessa.

Gay

Il movimento omosessuale internazionale, che cominciò a costituirsi dopo la seconda guerra mondiale con l’obiettivo di rivendicare diritti negati a una minoranza, favorì e diffuse l’utilizzo della parola gay.
Il termine gay, inizialmente entrato in uso per definire gli uomini omosessuali, viene ormai sovente utilizzato come sinonimo della parola omosessuale ed è sempre più frequentemente usato anche per parlare di donne omosessuali, soprattutto nei Paesi di lingua anglosassone.[1]

Lesbica

Per identificare una donna omosessuale viene utilizzato il termine lesbica. Se da un lato l’omosessualità maschile e quella femminile sono state entrambe condannate in quanto esprimevano il desiderio di una sessualità non procreativa, cioè non finalizzata alla nascita di una nuova vita, la situazione delle donne omosessuali era aggravata anche dalla condizione di inferiorità sociale femminile.
La lotta per la liberazione omosessuale delle donne lesbiche è stata condotta parallelamente a quelle del movimento femminista. Le donne omosessuali italiane scelsero il termine lesbica per definirsi in modo differente rispetto agli uomini gay, con l’intento di non dimenticare la doppia lotta di liberazione che dovettero sostenere, prima per emergere come donne, in un ambiente patriarcale e maschilista che le annullava, poi come omosessuali.
Oggi, fra le generazioni di donne omosessuali più giovani e meno politicizzate alcune si autodefiniscono gay e altre lesbiche.[2]

Bisessuale

Il termine bisessuale, utilizzato in riferimento all'orientamento sessuale delle persone, indica l’attrazione sessuale e affettiva provata verso individui di entrambi i sessi.
Le persone bisessuali possono quindi essere attratte, innamorarsi e avere relazioni, anche durature nel tempo, con persone dello stesso sesso, come accade per gli omosessuali, o con persone dell’altro sesso, instaurando in questo caso rapporti o relazioni di tipo eterosessuale. La bisessualità è una realtà meno conosciuta rispetto all’omosessualità, perché nel senso comune non esistono stereotipi che riguardano le persone bisessuali. Di conseguenza, risulta difficile pensare che esistano delle persone bisessuali, perché non ci sono dei modi in cui le si possa immaginare, non ci sono modelli a cui una persona bisessuale debba assomigliare, quindi di solito la persona bisessuale non viene considerata in quanto tale ma viene vista e trattata come eterosessuale o omosessuale.

Si nasce o si diventa omosessuali?

La consapevolezza di essere omosessuali può essere acquisita a età e in fasi diverse della vita di ciascuna persona. Quello che si può dire con certezza, e che emerge dalle storie delle persone, è che essere omosessuali è un modo di stare al mondo, di esistere, così come lo è essere eterosessuali. Ciò che varia è il tipo di percorso che ciascuno compie verso la consapevolezza di esserlo e l’età in cui se ne diventa pienamente consapevoli. Se ci sono uomini e donne che raccontano di averlo saputo sin dalla loro infanzia, per altri la consapevolezza viene acquisita in età più avanzata, durante l’adolescenza o l’età adulta, a volte dopo un matrimonio duraturo e dopo avere avuto figli con un partner eterosessuale.

Le persone omosessuali, a differenza di quelle eterosessuali, devono compiere un percorso verso la consapevolezza perché l’ambiente in cui nascono e crescono è culturalmente caratterizzato da una mentalità eterosessista, che considera l’orientamento eterosessuale l’unico modo di esistere possibile. Come conseguenza i bambini e le bambine vengono educati ed educate a essere tali. Coloro che non lo sono devono quindi scoprire di essere in qualche modo diversi da ciò che viene loro insegnato, mettendosi in ascolto di ciò che sentono di provare nei confronti delle persone dello stesso sesso.

Essere omosessuali non è una malattia.

Esistono diverse ipotesi riguardanti l’origine dell’omosessualità: alcune la vorrebbero legata a “cause” biologiche come influenza di ormoni o cause genetiche, altre ipotesi riguardano l’influenza dell’ambiente sociale e affettivo in cui crescono i bambini. Oggi a livello internazionale c’è un comune accordo nel ritenere che l’orientamento sessuale sia il risultato di una combinazione complessa di fattori biologici-psicologici-sociali-culturali. Si parla infatti di un processo di sviluppo e acquisizione di un orientamento sessuale che può essere di tipo eterosessuale, omosessuale o bisessuale. L’orientamento sessuale si sviluppa con le influenze dei rapporti affettivi significativi (con i genitori e altre persone), dell’ambiente sociale, di quello educativo e delle caratteristiche biologiche predisponenti.

Ogni persona che sviluppa un orientamento di tipo omosessuale può poi decidere se dichiararlo alle altre persone oppure no, decidendo a chi dirlo e le modalità con cui dichiararsi.[3]

Discriminazione e diritto di cittadinanza

L’orientamento omosessuale non è sempre stato discriminato nelle diverse culture ed epoche storiche. I diversi modi di considerare gli orientamenti sessuali, infatti, dipendono dal contesto storico e culturale.

In alcune culture, si definisce che il tipo di orientamento considerato normale è quello eterosessuale. Si viene quindi a creare un ambiente culturale definibile come eterosessista in cui è prevista la sola presenza dell’orientamento eterosessuale mentre quelli omosessuale e bisessuale sono considerati deviazioni e valutati negativamente. Le persone omosessuali e bisessuali subiscono dunque un trattamento diverso: sono socialmente discriminate - in quanto considerate devianti dalla normalità - e in molti Paesi sono negati loro dei diritti concessi solo alle persone eterosessuali (matrimonio, adozione, fecondazione assistita). In certi Paesi il comportamento omosessuale viene persino punito dalla legge con pene, di varia entità, dall’arresto sino alla pena di morte (come in Afghanistan, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Somalia, Sudan, Nigeria, Mauritania, Uganda, Russia e India).

Quando fu descritta per la prima volta nella letteratura medica occidentale, l'omosessualità venne considerata una malattia e si cercava di scoprirne le cause scatenanti. Una ricerca statunitense dei primi anni cinquanta, conosciuta come Rapporto Kinsey (dal nome del suo curatore, il biologo Alfred C. Kinsey), indagando con un questionario anonimo i comportamenti e le fantasie di tipo sessuale di un grande numero di uomini e donne, rese noto quanto i comportamenti di tipo omosessuale fossero molto più diffusi nella popolazione adulta americana di quanto si ritenesse sino ad allora.

L'OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità, prendendo atto di sempre più numerose e accurate ricerche mediche, nel 1990 eliminò l’omosessualità dalla propria lista delle malattie mentali e la definì come una variante naturale del comportamento umano. Tale importante cambiamento viene annualmente ricordato il 17 maggio con la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia.

L’omosessualità non può più essere considerata una malattia e quindi non è pratica corretta cercare terapie di guarigione per condurre le persone a diventare eterosessuali.

Una Raccomandazione del 1981 dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e una Risoluzione del Parlamento Europeo del 1994 segnarono l’inizio del percorso di riconoscimento del diritto alla parità di trattamento per le persone omosessuali.

Nel 2000 il Consiglio Europeo di Nizza adottò la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che con l’art. 21 sancisce il principio della non discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Tale articolo vieta “…qualsiasi forma di discriminazione fondata, in specifico, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione, le condizioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o l’orientamento sessuale”.
Sempre nel 2000, è stata approvata la Direttiva 2000/78/CEE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, includendo anche l'orientamento sessuale tra i criteri di non discriminazione (recepita dall'Italia con il Decreto Legislativo 9 luglio 2003, n. 216).

Nel 2003 il Parlamento Europeo, con l’art. 54 della "Relazione annuale sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea", ha invitato i Paesi membri a legalizzare le relazioni di coppia anche tra persone dello stesso sesso, con “gli stessi diritti riconosciuti al matrimonio”.

La situazione europea è attualmente in evoluzione: molti Paesi europei hanno adottato una normativa che riconosce le coppie di fatto; alcuni - quali Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo, Islanda, Norvegia, Svezia, Francia, Regno Unito - hanno riconosciuto il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso. In questi e altri Paesi è riconosciuto anche il diritto all’adozione, seppure in varie forme.

Dove non esistono riconoscimenti giuridici alle unioni tra persone dello stesso sesso, come ad esempio in Italia, le persone omosessuali formano ugualmente delle famiglie che comprendono, sempre più sovente, anche dei figli. In Italia, infatti, circa il 20% delle coppie omosessuali con più di 40 anni ha uno o più figli: complessivamente i figli di coppie lesbiche e gay sono stimati in almeno 100.000.[4]

Omofobia

Il termine omofobia è entrato in uso dal 1972 per definire il timore e l’odio irrazionale che alcune persone eterosessuali provavano nei confronti delle persone omosessuali. Oggi viene utilizzato per indicare disagio, svalutazione e avversione nei confronti delle persone omosessuali e dell’omosessualità, e le azioni di ostilità che ne conseguono. Di recente, al posto di omofobia, è entrata in uso la parola omonegatività per tener conto di quanto siano importanti i valori, le regole, i pensieri dominanti della società nel determinare il disprezzo e l’odio nei confronti delle persone omosessuali. Ad esempio le considerazioni negative sull’omosessualità sono rinforzate dalle dichiarazioni dei leader religiosi e politici di un Paese e legittimate dall’assenza di riconoscimento istituzionale. La mancanza del riconoscimento delle unioni civili comunica che i legami affettivi omosessuali valgono meno e legittima indirettamente l’intolleranza nei confronti di gay lesbiche e bisessuali.[5]

Bullismo omofobico

Quando le varie forme di discriminazione fondate sull’omofobia si manifestano in un gruppo di bambini/e o ragazzi/e si parla di bullismo omofobico. La parola bullismo indica le prepotenze tra compagni/e in contesti di gruppo. Consiste in atti di aggressione portati avanti in modo persistente e organizzato ai danni di uno o più ragazzi/e che non hanno la possibilità di difendersi. Il bullismo può essere di tipo fisico con atti aggressivi rivolti alla persona o danneggiamento o sottrazione delle sue proprietà. Un secondo tipo di bullismo è quello verbale con insulti o derisioni oppure in modo indiretto tramite la diffusione di maldicenze. Il bullismo può anche essere di tipo manipolativo/relazionale, in questo caso vengono colpiti i rapporti di amicizia della vittima per isolarla. Un quarto tipo di bullismo è quello elettronico o cyber bullismo, attuato tramite l’utilizzo di apparecchi elettronici e informatici (ad esempio inviando sms molesti alla vittima o filmandola con videofonino in momenti in cui non desidera e diffondendo il filmato per diffamarla).[6]

I bersagli del bullismo omofobico possono essere:

  • ragazzi/e che si definiscono apertamente gay o lesbiche o che lo hanno svelato a qualcuno e la cui informazione è stata passata ad altre persone;
  • ragazzi/e che sembrano omosessuali perché hanno alcune caratteristiche dello stereotipo del gay e della lesbica (ragazze dai capelli corti e mascoline, ragazzi con abbigliamento o manierismi effeminati);
  • ragazzi/e con familiari apertamente omosessuali.

Il bullismo omofobico è diverso dalle comuni forme di bullismo per le seguenti ragioni:

  • le prepotenze attaccano la sfera dell’identità della persona nella sua sessualità;
  • la vittima può avere difficoltà a chiedere aiuto agli adulti perché in questo modo si richiama l’attenzione sulla sua sessualità, causando ansia e vergogna innanzitutto perché può essere una tematica ritenuta imbarazzante e difficile da trattare, poi per il timore di deludere le aspettative dei genitori. Inoltre gli stessi insegnanti e genitori possono a volte avere pregiudizi sull’omosessualità e non essere in grado di dare l’aiuto necessario;
  • nel caso del bullismo omofobico i compagni di classe e gli amici coetanei sono meno disposti a difendere e sostenere la vittima perché temono di essere considerati a loro volta omosessuali, diventando oggetto dello stesso tipo di violenza omofobica;
  • alcuni ragazzi e ragazze compiono azioni di bullismo omofobico perché sono spaventati dai loro stessi sentimenti omosessuali, quindi reprimono e prendono le distanze da ciò che sentono, impegnandosi in attività omofobiche. In questo modo vogliono dimostrare di non essere omosessuali e mettersi così al riparo dalle discriminazioni e dai problemi che potrebbero incontrare vivendo in un sistema sociale e culturale omonegativo.

Per aiutare i/le giovani in queste situazioni, proponendo esperienze positive di superamento delle difficoltà legate a solitudine, isolamento e discriminazione, è nato il progetto "Le cose cambiano" che presenta numerose testimonianze video sul sito http://lecosecambiano.org/index.php. Fortunatamente a molti ragazzi gay e ragazze lesbiche non mancano la capacità e le risorse per fronteggiare con successo le esperienze di bullismo omofobico e discriminazione, riorganizzando positivamente la propria vita.[7] 

Dichiararsi: il coming out

La traduzione del termine inglese coming out significa "uscire fuori" cioè dichiararsi o rendersi visibile. In Italia per indicare il coming out viene spesso erroneamente utilizzato il termine outing (vedi il significato nel Glossario di questa scheda).
Si dice quindi che una persona gay o lesbica fa coming out quando decide di dichiarare il proprio orientamento sessuale.
Questo può avvenire in famiglia oppure con i propri amici o con i colleghi di lavoro.

L’esperienza individuale porta in molti casi a diverse graduazioni del modo di dichiararsi: alcune persone fanno coming out soltanto con gli amici o con uno psicologo, altri solo in famiglia, alcuni lo dicono solamente a uno dei due genitori oppure a un fratello o a una sorella.

Non ci sono modalità, regole, prescrizioni, età minime o massime per il coming out e, soprattutto, il ventaglio delle diverse situazioni può essere molto ampio. Ogni persona e ogni situazione è diversa e ognuno deve valutare il contesto in cui si trova e decidere in base alle proprie considerazioni.

In senso più allargato il coming out può essere definito come un percorso di presa di coscienza di sé e della propria omosessualità. Questo percorso è graduale e non si conclude con una singola dichiarazione, perché questa scelta può riproporsi anche nel momento in cui si cambia scuola, si conoscono nuovi amici, si cambiano colleghe/i di lavoro.

Di fronte al coming out possono esserci atti di derisione, di rifiuto o di allontanamento dalla famiglia o dal gruppo di amici e, in casi più gravi, di vera e propria violenza fisica. A maggior ragione, in questi casi, occorre riflettere con attenzione sui pro e contro della scelta di dirlo. Il consiglio è di non affrontare in solitudine l’eventuale scelta: a questo proposito le associazioni lesbiche e gay possono essere un importante punto di riferimento.

I luoghi comuni: “Si dice che…”

Gli stereotipi sono credenze, tendenzialmente negative, che portano a generalizzazioni nei confronti di un determinato gruppo sociale. Gli stereotipi e i luoghi comuni che esistono sull’omosessualità sono importanti per comprendere i fenomeni di distanza ed esclusione sociale a cui sono sottoposte non solo le persone omosessuali, ma anche le persone che vengono ritenute tali pur non essendolo.

Si dice che…i gay siano tutti effeminati e le lesbiche siano tutte mascoline.

Gli stereotipi[8] più comuni attribuiscono alle persone omosessuali caratteristiche dell’altro sesso. La non femminilità delle lesbiche viene riflessa in un insieme di credenze: le lesbiche non si truccano, non si curano, hanno i capelli corti, sono grasse, giocano a calcio, non sono materne. Riguardo agli uomini gay, ad esempio, si crede che si vestano in maniera stravagante, che abbiano tratti fisici femminili, amino la cucina e la casa o le cose futili, non sopportino il dolore. La popolazione omosessuale in realtà mostra aspetti di grande eterogeneità al suo interno: se da un parte ci sono persone che hanno modi e apparenze “atipici” rispetto alle convenzioni sociali su ciò che è maschile o femminile, dall’altra ci sono persone omosessuali con atteggiamenti e comportamenti molto conformi alle norme di genere.

Si dice che…i gay e le lesbiche siano tutti predatori e predatrici.

Un’altra convinzione comune descrive le persone omosessuali come desiderose di corteggiare, circuire e “convertire” le persone eterosessuali all’omosessualità. Nella maggior parte dei casi, la persona omosessuale cerca altre persone con il medesimo orientamento sessuale al fine di avere relazioni basate sulla reciprocità e quindi non è interessata a cambiare l’orientamento sessuale altrui.

Si dice che…i gay siano pedofili.

Un altro stereotipo sull’omosessualità, particolarmente radicato nella nostra cultura, è quello che vede l’omosessualità maschile associata alla pedofilia o molestia dei bambini. In questa prospettiva, le persone omosessuali sono descritte come minaccia a membri più vulnerabili della società e quindi attivano un senso di pericolo e deprecazione sociale. Le ricerche in ambito clinico hanno dimostrato che la maggior parte degli abusi sessuali verso minori è compiuto da uomini adulti, in genere familiari o conoscenti, e riguarda prevalentemente le bambine. Anche se ci sono prove documentate che l’abuso infantile non ha in sé niente a che fare con l’orientamento sessuale delle persone adulte, lo stereotipo dell’omosessuale “pedofilo” continua indirettamente a influenzare negativamente l’opinione sull’omosessualità, basti pensare ai dibattiti pubblici sull’adeguatezza delle persone omosessuali a insegnare nelle scuole.

Si dice che…tutti i ballerini sono gay e tutti i gay sono ballerini.

Uno degli ambiti in cui matura da sempre uno stereotipo nei confronti delle persone omosessuali è quello lavorativo. Si è convinti cioè che gay e lesbiche debbano per forza fare certi tipi di lavoro. I gay sono necessariamente ballerini, coreografi, fiorai e stilisti mentre una donna camionista, metalmeccanica, giocatrice di calcio non può che essere lesbica. In realtà gay e lesbiche si possono trovare in qualsiasi ambito lavorativo. Insomma, non tutti i gay sono ballerini e non tutti i ballerini sono gay.

Si dice chei gay e le lesbiche non possono fare famiglia.

Un’altra convinzione da sfatare è quella secondo cui le persone omosessuali non possano “mettere su famiglia”. Molti hanno ancora delle remore a pensare a una coppia omosessuale che cresce un figlio, ma le ricerche effettuate in altri Paesi (ad esempio, il recente studio dell’Istituto danese di salute) sostengono sia indifferente per lo sviluppo di un bambino o di una bambina l’avere come genitori una coppia eterosessuale o omosessuale.

Un ultimo luogo comune associato all’omosessualità è quello secondo cui le persone omosessuali siano maggiormente a rischio di contrarre l’AIDS. La diffusione di malattie a trasmissione sessuale come l’AIDS prescinde dall’orientamento sessuale delle persone mentre ha a che fare con le “modalità” delle pratiche sessuali. In altri termini, esistono comportamenti a rischio e non categorie a rischio.

Giovani gay e lesbiche a Torino

Dalle ricerche che hanno esplorato le esperienze di giovani gay e lesbiche a Torino[9], e dal confronto con altre ricerche nazionali, emerge una doppia immagine di questa città.

Da un lato, queste esperienze sono simili a quelle che troviamo nel resto d’Italia, rispetto al confronto con una società eterosessista, a partire dalla scuola, in cui molti ancora sperimentano forme di scherno o isolamento per il fatto di apparire, o anche solo venire sospettati di essere omosessuali, insieme al silenzio degli insegnanti. In una ricerca del 2001, la metà dei gay e un decimo delle lesbiche intervistati ricordano questi episodi e poco è cambiato per le generazioni più giovani. Anche rispetto ai primi passi nel mondo del lavoro, ritroviamo come in altri contesti le difficoltà di gestire la visibilità e di valutarne i rischi, soprattutto quando il posto di lavoro è incerto.

Dall’altro lato, Torino è una realtà particolare, e si sente. Non soltanto perché nell’anonimato della grande città sembra più facile scegliersi gli amici e gli ambienti in cui essere visibili e stare bene. La lunga e forte presenza dei movimenti omosessuale e femminista e più recentemente anche il lavoro delle amministrazioni locali hanno contribuito a creare, in particolare a Torino, un contesto che viene percepito come più aperto, con un’offerta di locali, occasioni culturali e attività associative tra le più ampie in Italia. Per chi vive in provincia, ma anche per chi si trasferisce da altre parti d’Italia per vivere più liberamente come lesbica o gay, i locali, i luoghi di aggregazione e le associazioni di Torino sono un punto di riferimento fondamentale. Questa apertura e vivacità di Torino è importante non solo per i ragazzi, ma anche per le loro famiglie di origine: una recente indagine mostra come anch’esse, soprattutto quelle che vivono in provincia, percepiscano Torino come una città più accogliente e accettante rispetto alle differenze, e come un luogo dove anche i genitori hanno la possibilità di trovare informazioni e occasioni di confronto importanti per liberarsi da stereotipi e pregiudizi e comprendere le esperienze dei figli.

[1] Nessuno uguale. Adolescenti e omosessualità, a cura di Agedo, Città di Torino. Settore Pari Opportunità e Politiche di Genere. Servizio per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, 2005 (edizione fuori commercio).
[2] Nessuno uguale (2005).
[3] Psicoterapia e omosessualità di Margherita Graglia, Carocci, 2009.
[4] Nessuno uguale (2005) e Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale di Vittorio Lingiardi, Il Saggiatore, 2007.
[5] Psicoterapia e omosessualità di Margherita Graglia, Carocci, 2009.
[6] L'identità sessuale a scuola. Educare alla diversità e prevenire l'omofobia, a cura di Federico Batini e Barbara Santoni, Liguori, 2009.
[7] Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale di Vittorio Lingiardi, Il Saggiatore, 2007.
[8] L'identità sessuale a scuola. Educare alla diversità e prevenire l'omofobia, a cura di Federico Batini e Barbara Santoni, Liguori, 2009.
[9] a cura di Chiara Bertone, docente di Sociologia della famiglia e Studi di genere presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro".

Riferimenti utili

  • AGEDO - Associazione Genitori Di Omosessuali - via Vassalli Eandi 28 - 10138 Torino 
    www.agedonazionale.org - Email: info@agedonazionale.org
    L’associazione è costituita da genitori, parenti e amici di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, che si impegnano per il riconoscimento dei loro diritti civili e per l’affermazione del diritto all’identità personale. L’associazione offre i seguenti servizi: sostegno e counseling telefonico, gruppi di autoaiuto, interventi educativi e formativi, consulenza bibliografica e specialistica. Cura inoltre manifestazioni nazionali e coordinamenti internazionali. L’AGEDO ha prodotto dei video, in particolare uno sull'esperienza degli adolescenti LGBT, intitolato Nessuno uguale, che è stato doppiato in cinque lingue e distribuito anche all'estero. AGEDO ha attualmente oltre venti sedi locali in tutta Italia e una a Lugano (Svizzera).
  • ARCIGAY - Associazione LGBT italiana - via don Minzoni 18 - 40121 Bologna - tel. 0510957241 fax 0510957243 - Orario segreteria: lunedì-venerdì 9.30-17.00
    www.arcigay.it - Email: info@arcigay.it
    Pagina Facebook: Arcigay
    Fondata nel 1985, è un’organizzazione di volontariato sociale, che ha come obiettivi la lotta contro l'omofobia, contro il pregiudizio e la discriminazione antiomosessuale. Si impegna per la realizzazione della pari dignità e delle pari opportunità tra individui a prescindere dall'orientamento sessuale di ciascuno.
  • ARCILESBICA - Associazione nazionale - via Don Minzoni 18 - 40121 Bologna - tel. 051649268 fax 0516492684
    www.arcilesbica.it - Email: segreteria@arcilesbica.it
    Associazione lesbica, nata nel dicembre del 1996 dall’evoluzione di ArciGay-ArciLesbica in due distinti soggetti, autonomi ma federati, è costituita e composta esclusivamente da donne. L’associazione si pone due obiettivi fondamentali: difendere le donne lesbiche dalle discriminazioni, potenziare la visibilità delle lesbiche. Arcilesbica opera attraverso la promozione di attività culturali e politiche, manifestazioni e occasioni d’incontro, sia a livello sociale che nazionale.
  • ASSOCIAZIONE RADICALE CERTI DIRITTI - via di Torre Argentina 76 - 00186 Roma - tel. 0668979250
    www.certidiritti.org - Email: info@certidiritti.it
    Centro di iniziativa politica non violenta, giuridica e di studio per la promozione e la tutela dei diritti civili in materia di identità di genere, scelte, comportamenti e orientamenti sessuali. E’ impegnata contro ogni forma di violenza omofobica, transfobica e di genere.
  • FAMIGLIE ARCOBALENO - Associazione Genitori Omosessuali - tel. 3468137616 (lunedì 15.00-17.00 e giovedì 18.00-20.00)
    http://www.famigliearcobaleno.org - E-mail: info@famigliearcobaleno.org
    L’associazione, nata nel marzo 2005, è composta da coppie o single lesbiche e gay con figli, o che desiderano averne. Si occupa di sostegno, counseling telefonico, consulenza psicologica e legale, incontri di aggregazione, supporto agli educatori scolastici, produzione e traduzione di testi per bambini e bambine, azioni finalizzate alla conoscenza delle famiglie omogenitoriali e al loro inserimento nel tessuto sociale.
  • GAYLIB - tel. 3286323820
    www.gaylib.it - Email: info@gaylib.it
    Associazione nazionale dei gay liberali e di centrodestra italiani, nata nel 1997 per operare nel campo della politica e della cultura delle persone omosessuali. Compie un’opera di sensibilizzazione nel centrodestra per favorire dibattito e apertura alle tematiche dei diritti civili di lesbiche e gay, anche intervenendo nei casi di discriminazione rivolti verso singole persone.
  • RETE GENITORI RAINBOW. Supporto e accoglienza ai genitori LGBT con figli da relazioni etero - tel. 0699196976 - Orario: lunedì 21.30-23.30
    www.genitorirainbow.it - Email: info@genitorirainbow.it
    Pagina Facebook: Rete Genitori Rainbow

Informazioni locali

  • SERVIZIO LGBT per il superamento delle discrimininazioni basate sull’orientamento sessuale e sull'identità di genere - Settore Pari Opportunità, Politiche di Genere e dei Tempi della Città - Città di Torino - via Corte d’appello 16 - 10122 Torino - tel. 0114424041/2/3 fax 0114424039
    www.comune.torino.it/politichedigenere/lgbt - Email: serviziolgbt@comune.torino.it
    Il Servizio LGBT, istituito nel 2001, intende rispondere ai bisogni delle persone omosessuali e transessuali, contribuire a migliorare la qualità della vita e creare un clima sociale di rispetto e di confronto libero dai pregiudizi. Il Servizio non svolge attività di sportello ma promuove progetti e iniziative sul territorio e realizza attività formative rivolte ai pubblici dipendenti e al mondo della scuola. Nel 2006 il Servizio ha promosso, insieme al Comune di Roma, la nascita di RE.A.DY Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, link per la diffusione di buone prassi sul territorio nazionale. Alla Rete aderiscono le Regioni, le Province Autonome, le Province, i Comuni e le loro Associazioni attraverso i propri rappresentanti legali o loro delegati, le Istituzioni e gli Organismi di Parità.
  • COORDINAMENTO TORINO PRIDE GLBT
    www.torinopride.it - Email: segreteria@torinopride.it
    Pagina Facebook: Coordinamento Torino Pride LGBT
    Il Coordinamento Torino Pride è un raggruppamento di associazioni cui aderiscono le realtà associative Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali operanti nel territorio della Regione Piemonte, insieme ad associazioni non LGBT impegnate nel sostegno dei valori della laicità, del rispetto e della valorizzazione delle differenze. Nato nel 1999, il Coordinamento progetta e organizza annualmente iniziative politiche, sociali e culturali sul tema dei diritti delle persone LGBT, tra le quali il Pride regionale, la Giornata Mondiale contro l’Omofobia, il Transgender Day of Remembrance.

Per conoscere tutte le associazioni che fanno parte del Coordinamento Torino Pride si rinvia alla consultazione del sito www.torinopride.it.
Di seguito si segnalano quelle più attinenti al mondo giovanile.

  • COMITATO TERRITORIALE ARCIGAY TORINO “OTTAVIO MAI” -
    www.arcigaytorino.it - Email info@arcigaytorino.it - Pagina Facebook: Arcigay Torino "Ottavio Mai"
    Arcigay crede in una società laica e democratica in cui le libertà individuali e i diritti umani e civili siano riconosciuti, promossi e garantiti, indipendentemente da ideologie, interessi economici o religiosi. Tra i principali gruppi e servizi offerti: Pronto Arcigay!  accoglienza telefonica tel. 333 7138813 (lunedì e venerdì dalle 16.00 alle 19.00, giovedì dalle 14.00 alle 17.00) o via mail: Email accoglienza@arcigaytorino.it - FB prontoarcigay.torino. Cultura: rassegne di cinema eteatro, incontri, Tè coi pasticcini (auto-conoscenza collettiva). Salute: Formazione, informazione, ricerche, test, campagne, progetti, all’interno di una visione della sessualità percepita come libera e consapevole. Email salute@arcigaytorino.it - FB grupposalute.arcigaytorino. Sportello Caleidoscopio: all'interno del progetto Aria del Comune di Torino, in collaborazione con AGEDO Torino, punto di ascolto per ragazzi e ragazze fino ai 25 anni. Via Palazzo di Città 13/C, tutti i martedì non festivi del mese, dalle 17.00 alle 18.30. FB progetto.caleidoscopio. Gibilterra: programma di Arcigay Torino con Radio Beckwith. Approfondimenti, interviste e riflessioni su tematiche LGBT (lunedì 22.00 - 23.00; sabato 16.00 - 17.00) in FM 87.80 o 96.55 o in streaming su rbe.it/gibilterra - FB gibilterra.rbe. Psicologia Rainbow: esperti psicologi/ghe psicoterapeuti/e specializzati nella presa in carico e nel sostegno delle persone LGBT, formazione e informazione. Email psicologiarcobaleno@gmail.com - FB psicologiarcobaleno. YoungsterLand: spazio aperto a tutte le ragazze e ragazzi fino ai 27 anni che vogliono conoscere nuove persone con cui confidarsi, confrontarsi e crescere assieme. http://ggt.torino.forumfree.it Email giovani@arcigaytorino.it  - FB young.sterland. Spazio Donne: Email  spaziodonne.arcigaytorino@gmail.com - FB spaziodonne.arcigaytorino Arcigay LGBT Sordi Torino: accoglienza, consulenza, videointerviste, corso di lingua dei segni italiana mirato al bilinguismo - lgbtsorditorino@gmail.com
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  • LA FENICE - tel. 3317912895
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    Gruppo di ragazzi omosessuali cristiani che segue un cammino di confronto e crescita nella preghiera e nella lettura della Parola e che affronta in particolare i temi legati alla condizione omosessuale in rapporto con la fede. Il gruppo accoglie nella fraternità e nella riservatezza tutti coloro che desiderano dialogare su questi temi.
  • MAURICE - Circolo ARCI di Cultura Gay, Lesbica, Bisessuale, Transgender e Queer - via Stampatori 10 - 10122 Torino - tel. e fax 0115211116 - 3357167890
    www.mauriceglbt.org - Email: info@mauriceglbt.org
    Associazione di volontariato che opera sul territorio torinese dal 1985. La sua attività è finalizzata a combattere il pregiudizio e la discriminazione con particolare attenzione al diritto della libera espressione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Il Circolo Maurice organizza momenti ludici e culturali individuando nell’informazione e nell’aggregazione il terreno privilegiato della sua azione. Tra le iniziative: feste, dibattiti, mostre, corsi di formazione. All'interno del Circolo operano il Gruppo transessuale/transgender Luna e il Gruppo di  cultura e aggregazione lesbica L'Altra Martedì mentre il sabato pomeriggio è aperto lo spazio aggregativo Sabato in Ciabatte.
    Tra i servizi del Circolo Maurice si segnalano: il Centro di Documentazione aperto il martedì e il venerdì 17.00-19.00 oppure su appuntamento;  ConTatto - Servizio di risposta telefonica e accoglienza, informazione e sostegno psicologico (dal martedì al venerdì 19.00-21.00) - tel. 0115211132
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    Gestisce anche Spo.T: sportello di ascolto, accoglienza e accompagnamento persone transessuali/transegneder - tel. 3319828022 - Orario: giovedì 17.00-19.00
    www.mauriceglbt.org/spot - Email: spot@mauriceglbt.org
  • QUORE - è una associazione di promozione sociale per la tutela e la promozione dei diritti delle persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. Opera, in particolare con il progetto Friendly Piemonte, su tutto il territorio regionale. Per  informazioni segreteria@quore.org 

A Torino è anche presente:

In ambito universitario sono presenti tre realtà, rivolte alle studentesse e agli studenti di ogni orientamento sessuale, che si occupano di tematiche di genere e di principi di non-discriminazione:

Si segnala inoltre il Festival cinematografico a tematica GLBT, che si tiene ogni anno a Torino in aprile/maggio:

  • www.comune.torino.it/cultura/biblioteche/ricerche_cataloghi/indice_tematico.shtml - pagina del sito delle Biblioteche Civiche Torinesi, dedicata alle ricerche bibliografiche dove, nella sezione Diritti, è possibile consultare alcune bibliografie attinenti la tematica omosessuale.
  • www.iglyo.com - organizzazione internazionale di giovani e studenti LGBTQ.
  • www.ilga-europe.org - sito dell’ILGA - International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association con pagine utili sulla normativa.
  • www.bullismoomofobico.it - offre uno spazio di ascolto, aiuto e sostegno a quanti sono coinvolti perché subiscono, agiscono o sono spettatori di episodi di bullismo omofobico (adolescenti, famiglie, insegnanti, operatori sociali).
  • www.youtube.com/user/eustachio79 - canale Youtube del Progetto “G.A.Y” Good As You: numerosi video e interviste di approfondimento su tematiche LGBT, giovani, coming out.
  • www.gayhelpline.it - Gay help line per persone gay, lesbiche e trans.
  • www.salutegay.it - progetti di educazione alla salute e prevenzione delle IST, Infezioni Sessualmente Trasmessibili, rivolti alle persone omosessuali, bisessuali e a operatori socio-sanitari.
  • http://esse.stradanove.net/sesso/archivio.php?Cat=3 - canale sull’omosessualità di Stradanove, il portale dell'Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Modena. Contiene domande e risposte sul tema dell'orientamento sessuale.
  • www.centaurus.org/files/bullismo_studenti.pdf - il documento è rivolto in modo specifico a un pubblico giovane per spiegare in che cosa consiste il bullismo, soffermandosi in particolare su quello rivolto a ragazzi e ragazze omosessuali o ritenuti/e tali. Nella sezione finale, intitolata Cosa si può fare per evitare o risolvere una situazione di bullismo, si forniscono indicazioni utili alle vittime, a coloro che assistono agli episodi di bullismo rivolti a altri/e e anche agli autori e autrici di atti di bullismo per uscire dai meccanismi che inducono in loro tale comportamento.

Filmografia

Riportiamo alcuni film che affrontano le tematiche di questa scheda, reperibili in lingua italiana o con sottotitoli, con riferimento al mondo giovanile.
Un elenco completo e sempre aggiornato di film, documentari e serial tv si trova sul sito www.cinemagay.it, il portale del cinema gay, lesbico, trans.

  • Beautiful thing, Hettie Macdonald, Gran Bretagna, 1996
    Nella difficile periferia londinese due adolescenti gay riescono ad accettarsi e farsi accettare.
  • C.R.A.Z.Y, Jean Marc Vallée, Canada, 2005
    La crescita di un giovane gay nell’America degli anni settanta.
  • Due volte genitori, Claudio Cipelletti, 2008.
    Un film sul coming out in famiglia attraverso gli occhi dei genitori.
  • Due ragazze innamorate, Maria Maggenti, USA, 1995
    La prima storia d’amore di una adolescente lesbica e le reazioni della sua famiglia.
  • L’età acerba, André Téchiné, Francia, 1994
    Diventare consapevoli della propria omosessualità nella Francia dei primi anni sessanta.
  • Fucking Amal, Lukas Moodysson, Svezia, 1998
    Due ragazze adolescenti alla scoperta della loro identità sessuale.
  • Get real - Vite nascoste, Simon Shore, Gran Bretagna, 1998
    Un giovane studente, la sua omosessualità e il suo coming out.
  • Krámpack, Cesc Gay, Spagna, 2000
    I primi turbamenti sessuali e sentimentali di un sedicenne.
  • La mia vita in rosa, Alain Berliner, Belgio - Francia, 1997
    La vita e i sogni di un bambino diverso.
  • Nessuno uguale, Claudio Cipelletti, Italia, 1998 – documentario
    Un gruppo di ragazzi e ragazze delle scuole superiori si confrontano sul tema dell'omosessualità.
  • Non è peccato (Quinceañera), Richard Glatzer, Wash Westmoreland, USA, 2005
    Un insolito nucleo familiare composto da uno zio, una nipote incinta e un nipote gay.
  • Presque rien (Quasi niente), Sébastien Lifshitz, Belgio/Francia, 2000
    Due ragazzi, una vacanza, la scoperta dell’amore e del sesso.
  • Il primo giorno d’inverno, Mirko Locatelli, Italia, 2008
    Identità sessuale e bullismo tra adolescenti nella provincia italiana.

Glossario

Il presente glossario fornisce una sintetica definizione dei termini più frequentemente usati quando si trattano le tematiche dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, allo scopo di offrire un vocabolario condiviso.
Le voci del glossario non seguono l’ordine alfabetico ma uno sviluppo tematico.

  • SESSO: le caratteristiche biologiche e anatomiche del maschio e della femmina, determinate dai cromosomi sessuali.
  • GENERE: categoria sociale e culturale costruita sulle differenze biologiche dei sessi (genere maschile vs. genere femminile).
  • IDENTITÀ DI GENERE: la percezione di sé come maschio o come femmina o in una condizione non definita.
  • DISTURBO DELL’IDENTITA’ DI GENERE: espressione usata dalla medicina per descrivere una forte e persistente identificazione con il sesso opposto a quello biologico, altrimenti detta disforia di genere.
  • RUOLO DI GENERE: l'insieme delle aspettative e dei modelli sociali che determinano il come gli uomini e le donne si debbano comportare in una data cultura e in un dato periodo storico.
  • ORIENTAMENTO SESSUALE: la direzione dell'attrazione affettiva e sessuale verso altre persone: può essere eterosessuale, omosessuale o bisessuale.
  • ETEROSESSUALE: persona attratta sul piano affettivo e sessuale da persone dell'altro sesso.
  • OMOSESSUALE: persona attratta sul piano affettivo e sessuale da persone dello stesso sesso.
  • BISESSUALE: persona attratta sul piano affettivo e sessuale da persone di entrambi i sessi.
  • LESBICA: donna omosessuale.
  • GAY: uomo omosessuale (il termine viene usato anche per indicare le donne omosessuali nei Paesi di lingua anglosassone).
  • TRANSESSUALE: persona che sente in modo persistente di appartenere al sesso opposto e, per questo, compie un percorso di transizione che generalmente si conclude con la riassegnazione chirurgica del sesso. Il termine si declina al femminile (“la” transessuale) per indicare persone di sesso biologico maschile che sentono di essere donne (MtF - Male to Female) e al maschile (“il” transessuale) per indicare persone di sesso biologico femminile che sentono di essere uomini (FtM - Female to Male).
  • TRANSGENDER: termine “ombrello” che comprende tutte le persone che non si riconoscono nei modelli correnti di identità e di ruolo di genere, ritenendoli troppo restrittivi rispetto alla propria esperienza.
  • TRAVESTITO: persona che abitualmente indossa abiti del sesso opposto, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale o identità di genere.
  • DRAG QUEEN / DRAG KING: uomo che si veste da donna (queen) o donna che si veste da uomo (king) accentuandone le caratteristiche con finalità artistiche o ludiche.
  • INTERSESSUALITÀ: condizione della persona che, per cause genetiche, nasce con i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non definibili come esclusivamente maschili o femminili.
  • LGBT: acronimo di origine anglosassone utilizzato per indicare le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender. A volte si declina anche come LGBTIQ, comprendendo le persone che vivono una condizione intersessuale e il termine queer.
  • QUEER: termine inglese (strano, insolito) che veniva usato in senso spregiativo nei confronti degli omosessuali. Ripreso più recentemente in senso politico/culturale, e in chiave positiva, per indicare tutte le sfaccettature dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale, rifiutandone al tempo stesso le categorie più rigidamente fissate ancora presenti nel termine LGBT e rivendicandone il superamento.
  • COMING OUT: espressione usata per indicare la decisione di dichiarare la propria omosessualità. Deriva dalla frase inglese coming out of the closet (uscire dall'armadio a muro), cioè uscire allo scoperto, venir fuori. In senso più allargato il coming out rappresenta tutto il percorso che una persona compie per prendere coscienza della propria omosessualità, accettarla, iniziare a vivere delle relazioni sentimentali e dichiararsi all'esterno.
  • OUTING: espressione usata per indicare la rivelazione dell'omosessualità di qualcuno da parte di terze persone senza il consenso della persona interessata. Il movimento di liberazione omosessuale ha utilizzato a volte l'outing come pratica politica per rivelare l'omosessualità di esponenti pubblici (politici, rappresentanti delle Chiese, giornalisti) segretamente omosessuali, che però assumono pubblicamente posizioni omofobe.
  • VISIBILITÀ: è il risultato del percorso di autoaccettazione che permette a una persona omosessuale di vivere la propria identità alla luce del sole.
  • ETEROSESSISMO: visione del mondo che considera come naturale solo l'eterosessualità, dando per scontato che tutte le persone siano eterosessuali. L’eterosessismo rifiuta e stigmatizza ogni forma di comportamento, identità e relazione non eterosessuale. Si manifesta sia a livello individuale sia a livello culturale, influenzando i costumi e le istituzioni sociali, ed è la causa principale dell’omofobia.
  • OMOFOBIA: il pregiudizio, la paura e l'ostilità nei confronti delle persone omosessuali e le azioni che da questo pregiudizio derivano. Può portare ad atti di violenza nei confronti delle persone omosessuali. Il 17 maggio è stato scelto a livello internazionale come la Giornata mondiale contro l'omofobia, in ricordo del 17 maggio 1990 quando l’Organizzazione mondiale della Sanità eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.
  • OMOFOBIA INTERIORIZZATA: forma di omofobia spesso non cosciente, risultato dell'educazione e dei valori trasmessi dalla società, di cui a volte sono vittima le stesse persone omosessuali.
  • OMONEGATIVITÀ: il termine omofobia oggi è in parte superato e sostituito con il termine omonegatività per indicare che gli atti di discriminazioni e violenza nei confronti delle persone omosessuali non sono necessariamente irrazionali o il frutto di una paura, ma piuttosto l’espressione di una concezione negativa dell’omosessualità che nasce da una cultura e una società eterosessista.
  • TRANSFOBIA: il pregiudizio, la paura e l'ostilità nei confronti delle persone transessuali e transgender (e di quelle viste come trasgressive rispetto ai ruoli di genere) e le azioni che da questo pregiudizio derivano. La transfobia può portare ad atti di violenza nei confronti delle persone transessuali e transgender. Il 20 novembre è riconosciuto a livello internazionale come il Transgender Day of Remembrance (T-DOR) per commemorare le vittime della violenza transfobica, in ricordo di Rita Hester, il cui assassinio nel 1998 diede avvio al progetto Remembering Our Dead.
  • TRANSFOBIA INTERIORIZZATA: forma di transfobia spesso non cosciente, risultato dell'educazione e dei valori trasmessi dalla società, di cui a volte sono vittima le stesse persone transessuali.
  • PRIDE: espressione che indica la manifestazione e le iniziative che si svolgono ogni anno in occasione della Giornata mondiale dell'orgoglio LGBT, nei giorni precedenti o successivi alla data del 28 giugno, che commemora la rivolta di Stonewall, culminata appunto il 28 giugno 1969. I cosiddetti moti di Stonewall furono una serie di violenti scontri fra persone transgender e omosessuali e la polizia a New York. La prima notte degli scontri fu quella di venerdì 27 giugno 1969, quando la polizia irruppe nel locale chiamato Stonewall Inn, un bar gay in Christopher Street, nel Greenwich Village. "Stonewall" (così è di solito definito in breve l'episodio) è generalmente considerato da un punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione LGBT moderno in tutto il mondo.

Per la redazione delle definizioni sono stati consultati i glossari presenti in:

  • AGEDO (a cura di), Nessuno uguale. Adolescenti e omosessualità, Città di Torino, 2005;
  • Coordinamento Genitori Democratici, Quando... un imprevisto in famiglia. Un contributo per conoscere la realtà omosessuale. Una guida per i genitori, Regione Piemonte, 2009;
  • Graglia Margherita, Psicoterapia e omosessualità, Carocci, 2009;
  • ONIG, Identità e genere. Istruzioni per l'uso, 2009.

E' possibile consultare inoltre la Scheda Orientativa Transessualità.

Hanno contribuito / collaborato: 

Questa scheda orientativa è stata realizzata da un gruppo di lavoro a cui hanno partecipato: InformaGiovani e Servizio LGBT della Città di Torino e il Gruppo Formazione del Coordinamento Torino Pride.
Le informazioni contenute nel paragrafo: "Giovani gay e lesbiche a Torino" sono estrapolate da ricerche a cura della dott.ssa Chiara Bertone.

Vaccinazioni

Dove sei: 

Cos’è e come funziona un vaccino

Il vaccino è un preparato costituito da una piccola quantità di batteri o virus (vivi, attenuati o uccisi) che, iniettati nel corpo, dovrebbero indurre nella persona vaccinata una produzione artificiale di anticorpi in grado di stimolare una risposta immunitaria contro una determinata malattia.
Il virus (germe o batterio) viene reso innocuo o poco aggressivo e viene iniettato nell’organismo senza scatenare la malattia vera e propria, ma stimolando i meccanismi naturali del nostro sistema immunitario (l’apparato che ci difende dalle aggressioni esterne), che inizierà a produrre gli anticorpi necessari a combatterla.
In questo modo, quando la persona entrerà veramente a contatto col virus, l’organismo sarà pronto a distruggerlo prima che la malattia venga contratta in quanto, nel corpo, ci saranno già gli anticorpi necessari per difendersi.
La durata della protezione è variabile da un vaccino all’altro: alcuni offrono una protezione che dura tutta la vita, altri (per esempio l’antitetanica) garantiscono una copertura di alcuni anni ed è quindi necessario ripeterli nell’arco della vita.

Conseguenze post vaccino

Le sostanze che il vaccino contiene possono avere effetti imprevedibili nel corpo della persona vaccinata: nessun tipo di fabbricazione può garantire l’innocuità del vaccino.
Le conseguenze più comuni, che si sono riscontrate in alcuni casi dopo la somministrazione di un vaccino, sono febbre, debolezza e dolore nella zona del corpo in cui è stata fatta l’iniezione. Quelle più gravi vanno dalle reazioni allergiche ai problemi neurologici, fino a casi con esito nefasto.

Vaccinazioni obbligatorie per i bambini

In Italia sono state rese obbligatorie per legge le vaccinazioni contro quattro malattie: difterite, epatite B, poliomielite, tetano.
“Obbligatorio” significa che i genitori hanno l’obbligo di far vaccinare i propri figli e che sono legalmente e penalmente responsabili se il bambino si ammala per effetto di un’infezione da cui doveva essere protetto con la vaccinazione. Gli enti competenti provvederanno a inviare a casa delle famiglie una convocazione affinché possano provvedere a far vaccinare i propri figli.
Le vaccinazioni dell’infanzia hanno lo scopo di ridurre progressivamente il diffondersi di una malattia nella popolazione fino a farla scomparire. Generalmente con una sola vaccinazione viene somministrata una combinazione di più vaccini, che dovrà poi essere seguita da richiami (cioè la ripetizione del vaccino) nel corso del primo anno di vita.
Ogni volta che il bambino viene vaccinato, questo evento viene segnato sul libretto di vaccinazione che conterrà di volta in volta l’elenco di tutte le vaccinazioni a cui ci si è sottoposti.

Di seguito elenchiamo le vaccinazioni obbligatorie.

Antidifterica

La difterite è una malattia infettiva, contagiosa e grave, causata da batteri che si trasmettono per via aerea e producono una tossina dannosa per il sistema nervoso che si diffonde tramite il sangue e può provocare, tra l’altro, infiammazioni del miocardio (il muscolo del cuore). Nei casi più gravi può essere mortale. Questa malattia è frequente nei paesi in via di sviluppo e non è scomparsa del tutto anche nei paesi sviluppati. La vaccinazione è obbligatoria in Italia fin dal 1939.

Devono essere vaccinati contro la difterite tutti i bambini entro il primo anno di vita. La vaccinazione antidifterica, a ciclo ultimato, dà una protezione totale. La durata della protezione nel tempo è molto lunga ed è ulteriormente garantita dall'esecuzione dei richiami.

Antiepatite virale B

Il virus dell’epatite B (HBV) si trasmette attraverso il sangue, tramite contatti sessuali o al momento del parto se la madre è portatrice.
Questa malattia colpisce prevalentemente il fegato e può portare alla morte. Se l’infezione persiste la malattia diventa cronica e può evolvere in cirrosi e in cancro epatico.
La vaccinazione è stata resa obbligatoria dal gennaio 1991. Il vaccino attualmente disponibile non è derivato da sangue umano, ma è un prodotto sintetico.
Devono essere vaccinati contro l’epatite virale B tutti i bambini entro il primo anno di vita.

Antipoliomielite (antipolio)

La poliomielite è una malattia virale causata da tre tipi di virus intestinali, che si trasmette da uomo a uomo, per via alimentare o attraverso feci e saliva. Colpisce il midollo spinale e può provocare la paralisi totale o parziale dei muscoli delle gambe, delle braccia e anche respiratoria. La paralisi è spesso permanente e in alcuni casi può provocare anche la morte.
Esistono due tipi di vaccino, in Italia si utilizza il vaccino inattivato di tipo Salk (IPV).
Devono essere vaccinati contro la poliomielite tutti i bambini entro un anno di età e tutti coloro che ancora non sono stati vaccinati.

Antitetanica

Il tetano è una malattia infettiva causata da una tossina prodotta da batteri che vivono nel suolo o nell’intestino degli animali. Non si trasmette da persona a persona. Il bacillo del tetano penetra nell’organismo attraverso ferite o piccole lesioni della pelle non disinfettate o lavate accuratamente. La tossina provoca contrazioni spasmodiche di tutti i muscoli, anche di quelli respiratori, fino alla morte per soffocamento.
Questa vaccinazione, obbligatoria dal 1968, ha effetti collaterali comuni e poco gravi: reazioni cutanee, indurimento della parte dove viene praticata la vaccinazione, raramente febbre. Devono essere vaccinati contro il tetano tutti i bambini entro il primo anno di vita. Per questa malattia è necessario un richiamo del vaccino ogni 10 anni. Per una visione critica su questo tipo di vaccinazione, si può leggere il libro dei dottori Roberto Gava e Eugenio Serravalle: Vaccinare contro il tetano?, edizioni Salus Infirmorum, 2010.

Vaccinazioni raccomandate

Lo Stato oltre a obbligare alla vaccinazione contro malattie molto gravi, la cui cura presenterebbe un alto costo sociale, consiglia la pratica della vaccinazione anche contro malattie meno gravi quali morbillo, pertosse, rosolia, parotite, haemophilus influenzae.

Di seguito una sintesi su queste malattie e i rispettivi vaccini.

Morbillo
E’ una malattia che si trasmette da persona a persona attraverso le vie respiratorie. Generalmente non comporta gravi conseguenze, ma talvolta può dare seguito a complicazioni come otite, polmonite, meningite e nei casi peggiori encefalite.
Questo vaccino è consigliato a tutti i bambini dopo l’anno d’età e ai giovani e agli adulti non ancora vaccinati. Il vaccino contro il morbillo è combinato con il vaccino contro la parotite e quello anti-rosolia (vaccino MPR).

Pertosse
La malattia è provocata da un batterio che colpisce i bronchi e le vie respiratorie superiori; è particolarmente grave nel primo anno di vita e può dare complicazioni a livello nervoso, portando nei casi estremi fino alla morte. E’ una delle malattie più contagiose che si conoscano.
Di solito il vaccino contro la pertosse si fa contemporaneamente a quello contro difterite e tetano, non ha controindicazioni particolari, e, anzi, ne esiste in commercio un tipo che non ha praticamente effetti collaterali.

Rosolia
E’ un virus che si trasmette da persona a persona tramite gli starnuti o la tosse. Di per sé non è una malattia pericolosa, ma lo diventa se contratta durante la gravidanza perché può causare danni molto gravi al feto. La protezione del vaccino dura 10 anni: è quindi consigliabile per le donne in età fertile, che non abbiano già contratto la malattia nell’infanzia, fare un richiamo del vaccino per evitare complicazioni.
Per determinare se si è già stati colpiti dalla rosolia è possibile eseguire uno speciale esame (rubeotest) che stabilisce se nell’organismo ci sono già gli anticorpi contro la malattia. Il vaccino anti-rosolia è combinato con il vaccino contro il morbillo e la parotite (vaccino MPR).

Parotite
Conosciuta anche con il nome orecchioni, è una malattia virale che si trasmette da persona a persona tramite gli starnuti o la tosse e consiste nell’infiammazione della ghiandola parotide (ghiandola salivare posta sotto le orecchie). La vaccinazione è consigliata perché la malattia è molto dolorosa per i bambini e perché, se contratta dai maschi in età adulta, c’è il rischio di complicanze gravi quali infiammazioni ai testicoli (nei casi più gravi si può arrivare alla sterilità). Il vaccino contro la parotite è combinato con il vaccino contro il morbillo e quello anti-rosolia (vaccino MPR).

Haemophilus Influenzae B
L'Haemophilus influenzae B (HIB) è un batterio molto contagioso: colpisce la membrana che riveste il cervello e può causare malattie infettive gravi come la meningite, l’epiglottite e la setticemia nel lattante e nel bambino piccolo.
E’ la causa principale di meningite nei bambini fino ai 5 anni. Le malattie da Haemophilus possono causare danni permanenti (sordità e ritardo psicomotorio). Inoltre la meningite può essere, ancora oggi, causa di morte.
In genere non vi sono controindicazioni alla vaccinazione contro l'Haemophilus influenzae B.

Vaccini consigliati per i bambini sono anche Meningococco C, Pneumococco e Varicella.

Vaccinazioni per particolari categorie di persone

Alcuni vaccini possono prevenire i principali rischi di malattia per persone che svolgono determinate professioni o attività e che vengono più facilmente a contatto con particolari virus. Per questo sono state rese, in alcuni casi, obbligatorie per legge oppure fortemente raccomandate, le vaccinazioni elencate di seguito.

Antitetanica: la Legge 5 marzo 1963, n. 292[1] rende obbligatorio il vaccino antitetanico per tutti gli sportivi affiliati al CONI, per i lavoratori agricoli, i metalmeccanici, gli operatori ecologici, gli stradini, i minatori, gli sterratori e tutte le altre categorie professionali indicate nell’articolo 1 della stessa Legge.

Antitifica: in realtà, l’obbligo di effettuare la vaccinazione è cessato ma l’art. 93 della Legge 23 dicembre 2000, n. 388[2], conferisce alle Regioni la possibilità di praticare il vaccino per alcune categorie professionali.

Antitubercolare: secondo la Legge 27 dicembre 2000, n. 338 è obbligatoria per il personale sanitario, gli studenti in medicina, gli allievi infermieri e chiunque operi in ambienti ad alto rischio.

Epatite B: raccomandata e offerta gratuitamente agli operatori sanitari e al personale di assistenza degli ospedali e delle case di cura private; alle persone che vivono con portatori cronici del virus della malattia; agli operatori di pubblica sicurezza; ai politrasfusi; agli emodializzati e a tutte le altre categorie di persone indicate nel DM del 4 ottobre 1990[3].

Per le reclute: all’atto dell’arruolamento, è necessario fare la vaccinazione contro meningite, tifo, difterite, tetano, morbillo, parotite, rosolia.

Vaccino antinfluenzale

L’influenza è una malattia causata da virus che si trasmettono per via aerea e, ogni anno, specialmente nel periodo invernale, possono causare delle vere e proprie epidemie. L’influenza in generale non è una malattia pericolosa in sé, ma se colpisce un organismo debole o già debilitato può portare a complicazioni e causare per esempio bronchiti o polmoniti.
Il vaccino è consigliato agli anziani, a coloro che sono affetti da malattie croniche (del cuore, dei reni) e agli immunodepressi, cioè, persone le cui difese immunitarie sono ridotte o nulle.
Ogni anno l’influenza è provocata da un virus diverso: per questo varia anche il tipo di vaccino, che deve essere ripetuto ogni anno.
Il momento migliore per la somministrazione del vaccino è l’inizio dell’autunno, in modo da ottenere la massima protezione nel periodo di maggiore diffusione e virulenza.
La vaccinazione antinfluenzale per gli anziani e le altre categorie a rischio è eseguita gratuitamente presso le strutture pubbliche. Tutte le altre persone interessate possono acquistare il vaccino in farmacia e recarsi poi dal proprio medico curante per farselo somministrare.
Per una visione critica su questo tipo di vaccinazione, si può leggere il libro del dottor Roberto Gava: L'Influenza Suina A/H1N1 e i pericoli della Vaccinazione Antinfluenzale, edizioni Salus Infirmorum, 2009. 

Vaccinazione contro il Papilloma virus

L’Italia è il primo Paese europeo a pianificare una strategia di vaccinazione pubblica gratuita contro il Papilloma virus (HPV), l’agente virale che può essere causa di infezioni genitali femminili e, a lunga distanza, anche del tumore del collo dell’utero, malattia che colpisce ogni anno circa tremilacinquecento donne. Maggiori informazioni sul sito del Ministero della salute: http://www.salute.gov.it/speciali/piSpecialiNuova.jsp?id=75.
Per una visione critica si consiglia la lettura del libro dei dottori Roberto Gava ed Eugenio Serravalle: Vaccinare contro il Papillomavirus? Quello che dobbiamo sapere prima di decidere, edizioni Salus Infirmorum, 2009.

Vaccinazioni internazionali

Quando si viaggia in particolari paesi stranieri è raccomandato e talvolta obbligatorio, sottoporsi alle vaccinazioni per difendersi dalle malattie del luogo. In base alla destinazione scelta bisogna sottoporsi a una particolare profilassi. I vaccini che più frequentemente vengono richiesti sono quelli contro le seguenti malattie:

  • epatite A: si trasmette attraverso cibo o acqua che contengono il virus; per questo quando si è all’estero è bene evitare cibi crudi (specialmente frutti di mare), acqua del rubinetto, bevande ghiacciate e salse di vario genere;
  • febbre gialla: è provocata da un virus trasmesso da punture di zanzara;
  • febbre tifoide: è causata da un batterio simile alla salmonella, che si trasmette per via fecale-orale e provoca febbre elevata.

Per maggiori informazioni consultare la pubblicazione del Ministero della Salute Le malattie del viaggiatore, scaricabile dal sito http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_737_allegato.pdf. Alla pagina http://www.salute.gov.it/malattieInfettive/paginaInternaMenuMalattieInfettive.jsp?id=655&lingua si possono trovare approfondimenti sulle vaccinazioni e le profilassi nel mondo.

I rischi delle vaccinazioni

Nonostante alle vaccinazioni sia stato riconosciuto il ruolo di prevenzione per la salute della collettività, esistono dei rischi per la salute. Per questo lo Stato si fa carico delle conseguenze provocate da somministrazione di vaccini.

La Legge n. 210/1992[4] stabilisce che le persone danneggiate in modo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie debbano essere indennizzate da parte dello Stato. Secondo questa legge la persona interessata, entro 3 anni dal momento in cui viene a conoscenza del danno, deve presentare domanda di indennizzo al Ministero della Salute, allegando la documentazione comprovante la data della vaccinazione, i dati relativi al vaccino, le manifestazioni cliniche conseguenti alla vaccinazione e le lesioni o le infermità permanenti che ne sono derivate.

La voce di chi è contrario alle vaccinazioni

Alcune associazioni si battono per la libertà di vaccinazione e sono contrarie alla loro obbligatorietà. Ecco alcune delle principali motivazioni.

  • Per motivi di salute: i vaccini contengono sostanze altamente pericolose per la loro tossicità quali mercurio, alluminio, sostanze cancerogene, virus e batteri patogeni contaminanti.
  • Per motivi economici: i vaccini rappresentano un giro di affari colossale per le aziende multinazionali che li producono, poiché sono una fonte di reddito certa che non necessita di pubblicità.
  • Per motivi di sicurezza sanitaria: l'obbligo consente a molte ASL di vaccinare i bambini senza visitarli adeguatamente e senza informare i genitori su tutti i rischi connessi alle vaccinazioni.
  • Per motivi di libertà di scelta: alcune persone reputano giusto lasciare libertà di scelta a tutti coloro che oggi preferiscono curarsi attraverso metodi naturali, omeopatici, o comunque diversi dalla medicina occidentale.
  • Per una vera prevenzione: invece delle vaccinazioni sarebbe meglio favorire un'igiene e un'alimentazione sane, nonché ridurre la nocività nei luoghi di lavoro e l'inquinamento del territorio.

Per informazioni critiche sulle vaccinazioni, si consiglia la lettura dei libri pubblicati dalla casa editrice “Salus Infirmorum” http://www.edizionisalus.it.

Dove si fanno le vaccinazioni?

I consultori pediatrici o il Centro Vaccinazioni presente presso l’ASL di competenza territoriale sono i luoghi dove vengono somministrate gratuitamente le vaccinazioni obbligatorie e quelle raccomandate con atti formali del Ministero della Salute (decreti ministeriali, circolari) e delle Regioni (ordinanze, deliberazioni delle Giunte regionali e Leggi Regionali).

I bambini possono essere vaccinati dal proprio medico curante che stilerà il relativo certificato. In questo caso occorrerà fare la registrazione all’Istituto d’Igiene, mentre se la vaccinazione è eseguita presso una struttura pubblica la registrazione è automatica.

[1] Legge 5 marzo 1963, n. 292 “Vaccinazione Antitetanica Obbligatoria”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 83 del 27/03/1963.
[2] Legge 23 dicembre 2000, n. 388 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29/12/2000 - Supplemento Ordinario n. 219.
[3] D.M. 26 aprile 1990 “Offerta gratuita di vaccino antiepatite B alle categorie a rischio”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10/05/1990.
[4] Legge 25 febbraio 1992, n. 210 “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 6/03/1992.

Riferimenti utili

Informazioni locali

  • CENTRI VACCINALI CITTA’ DI TORINO
    Dipartimento prevenzione - Reparto vaccinazioni ASL TO1 (tel. 0115661566)
    E’ possibile prenotare le vaccinazioni telefonando al numero 840705007 (SovraCUP - Centro Unificato Prenotazioni) attivo da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 16.30 (solo da telefono fisso, si paga lo scatto alla risposta) o al numero 0115160666 (da telefono cellulare il costo è a totale carico dell’utente), o di persona in via della Consolata 10 dalle 8.30 alle 12.00.
    Di seguito elenchiamo gli indirizzi dei centri vaccinali:
    • via della Consolata 10 - tel. 0115663059 - Orario: lunedì-venerdì 8.30-14.45 (vaccinazioni su prenotazione) - fino alle 15.00 per ritiro certificati vaccinali e prenotazioni di persona
    • via Candiolo 79 - tel. 0115666951 - Orario: lunedì-venerdì 8.30-13.00 (vaccinazioni su prenotazione) - 14.00-15.00 (ritiro certificati e prenotazioni di persona)
    • corso Racconigi 96 - tel. 0115664841 - Orario: lunedì-venerdì 8.30-13.00 (vaccinazioni su prenotazione) - 14.00-15.00 (ritiro certificati e prenotazioni di persona)
    • corso Vercelli 15 - tel. 0115664851 - Orario: lunedì-venerdì 8.30-13.00 (vaccinazioni su prenotazione) - 14.00-15.00 (ritiro certificati e prenotazioni di persona)
  • VACCINAZIONE ANTI HPV (Papilloma Virus) - casella di posta elettronica del Dipartimento di discipline ginecologiche e ostetriche dell'Università di Torino attiva per informare mamme e ragazze.
    E-mail: papillomavaccinoinlinea.ddgo@unito.it

Stranieri e sanità

Premessa

Il Servizio Sanitario Nazionale assicura la tutela della salute e l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini, anche stranieri.
I cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno, a eccezione di coloro che hanno un permesso di soggiorno per turismo, affari e motivi di cura, hanno diritto all’assistenza sanitaria, con parità di trattamento e di diritti rispetto ai cittadini italiani. Per ottenere l’assistenza è necessario essere iscritti al SSN - Sistema Sanitario Nazionale, presso le ASL - Aziende Sanitarie Locali.
L’iscrizione avviene con il rilascio, da parte dell’ASL, della "ricevuta d'iscrizione" cartacea in cui viene riportato il nome del medico scelto.
L'iscrizione si ottiene presentandosi allo sportello ASL della zona di residenza, con i seguenti documenti:

L'iscrizione permette di usufruire dei servizi e dell’assistenza sanitaria, a condizioni di parità con il cittadino italiano.

In seguito verrà inviata la Tessera Europea di Assicurazione Malattia (TEAM) -  la tessera sanitaria plastificata che riporta il codice fiscale ed è indispensabile per la prescrizione delle prestazioni sanitarie. E' possibile verificare online lo stato di emissione della tessera a questo link

La tessera deve essere sempre presentata in farmacia al momento dell’acquisto di un farmaco.  In caso di smarrimento è necessario richiederne copia recandosi all’ufficio delle entrate. Alla scadenza viene automaticamente spedita a casa una nuova tessera.

Iscrizione al SSN

L’iscrizione al SSN consente la scelta di un pediatra (per i minori da 0 a 14 anni) o di un medico di medicina generale detto “medico di famiglia” (a partire dai 15 anni) e dà diritto alle cure specialistiche e agli esami di laboratorio, al ricovero gratuito negli ospedali pubblici e convenzionati, all’assistenza farmaceutica e ai servizi di emergenza.

L’iscrizione può essere obbligatoria o volontaria, a seconda del tipo di permesso di soggiorno.

Segnaliamo la guida del Ministero della Salute per i cittadini non comunitari: www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_118_allegato.pdf

Obbligatoria

Hanno l’obbligo di iscrizione al SSN gli stranieri titolari di: permesso di soggiorno per motivi di lavoro, subordinato o autonomo; asilo politico; motivi familiari; richiesta di asilo politico o asilo umanitario; attesa di adozione e affidamento; attesa di acquisizione della cittadinanza. 
L’iscrizione è obbligatoria anche per disoccupati e iscritti alle liste di collocamento presso il Centro per l’Impiego.
L’assistenza si estende a tutti i familiari che convivono con il richiedente, che sono a suo carico e in regola con il permesso di soggiorno. A tal fine sono richiesti l’autocertificazione dello stato di famiglia e di condizione di familiare a carico.
Per l'iscrizione ci si deve rivolgere agli Uffici di Scelta e Revoca delle ASL di residenza.

Ecco i documenti necessari per ottenere la tessera sanitaria:

  • documento di identità
  • permesso di soggiorno valido o richiesta del rinnovo
  • autocertificazione di residenza oppure dichiarazione di effettiva dimora (quella risultante dal permesso di soggiorno). Per gli studenti è sufficiente l'autocertificazione di domicilio
  • codice fiscale
  • dichiarazione in cui ci si impegna a comunicare qualsiasi variazione della propria situazione personale, per esempio il matrimonio o la nascita di un figlio

Nel caso in cui il cittadino straniero sia disoccupato, occorre presentare anche l’autocertificazione di iscrizione al Centro per l’Impiego.
L'iscrizione al Servizio Sanitario Locale è valida per tutta la durata del permesso di soggiorno. Per rinnovare la tessera sanitaria è necessario presentare all'ASL la ricevuta della richiesta di rinnovo del permesso, che è valida ai fini della proroga della tessera sanitaria, fino al momento dell'ottenimento del permesso stesso.
Dopo il ritiro del permesso di soggiorno occorre ritornare all’ASL per la consegna della tessera, che rimarrà valida fino al momento del successivo rinnovo.
Ai figli minori degli stranieri iscritti al Servizio Sanitario Nazionale è assicurata, fin dalla nascita, l'assistenza sanitaria, anche in mancanza dell'effettiva iscrizione degli stessi sul permesso di soggiorno del genitore.

Quanto costa
Il servizio è gratuito per:

  • i cittadini stranieri disoccupati con permesso di soggiorno, iscritti nelle liste di collocamento;
  • i cittadini rifugiati e richiedenti asilo politico;
  • i coniugati a carico di un cittadino italiano;
  • un minore con genitore che risiede in Italia o appartiene a una delle tre categorie sopra elencate.

L’iscrizione prevede invece il pagamento di un contributo del datore di lavoro per i lavoratori dipendenti con regolare permesso di soggiorno.

Chi paga le imposte con la dichiarazione dei redditi non è tenuto ad alcun versamento di iscrizione al SSN.

Volontaria

Gli stranieri in possesso di altri tipi di permesso di soggiorno, possono stipulare una polizza sanitaria con una compagnia assicurativa oppure iscriversi volontariamente al SSN.
Questa iscrizione risulta valida anche per i familiari a carico e comporta il pagamento di un contributo annuale (relativo all’anno solare) di partecipazione alle spese, calcolato sulla base del reddito complessivo dell’anno precedente.
La documentazione richiesta è la stessa necessaria per l’iscrizione obbligatoria, ma il versamento di una somma sul conto corrente postale del Sistema Sanitario Regionale.
Le principali categorie di stranieri interessate sono: dirigenti di società con sede in Italia, dipendenti di società con sedi principali all’estero, giornalisti, titolari di permesso di soggiorno per residenza elettiva. Gli studenti e le persone con un contratto “alla pari” possono iscriversi anche se hanno un permesso inferiore ai tre mesi; in questo caso però la validità non si estende ai familiari a carico.
Eccezioni
I cittadini stranieri con permesso di durata inferiore ai tre mesi (per esempio per motivi di cura, affari e turismo) non possono iscriversi al SSN. Talvolta non si è tenuti al pagamento se esistono speciali convenzioni tra lo Stato Italiano e quello di provenienza, se si tratta di progetti umanitari previsti dalla Regione. In questi casi sarà necessario esibire la documentazione inerente rilasciata dall’autorità sanitaria del proprio Paese.
Validità
L’iscrizione obbligatoria è valida per tutta la durata del permesso di soggiorno. Quella volontaria è valida gennaio a dicembre e può essere rinnovata ogni anno con il versamento del contributo previsto.

Stranieri irregolari

Chi soggiorna in Italia, anche se in modo irregolare, ha diritto alle cure mediche urgenti ed essenziali in strutture pubbliche o convenzionate.
Per straniero irregolare si intende una persona sprovvista di un permesso di soggiorno o in possesso di un permesso scaduto per il quale non è stato richiesto il rinnovo.
In Piemonte è necessario rivolgersi ai Centri ISI - Centri di Informazione Sanitaria Immigrati - che hanno sede presso le ASL e richiedere il rilascio del tesserino denominato STP (Stranieri Temporaneamente Presenti), con validità 6 mesi, rinnovabile. E' sufficiente fornire le proprie generalità senza esibire un documento di identità.
Gli operatori sanitari non effettuato segnalazioni alle Pubbliche Autorità delle persone irregolarmente in Italia che si rivolgono al Servizio Sanitario.
Presso i Centri ISI di Torino sono presenti mediatori culturali che parlano varie lingue straniere e che svolgono un servizio di accompagnamento e di accesso al servizio per l'attività informativa socio-sanitaria, l'assistenza medica di base, visite e cure specialistiche. L’assistenza pediatrica è normalmente garantita tramite i consultori pediatrici, l’assistenza alla donna in gravidanza e in maternità tramite i consultori familiari.

Servizi

Con l'iscrizione al SSN è possibile scegliere un medico di famiglia o un pediatra (per minori di 14 anni), tra quelli presenti negli elenchi a disposizione presso ogni ASL. Nel caso di stranieri irregolari i medici di riferimento sono quelli che lavorano presso i Centri ISI.
Il medico effettua le diagnosi e prescrive le cure adeguate, svolge visite sia in studio che a domicilio, nel caso in cui le condizioni del paziente non gli consentano di muoversi.

Certificati medici
Sia il medico che il pediatra rilasciano i certificati medici, documenti che attestano lo stato di salute del paziente. I certificati possono essere gratuiti, come per esempio il certificato di malattia, infortunio oppure il certificato di astensione dal lavoro per il genitore dovuta alla malattia del bambino, oppure a pagamento, come i certificati di “sana e robusta costituzione”, richiesti, ad esempio, per assunzione al lavoro, servizio civile, adozioni nazionali e internazionali.

Ricette (dette anche impegnative)
Le ricette vengono prescritte e rilasciate gratuitamente dal proprio medico. Sono necessarie per comprare i medicinali, prenotare gli esami e le visite specialistiche, che per tutti i cittadini italiani e stranieri sono soggette a pagamento del ticket sanitario (partecipazione alla spesa medica). Sono previsti casi di esenzione (per patologia o per bassi redditi).

Consultori
Sono ambulatori medici che si occupano di alcune problematiche della vita di coppia, come la contraccezione, i controlli ginecologici, l’interruzione volontaria di gravidanza e le vaccinazioni. All’interno vi operano medici, psicologi e assistenti sociali qualificati, ai quali ci si può rivolgere per avere informazioni, consulenze e supporto.
Presso alcuni consultori sono previsti momenti dedicati ai giovani per l’approfondimento delle problematiche legate al periodo dell’adolescenza (spazio adolescenti).
L’accesso è gratuito e non è necessaria alcuna richiesta da parte del medico.
Per ulteriori informazioni si consiglia di consultare anche la scheda orientativa Consultori

Gravidanza e maternità
Alla cittadina straniera in stato di gravidanza è assicurata pienamente l’assistenza sanitaria, con esenzione dal ticket per tutti gli accertamenti e le prestazioni volte alla tutela della maternità.
In Italia la donna ha il diritto di scegliere di partorire senza riconoscere il figlio e senza che il suo nome compaia sull’atto di nascita. La donna ha il diritto che il suo nome venga mantenuto segreto ed è rigorosamente vietato a chi, per motivi di ufficio ne è venuto a conoscenza, rivelare il nome della madre. In questo caso commetterebbe un reato.
E' prevista la possibilità di aborto (interruzione di gravidanza) entro 90 giorni dal concepimento; superato questo termine vi si può ricorrere solo quando si presenti un grave pericolo per la vita della donna. Per l’interruzione di gravidanza ci si deve rivolgere a un medico di fiducia, a un consultorio o a una struttura socio-sanitaria.

Vaccinazioni
I vaccini sono iniezioni che inducono nella persona vaccinata una produzione artificiale di anticorpi che aiutano la prevenzione delle malattie infettive.
In Italia alcune vaccinazioni per i bambini nel primo anno di vita sono obbligatorie (poliomielite, difterite, tetano, epatite virale B) altre sono facoltative.
Le vaccinazioni sono gratuite e si fanno presso i consultori o i centri vaccinali delle ASL.
Per informazioni più specifiche, consultare la scheda orientativa Vaccinazioni

Altri servizi

Di seguito elenchiamo una serie di servizi a cui si può ricorrere in situazioni di emergenza o quando non è possibile consultare il medico:

  • Il numero telefonico 118: serve per chiamare il Pronto Soccorso, è operativo 24 ore su 24: la telefonata è gratuita e garantisce l’arrivo in tempi brevi di un automezzo di soccorso.
  • Il Pronto Soccorso: si trova in qualsiasi struttura ospedaliera e serve per far fronte a situazioni di emergenza. In queste strutture vengono prestate le prime cure necessarie, non secondo l’ordine di arrivo dei degenti ma in base alla gravità della situazione.
  • La guardia medica: è un servizio telefonico al quale si può ricorrere in orario notturno e nei giorni festivi, cioè nei momenti in cui non si può contattare il proprio medico. Il medico di guardia cerca di dare informazioni e consigli telefonicamente, ma se necessario si reca a domicilio per visitare il paziente, prescrivere farmaci e decidere un eventuale ricovero. Il servizio della guardia medica a domicilio è gratuito soltanto per i casi di salute gravi. I numeri sono: Guardia Medica - tel. 0114747 - Guardia Medica pediatrica tel. 01154900
  • Il ricovero: può essere disposto dal medico presente al pronto soccorso, negli altri casi è compito del medico di famiglia o del pediatra richiederlo. Le spese sono a carico del SSN.

Riferimenti utili

Informazioni locali

  • Centri I.S.I. (Informazione Sanitaria Immigrati) e Ambulatori sanitari
    • I.S.I. - via Monginevro 130 - tel. 01170954683 - 01170954677
      Orario: dal lunedì al venerdì 8.30-11.30/13.00-15.00
    • I.S.I. - via Azuni 8 - tel. 011732852 - 0114393110
      Orario visite: lunedì 14.00-18.00; martedì e mercoledì 8.30-12.30 (presenza mediatore interculturale e medico); giovedì 9.00-12.00
      (presenza mediatore interculturale); venerdì 8.30-11.30 (presenza medico); venerdì 8.30-12.30 (presenza mediatore). 
    • I.S.I. - lungo Dora Savona 24 - tel. 0112403652
      Orario prenotazione e accettazione: lunedì-venerdì 10.30-12.30; visite solo prenotate: lunedì-venerdì 13.30-16.30. Per effettuare esami per malattie infettive e sessualmente trasmissibili: martedì 10.30-12.30.
    • Ospedale Amedeo di Savoia - corso Svizzera 164 - Ambulatorio Migrazione e Salute - MISA - padiglione B - tel. 0114393915 - Orario: lunedì e martedì 13.30-15.00; martedì mattina su appuntamento; dal mercoledì al venerdì 8.30 - 12.30  - rivolto agli immigrati e mirato alla prevenzione e diagnosi delle patologie infettive, in particolare delle malattie sessualmente trasmissibili. Il servizio è gratuito ed è aperto anche a chi non è in regola con i permessi di soggiorno; non occorre prenotazione ed è possibile disporre di un servizio di mediazione socio-culturale per stranieri.
  • Poliambulatorio dell’associazione di assistenza volontaria socio-sanitaria Camminare Insieme: via Cottolengo 24/A c/o Ospedaletto santa Filomena - tel. 0114365980 - Orario: lunedì-venerdì 8.30-11.00/14.00-16.30; sabato 8.30-11.00. Non è necessaria la prenotazione per visite di medicina generale, mentre occorre prenotarsi per le visite specialistiche.
    www.camminare-insieme.it - email: camminareinsieme@camminare-insieme.it
  • Guardia Medica - tel. 0114747 - Guardia Medica pediatrica tel. 01154900

Servizi e sportelli informativi

  • CITTA’ DI TORINO - UFFICIO STRANIERI - via Bologna 51 - 10152 Torino - tel. 0114429433 - 0114429455. Sportello informativo, consulenza e accoglienza: lunedì e mercoledì 14.00-17.30; sportello idoneità abitativa: martedì e giovedì 9.30-11.30; sportello accoglienza rifugiati e richiedenti asilo politico: lunedì e mercoledì 9.30-12.30; sportello Ancitel per richiesta, rinnovo e aggiornamento titoli di soggiorno: solo su appuntamento.
    www.comune.torino.it/stranieri-nomadi - email: stranieri@comune.torino.it
    Il servizio offre informazioni e sostegno per l’inserimento sociale, facilitando l’accesso degli stranieri ai servizi e alle risorse presenti sul territorio cittadino.

Malattie a Trasmissione Sessuale

Premessa

Le Malattie a Trasmissione Sessuale sono malattie infettive che si diffondono prevalentemente, anche se non esclusivamente, attraverso i rapporti sessuali e nella maggior parte dei casi si localizzano nelle aree genitali.
Sono molto diffuse anche a causa della carenza di informazioni. Spesso non se ne parla in famiglia per la naturale propensione a tacere su argomenti considerati imbarazzanti e in molte scuole mancano momenti di confronto su questi argomenti. I corsi di educazione sessuale, che sarebbero utili per fornire informazioni corrette, non sono istituzionalizzati, ma iniziative sporadiche delle scuole o addirittura di singoli insegnanti.
Con questa scheda si vuole fornire una panoramica su alcune delle malattie sessualmente trasmissibili e le informazioni utili per prevenirle.

Malattie a Trasmissione Sessuale

Le malattie a trasmissione sessuale sono note anche come malattie veneree, ma sarebbe più corretta la definizione Infezioni Sessualmente Trasmissibili. Ciò che si trasmette, infatti, non è la malattia ma l’infezione che può produrre una malattia. Essere infetto, dunque, non significa essere malato: c’è chi ha l’infezione e può trasmetterla, ma non ha o non ha ancora sviluppato la malattia e apparentemente gode di buona salute.
Le infezioni sono causate da parassiti, funghi, batteri o virus, che si trasmettono da una persona a un’altra attraverso rapporti sessuali non protetti (cioè senza l’utilizzo del profilattico e/o dental dam). Fare sesso senza protezione è, quindi, il principale fattore di rischio per il contagio, che avviene anche attraverso i rapporti orali, cioè senza penetrazione vaginale o anale. Gli agenti responsabili del contagio possono infatti trovarsi, oltre che nello sperma, nelle secrezioni uretrali, nelle secrezioni vaginali, nelle mucose e sulla pelle. Il contagio può avvenire anche attraverso il sangue, dopo il contatto con una ferita, a causa di piercing e tatuaggi, oppure usando siringhe infette. Non ci si contagia attraverso tosse o starnuti e, data la scarsa resistenza dei microrganismi fuori dal corpo umano, è irrilevante la trasmissione attraverso l’uso condiviso di oggetti (asciugamani, biancheria intima) o per la frequentazione di luoghi pubblici (autobus, servizi igienici, piscine).
Ci sono malattie che sono asintomatiche e, quindi, la persona infetta non ha dolori e non presenta segni evidenti, pur essendo contagiosa. Se si ritiene di aver contratto una malattia o di aver avuto un rapporto con una persona infetta, è opportuno rivolgersi al proprio medico, al ginecologo o ai consultori familiari, all’urologo, al dermatologo o all’infettivologo. Esistono anche centri specialistici multiprofessionali, chiamati Centri IST/MTS, diffusi sul territorio nazionale.
Nella maggior parte dei casi le infezioni sessualmente trasmissibili sono curabili facilmente, soprattutto se diagnosticate tempestivamente.

Tricomoniasi

Causa?
Causata da un protozoo, il Trichomonas vaginalis, è una delle infezioni sessualmente trasmissibili più diffuse al mondo. Il contagio può avvenire attraverso rapporti sessuali non protetti e attraverso oggetti per l’igiene personale contaminati, piscine, ecc.

Quali sintomi?
Solitamente asintomatica, in alcuni casi si possono verificare bruciori durante l’orinazione e secrezioni dal pene, oltre che dolori durante i rapporti sessuali e prurito.

Come si cura?
È una malattia curabile attraverso un ciclo di antibiotici mirati. È consigliabile sottoporre alla terapia anche le/i partner.

Tra le malattie a trasmissione sessuale causate da batteri segnaliamo: la Clamidia, la Gonorrea (o Blenorragia o Scolo) e la Sifilide (o Lue).

Clamidia

Causa?
È un’infezione causata da un batterio, la Chlamydia trachomatis, che si trasmette attraverso masturbazione reciproca, scambio di oggetti sessuali contaminati, contatto fra genitali, rapporti sessuali non protetti (orali, vaginali e anali) e per via materno-fetale.

Quali sintomi?
Solitamente asintomatica, in alcuni casi può dar luogo a bruciore, secrezioni e prurito.

Come si cura?
Attraverso una terapia antibiotica, da somministrare anche alle/ai partner avuti fino a 60 giorni prima della diagnosi. È frequente l’infezione da clamidia in pazienti già infetti da gonococco e perciò normalmente il trattamento viene effettuato congiuntamente a quello per la gonorrea.

Gonorrea

Causa?
Detta anche blenorragia o scolo, è causata da un batterio (gonococco) che vive preferibilmente nelle mucose genitali, ma anche nella faringe e nell’ano. È un’infezione acuta a trasmissibile attraverso rapporti sessuali non protetti (orali, vaginali e anali), con il contatto tra i genitali e per via materno-fetale.

Quali sintomi?
Tra i due e i venti giorni seguenti al contagio possono verificarsi bruciore, prurito, difficoltà a urinare e abbondanti perdite purulente dalla punta del pene o dall’ano, perdite vaginali anomale, infiammazione dei genitali esterni che può causare dolore durante il rapporto sessuale.

Come si cura?
La gonorrea viene curata con un trattamento combinato di antibiotici, in modo da debellare eventuali altre infezione (come, per esempio, la clamidia).

Sifilide

Causa?
Causata dal batterio Treponema pallidum, è una malattia complessa che, se non viene curata, può portare a complicazioni molto serie. Il contagio avviene attraverso rapporti sessuali (orali, vaginali e anali) non protetti, attraverso il contatto diretto con mucose infette o danneggiate. È trasmissibile anche attraverso un bacio profondo, in quanto il sifiloma può insediarsi nelle mucose della gola.

Quali sintomi?
Sulla base di rilievi clinici, l’infezione sifilitica viene classificata in diverse fasi:
- sifilide primaria: riscontrabile dopo 3-4 settimane dal contagio con la comparsa di lesioni tonde (sifilomi) sui genitali o nella zona di contatto;
- sifilide secondaria: scomparsa delle lesioni iniziali e comparsa di screpolature tondeggianti su mani e piedi simili a quelle provocate dal morbillo;
- sifilide terziaria: ormai rarissima, diagnosticabile anni dopo il contagio, porta a disturbi neurologici, cardiaci e ossei.
Durante le fasi sopra citate non è rara la comparsa di febbre, affaticamento e gonfiore linfonodale.

Come si cura?
Attraverso l’uso della penicillina. Il dosaggio e la durata del trattamento dipendono dallo stadio della malattia. Viene richiesto il trattamento anche per le/i partner pregressi fino a tre mesi prima della diagnosi.

Tra le infezioni sessualmente trasmissibili causate da virus segnaliamo: l’Herpes, i Condilomi, le Epatiti, la mononucleosi, l'Hiv e l’AIDS.

Herpes

Causa?
L’herpes è un’infezione causata da due possibili ceppi virali, l’herpes simplex di tipo 1 (HSV-1) e l’herpes simplex di tipo 2 (HSV-2). Il primo, virus labiale, è trasmissibile attraverso i contatti con la bocca (baci e sesso orale), mentre il secondo, virus genitale, può essere trasmesso attraverso rapporti sessuali non protetti (orali, vaginali e anali) e per contatto con mucose infette. Una volta contratto, l’herpes può tornare e comparire periodicamente.

Quali sintomi?
Solitamente asintomatico, si possono tuttavia manifestare vesciche e ulcere sopra e attorno a genitali, cosce, natiche e ano, labbra, bocca, gola, lingue e gengive. Dopo un breve periodo queste vesciche diventano delle croste e guariscono. I soggetti possono essere contagiosi anche nel caso in cui non è evidente la manifestazione di questi sintomi.

Come si cura?
Non esiste una cura che debelli definitivamente questo virus, tuttavia possono essere somministrati dei farmaci antivirali che abbreviano la durata e l’entità dei singoli episodi. L’unica prevenzione efficace rimane la protezione durante i rapporti sessuali e l’attenzione alla pulizia del corpo.

Condilomatosi genitale

Causa?
L’infezione è causata dal Papilloma Virus Umano (HPV) trasmissibile principalmente attraverso rapporti sessuali non protetti. Nelle donne, nel 10% dei casi, l’infezione può diventare cronica e causare il tumore al collo dell’utero.

Quali sintomi?
Il virus può dare origine ai condilomi, noti anche come creste di gallo, che compaiono sui genitali maschili e femminili e sono facilmente trasmissibili.

Come si cura?
Il medico può eliminare i condilomi con l’applicazione locale di farmaci ad azione distruttiva o con farmaci che stimolano il sistema immunitario. In molti casi l’eliminazione delle escrescenze viene eseguita con sistemi chirurgici (bruciatura a freddo o a caldo), tuttavia le escrescenze possono riformarsi.

Epatiti

Causa?
Le epatiti sono malattie virali che colpiscono il fegato e non gli organi sessuali, tuttavia il contagio può avvenire attraverso rapporti sessuali non protetti, a causa di piercing e tatuaggi fatti con aghi non sterilizzati e, in generale, per scambio di liquidi biologici infetti (sangue, sperma, saliva). Le tipologie di epatiti conosciute sono tre:
epatite A: causata dal virus HAV, che colpisce direttamente il fegato. Maggiormente legata all’igiene può essere trasmessa per via oro-fecale, quindi anche con cibi e bevande contaminate, attraverso rapporti orali e anali non protetti;
epatite B: causata dal virus HBV, provoca seri danni al fegato e in alcuni casi può portare anche al decesso. Molto diffuso nel mondo, il virus può essere trasmesso attraverso rapporti sessuali non protetti (orali, vaginali e anali), scambiandosi oggetti per l’igiene intima, aghi e oggetti per il piacere sessuale infetti. Anche il bacio profondo può essere causa di un’infezione;
epatite C: infiammazione acuta causata dal virus HCV, colpisce il 3% della popolazione mondiale. Trasmesso principalmente attraverso il sangue, il virus è presente anche nello sperma e nel liquido vaginale.

Quali sintomi?
Spesso asintomatiche, in tutte e tre le tipologie di epatite raramente compaiono affaticamento, febbre, nausea, vomito, dolori al fianco destro che possono essere scambiati per dolori alla schiena.

Come si cura?
epatite A: è a disposizione un vaccino, non gratuito, che viene effettuato due volte nell’arco di sei mesi. La malattia non si cronicizza mai;
epatite B: esiste un vaccino obbligatorio per le/i nate/i dal 1991 in poi e per chi quell’anno aveva almeno 12 anni di età, da somministrare tre volte nell’arco di sei mesi;
epatite C: non vi è una cura specifica, è consigliato seguire una dieta che non affatichi il fegato. La malattia può guarire in uno o due mesi, tuttavia può anche cronicizzarsi. In questo ultimo caso, è necessario il trattamento con specifici farmaci.

Mononucleosi

Causa?
Detta anche malattia del bacio, è causata dal virus Epstein-Barr; si tratta di un virus della famiglia degli herpesvirus che ha un periodo di incubazione tra i 30 e i 40 giorni. Può essere trasmessa attraverso lo scambio di saliva o di oggetti contaminati. Colpisce una percentuale molto alta della popolazione mondiale, indistintamente tra maschi e femmine. La malattia può cronicizzare e tornare a manifestare gli stessi sintomi ciclicamente.

Quali sintomi?
In una prima fase sono frequenti febbre, che può persistere per una durata di due settimane, spossatezza e inappetenza. Nella seconda, invece, possono verificarsi mal di gola, placche vicine alle tonsille che raggiungono dimensioni anche notevoli, portando a difficoltà nella deglutizione e nella respirazione. Sono stati riscontrati anche gonfiore ai linfonodi del collo, della milza e del fegato nonchè lesioni cutanee.

Come si cura?
Nella maggior parte dei casi non è necessaria alcuna terapia. Tuttavia, la durata della patologia è variabile; a volte, se il medico curante lo ritiene necessario, possono essere somministrati anti-infiammatori o paracetamolo. Una complicanza molto rara della mononucleosi è un danno permanente della milza.

HIV

Trattiamo l'infezione da Hiv in quanto infezione trasmissibile sessualmente, anche se non rappresenta di per sé una malattia.

Causa?
Il virus da immunodeficienza umana (HIV) viene prevalentemente trasmesso attraverso rapporti sessuali non protetti (orali, vaginali e anali) e attraverso la trasmissione di sangue infetto. Il virus dell’HIV non può, invece, essere trasmesso attraverso saliva, sudore, punture d’insetto, morsi e siringhe infette. È stato riscontrato che la maggior parte dei contagi avviene tramite persone che non sono consapevoli di essere sieropositive e per questo motivo è importante effettuare il test con cadenza semestrale. Il test è gratuito presso i centri specializzati; si può richiedere il test rapido il cui risultato, in molti casi,  è dato in giornata. Il virus non è altresì trasmissibile attraverso i gesti di vita quotidiana: si può dunque mangiare, giocare, lavorare, fare il bagno, dormire, abbracciare e baciare una persona sieropositiva.

Quali sintomi?
È asintomatica. Una persona dell’aspetto sano può essere sieropositiva.

Come si cura?
Non esiste una cura. Sono in commercio alcuni farmaci, detti antiretrovirali, che tengono sotto controllo il virus; se l’infezione da HIV viene scoperta per tempo e si segue una adeguata somministrazione dei farmaci, le aspettative di vita sono uguali a quelle di una persona sieronegativa. Gli antiretrovirali devono essere assunti per tutta la vita, a orari stabiliti dal medico.
È inoltre disponibile la Profilassi Post Esposizione (PPE) in caso di contagio, da somministrare entro le 48 ore dall’esposizione, per diminuire il rischio di contrarre l’HIV. Per effettuare la profilassi ci si reca al pronto soccorso.
Con l’ausilio degli antiretrovirali, non tutte le persone affette da HIV arrivano a manifestare l’AIDS.

AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita)

Causa?
L’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) è causata dal virus dell’HIV. Nelle persone affette da AIDS le difese immunitarie sono fortemente indebolite e non sono in grado di fronteggiare il sopraggiungere di infezioni e malattie causate da altri virus, batteri o funghi.

Quali sintomi?
È riscontrabile il manifestarsi di sintomi quali perdita di peso inspiegabile, diarrea, ghiandole gonfie o infiammate, tosse e febbre persistente, stanchezza cronica, infezioni vaginali, della bocca o cutanee persistenti. In alcuni casi possono manifestarsi problemi neurologici e tumori.

Come si cura?
Non esistono vaccini o cure risolutive. Per la distruzione delle difese immunitarie occorrono in media 10 anni dall’infezione da HIV; tuttavia prima si scopre la sieropositività prima si può agire concretamente per limitare i danni.

Come prevenirle

Il profilattico e il dental dam rappresentano a oggi il mezzo più sicuro per difendersi dalle Malattie a Trasmissione Sessuale. Proteggono efficacemente dall’HIV, dalla Gonorrea, dalla Clamidia, dalla Tricomoniasi e dalla Sifilide. Per l’Herpes e l’HPV il grado di protezione è più basso, in quanto queste infezioni sono trasmesse attraverso il contatto con zone cutanee infette che sono vicine agli organi genitali. Il preservativo e il dental dam, devono essere conservati con cura e controllando prima dell'uso la data di scadenza. È importante utilizzarli sin dall’inizio del rapporto sessuale, fare attenzione a non danneggiarli con denti o unghie durante l’apertura. E' indispensabile usare sempre lubrificanti a base d’acqua. Si consiglia, inoltre, di evitare la condivisione di effetti personali (rasoi, spazzolini, pettini, aghi e siringhe) e assicurarsi che parrucchieri e tatuatori usino strumenti sterilizzati o monouso.
Se il trattamento viene effettuato tempestivamente, quasi tutte le malattie sessualmente trasmissibili sono curabili in maniera definitiva. Alcune di queste malattie possono essere asintomatiche e e vengono trascurate possono provocare seri danni e gravi complicazioni. Per questo motivo, se si ha qualche dubbio, è fondamentale il ricorso al proprio medico, a un ginecologo, a un consultorio o ai centri ospedalieri.
Quando si scopre di avere contratto un'infezione sessualmente trasmissibile è molto importante informare le persone con cui si hanno avuto rapporti negli ultimi 6 mesi, affinché si sottopongano ai test e alle cure.

  • www.intelligenzasessualmentetrasmissibile.org - campagna informativa per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Il Progetto IST si propone come promotore della trasmissione delle corrette informazioni per la salvaguardia della salute durante il rapporto sessuale.
  • www.epicentro.iss.it/problemi/malat_sex/mal_sex.asp - portale del CNESPS - Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità. Contiene informazioni sulle malattie sessualmente trasmissibili in genere e anche sulle singole infezioni.
  • www.perlasalutesessuale.it - sito sulle Infezioni Sessualmente Trasmissibili a cura della Regione Piemonte e dell'IST dell'Ospedale Amedeo di Savoia di Torino. Fornisce informazioni scientificamente corrette sulle cause e sui rischi di contrarre malattie infettive attraverso i rapporti sessuali e descrive i modi per prevenirle.
  • www.salute.gov.it/hiv/hiv.jsp - sezione del sito del Ministero della Salute con informazioni su HIV e AIDS.

Informazioni locali

Sulla pagina IST - Regione Piemonte sono pubblicati indirizzi e orari dei Centri IST/MST accreditati dalla Regione. Tutti garantiscono accesso senza prenotazione (salva diversa indicazione), visite gratuite e, su richiesta, anonimato: www.perlasalutesessuale.it/curare/indirizzi.htm

  • AMBULATORIO INFEZIONI SESSUALMENTE TRASMISSIBILI (IST) - OSPEDALE AMEDEO DI SAVOIA - corso Svizzera 164, padiglione C - 10149 Torino - tel. 0114393788 (accoglienza) - 0114393791 (infermieri) fax 0114393798 - Orario di accoglienza: lunedì, martedì, giovedì e venerdì 8.30-10.45.
    www.perlasalutesessuale.it - Email: cumst@aslto2.it
    Attività: visite specialistiche ed esami per la diagnosi di malattie contratte mediante i rapporti sessuali (sifilide, gonorrea, condilomi, herpes, epatiti, HIV e altre). Prevenzione: educazione al sesso sicuro, distribuzione di profilattici e materiali informativi. Interventi di informazione e formazione (rivolti a persone singole o a gruppi) su tematiche inerenti le infezioni sessuali.
  • ASSOCIAZIONE ARCOBALENO AIDS - via Onorato Vigliani 2 - 10135 Torino - tel. 011345757 (segreteria) - 3285692656 (per informazioni) fax 011345757 - Orario di segreteria: lunedì, mercoledì e venerdì 16.00-19.30
    www.arcobalenoaids.it - Email: segreteria@arcobalenoaids.it
    L'associazione, nata nel 1995, opera nell'area dell'emarginazione dei malati di AIDS. Dal 2002 si occupa anche di bambini e adolescenti sieropositivi e di figli di persone sieropositive o malate di AIDS e nel 2011 è entrata a far parte della Re-Te AIDS di servizi governativi e non di HIV-AIDS-IST.
  • LILA PIEMONTE - Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS - corso Regina Margherita 190/E - 10152 Torino - tel. e fax 0114361043 (centralino) - Orario per informazioni telefoniche: lunedì e mercoledì 19.00-21.00
    www.lila.it/ - Email: infoaids@lilapiemonte.org
    E' un’associazione, senza scopo di lucro, che opera per informare sulla prevenzione e sulla diffusione del virus HIV, offrire aiuto e assistenza alle persone sieropositive e alle loro famiglie, tutelare i diritti dei malati.
  • PIEMONTE ANLAIDS - Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS - via Carlo Botta 3 - 10122 Torino - numero verde 800589088 (attivo lunedì e giovedì 15.00-18.00) - tel. e fax 0114365541 - Orario di segreteria: martedì e giovedì 15.00-19.00
    www.anlaidsonlus.it/ - Email: panlaids@fastwebnet.it
    Attiva dal 1994 è la sezione regionale piemontese di ANLAIDS Onlus. Sostiene la ricerca; offre un servizio di consulenza telefonica sull'infezione da HIV; assiste le persone sieropositive; organizza campagne per informare sulla prevenzione dell'infezione da HIV.
  • TEST HIV SALIVARE RAPIDO - c/o Ospedale Amedeo di Savoia - corso Svizzera 164, padiglione E - 10149 Torino - tel. 0114393794 (per informazioni) - Orario: lunedì-venerdì 7.30-10.30 con ritiro del referto in giornata; lunedì-venerdì 10.30-14.00 con ritiro del referto il giorno successivo (1° piano); sabato 8.00-10.00 con referto in giornata; sabato 10.30-12.30 con referto il lunedì successivo (piano terra).
  • www.testhiv.piemonte.it - sito della Regione Piemonte contenente informazioni sul test HIV e sui centri piemontesi che lo effettuano. E' possibile anche contattare il numero verde 800861061, attivo dal lunedì al venerdì in orario 13.00-18.00, e parlare con un esperto conservando l'anonimato.

Droghe e tossicodipendenze

Dove sei: 

Premessa

Secondo l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, per DROGA deve intendersi “qualsiasi sostanza che introdotta in un organismo vivente ne modifica il funzionamento e/o gli atteggiamenti sia fisici che psichici”.
La droga provoca dipendenza. Per dipendenza si intende una condizione patologica per cui la persona perde ogni possibilità di controllo sull'abitudine.

La dipendenza può essere:

  • psichica: anche dopo i trattamenti disintossicanti rimane latente e pericolosa, si ha la sensazione di non poter più vivere senza la droga e alla prima occasione si rischia di ricominciare. Questa dipendenza non sempre può essere superata con la motivazione e la forza di volontà;
  • fisica: l’organismo si adatta alla presenza della sostanza e non riesce a farne a meno. E' collegata alla crisi d'astinenza e provoca sintomi fisici intensi e sgradevoli;
  • psico-fisica.

La dipendenza provoca tolleranza, capacità di sopportare dosi progressivamente maggiori di droga, e assuefazione, quando l’organismo richiede un quantitativo più elevato di sostanza per continuare a provare la stessa intensità di sensazioni.

La droga rende difficili i contatti sociali, sia personali sia lavorativi in quanto, a lungo andare, la ragione e la volontà personale si annullano completamente.

In Italia la coltivazione, la produzione, il possesso e il consumo di stupefacenti sono illegali. Oltre alla consapevolezza delle conseguenze sul fisico e sulla psiche, chi si avvicina all’uso di sostanze stupefacenti, dovrebbe prendere in considerazione anche le conseguenze penali. La legge infatti punisce chi acquista, riceve o detiene sostanze stupefacenti non destinate all’uso personale. La distinzione tra consumo personale e spaccio è definita da un criterio quantitativo. La soglia è stabilita in base alla quantità di principio attivo presente, difficile da dedurre dal peso dello stupefacente di cui si è in possesso.
Per lo spaccio sono previste pene dai 6 ai 20 anni di reclusione, con un’attenuazione per fatti di lieve entità (da 1 a 6 anni), senza distinzione tra droghe leggere e pesanti. Per il consumo personale sono comunque previste sanzioni di tipo amministrativo, per esempio la sospensione della patente di guida, del passaporto e del porto d’armi. Per i recidivi le sanzioni si inaspriscono, con l’obbligo di presentarsi più volte a settimana presso i locali uffici di Polizia, farsi trovare in casa in determinati momenti della giornata, non frequentare alcuni luoghi e non lasciare la propria città. Parte di queste sanzioni vengono sospese se ci si presta a frequentare trattamenti di recupero presso i SerT (Servizi per le Tossicodipendenze).

Questa scheda contiene alcune informazioni sulle principali tipologie di sostanze stupefacenti e analizza gli effetti e i danni che esse provocano.

Viene fornito inoltre un quadro dei servizi presenti sul territorio cittadino che affrontano problematiche legate all’uso e all’abuso di sostanze psicoattive.

Droghe leggere

Sono definite “leggere” le droghe che contengono una percentuale limitata di sostanza stupefacente. Il loro possesso è illegale e sono comunque nocive per la salute.

Cannabis: marijuana e hashish

COSA SONO: derivati della cannabis.
Marijuana: fiori essiccati e conciati delle piante di cannabis, appartenenti alla canapa indiana.
Hashish: sostanza stupefacente psicoattiva derivata dalla resina della pianta di cannabis.
La cannabis (hashish e marijuana) si assume fumandola da sola o mista a tabacco, o ingerendola attraverso cibi o infusi. Il principio attivo maggiore nella cannabis è il THC, ma la pianta ne contiene anche molti altri dalla cui combinazione si verificano ulteriori effetti.

EFFETTI: alterazioni percettive e sensoriali (con forti dilatazioni spazio-temporali) che variano a seconda del dosaggio, della tolleranza di chi le assume e delle condizioni in cui le si sperimenta. Fumando, gli effetti sono quasi immediati e svaniscono dopo circa tre ore; se ingerita l’effetto si fa sentire più lentamente, ma dura maggiormente. All’utilizzo della cannabis si associa un aumento dello stimolo della fame, si arrossano gli occhi e si hanno problemi di salivazione.

DANNI: queste due droghe leggere hanno effetti nocivi sull’apparato respiratorio e sul sistema immunitario. L’abuso e le assunzioni in dosi elevate possono comportare l’insorgere di paranoie, manie di persecuzione, mentre sul piano fisico si verificano spesso tachicardie (aumento del battito cardiaco) e mal di testa. Questo tipo di droga influisce sulla capacità di concentrazione in quanto vengono meno la coordinazione e la prontezza dei riflessi, e sulla memoria: è quindi faticoso svolgere attività che richiedono impegno e lucidità come lo studio e il lavoro.

La sindrome amotivazionale è un disturbo che colpisce molti consumatori cronici di cannabis. È connotata da distrazione, apatia, riduzione delle attività, incapacità di gestire nuovi problemi, compromissione del giudizio e delle abilità comunicative.

Psichedelici o allucinogeni

COSA SONO: sostanze che, modificando profondamente la percezione dello spazio e del tempo, sono in grado di produrre allucinazioni. Fanno parte di questa categoria l’LSD, i funghi allucinogeni, la psilocibina, la salvia divinorum, il peyote, la mescalina. Hanno effetti imprevedibili, legati alla sensibilità soggettiva.

L’LSD si trova in forma di francobolli di cartone, compresse, micropunte che si assumono per via orale. Su queste sono impressi disegni che identificano la potenza del trip (viaggio mentale).
I funghi allucinogeni possono dare origine a situazioni di dissociazione della personalità. Gli effetti dei funghetti allucinogeni (principio attivo psilocibina) si differenziano a seconda della provenienza e dello stato di conservazione.
La psilocibina è un composto estraibile dai funghi.
La salvia divinorum è una pianta perenne che si caratterizza per i suoi effetti psicoattivi. Fa parte delle “ecodrug”: generalmente si fuma con le pipe ad acqua e ha un effetto psicotropo di breve durata.
Il peyote è un piccolo cactus verde, la cui parte superiore viene ingerita per trarne effetti psicoattivi.
La mescalina è il principale agente allucinogeno che si estrae dal peyote.

EFFETTI: gli effetti che si ricercano (alterazione profonda e fantasmagorica della realtà) a volte si trasformano in un’esperienza dolorosa, accompagnata da allucinazioni, definite bad trip (cattivo viaggio). La durata degli effetti varia a seconda della sostanza, anche dieci o dodici ore.

DANNI: gli psichedelici non danno dipendenza di tipo fisico ma possono provocare gravi danni psicologici.
L’assunzione di psichedelici può causare psicosi durature o permanenti, soprattutto in soggetti giovani e psicologicamente immaturi. La perdita di realtà e le sensazioni negative che l'acido può provocare sono rischiose in quanto, in quel momento di totale distaccamento o deformazione della realtà, si possono provocare danni fisici verso di sé o verso altri.

Sostanze stimolanti

COSA SONO: in generale agiscono sul sistema nervoso centrale, accelerandone l’attività e aumentando le prestazioni psicofisiche (resistenza alla fatica, capacità di rimanere svegli per tempo prolungato).

EFFETTI: eccitazione, accelerazione del funzionamento mentale, fiducia in sé, mancanza di sonno, perdita dell’appetito, ansia, iperattività, attacchi di panico, allucinazioni.

DANNI: l’abuso ha per effetto l’insorgere di paranoie, instabilità dell’umore e depressione. A lungo andare provocano difficoltà coronariche (legate al cuore) e alterazioni psichiche.

Anfetamine e metanfetamine/speed

COSA SONO: con il nome di speed si intendono preparati che contengono anfetamina o metanfetamina, sostanze di origine sintetica. Le anfetamine sono sostanze stimolanti e anoressizzanti, dai loro composti si ricavano le metanfetamine ancora più pericolose.
Lo speed è venduto sotto forma di pastiglie o in polvere (da sniffare o iniettare).

EFFETTI: provocano una forte diminuzione dell’appetito, c’è un aumento del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa. Per l’effetto sullo stimolo della fame alcuni tipi di anfetamine vengono somministrate nelle cure dimagranti. Agendo direttamente sul cervello, provocano una sensazione di energia e benessere, e aiutano a stare svegli e vigili.

DANNI: le anfetamine e i loro derivati sono molto pericolose per persone con problemi cardiovascolari, dato che una dose eccessiva può provocare l’infarto. Un uso prolungato per più giorni comporta un “collasso” psicofisico che è proporzionale al periodo di veglia forzata indotto dallo stupefacente. Possono esserci problemi nella comprensione delle proprie azioni, il comportamento può diventare violento e si può arrivare all'isolamento e alla paranoia fino a gravi deliri di persecuzione. Una volta terminato l’effetto le sensazioni sono di svuotamento, irritabilità, depressione. Queste sensazioni sono più intense se il consumo continua da qualche giorno.

Ecstasy (MDMA)

COS’E’: è un composto sintetico che si acquista sotto forma di pastiglie, di vari colori, chiamate in gergo con diversi nomi: chicche, paste, cale, che vengono ingerite e stimolano il sistema cardiovascolare. Il consumo di questa sostanza è massiccio nelle discoteche e nei rave. Gli effetti dell’ecstasy si manifestano entro 20-60 minuti dopo la sua assunzione e durano dalle tre alle quattro ore, dopo le quali la sensazione risulta essere quella dello sfinimento mentale e fisico.

EFFETTI: l’uso di ecstasy comporta un aumento delle prestazioni fisiche e predispone a “sentire” la musica, e ad avere le forze per ballare ininterrottamente per diverse ore.

DANNI: induce una sensazione di intimità con le altre persone, un’euforia cui seguono effetti negativi come contrazioni muscolari e mascellari, ansia, tachicardia.
L’ecstasy produce un aumento della temperatura corporea, sudorazione eccessiva, sintomi che possono diventare pericolosi e anche mortali quando si balla in modo forsennato in locali caldi e poco areati. In queste situazioni è consigliato bere molta acqua, non ingerire alcolici e vestirsi con abiti leggeri.
Come lo speed, l’ecstasy può favorire l’infarto in soggetti che soffrono di patologie cardiovascolari. E’ inoltre particolarmente pericolosa per persone con problemi renali, epatici (fegato) e di ipertensione (pressione alta). L’apertura a contatti con gli altri e la caduta delle inibizioni possono inoltre favorire nei consumatori comportamenti sessuali a rischio.

Cocaina e crack

COSA SONO: la cocaina, in natura si estrae dalle foglie della pianta denominata Erithroxylon Coca. La concentrazione di principio attivo nelle foglie è minima, ma attraverso la macerazione di più foglie si ottiene la pasta di coca. Tramite lavorazioni ulteriori con acido solforico, solventi e acido cloridrico, dalla pasta viene ricavata la cocaina pura che si presenta come un materiale compatto. E’ un potente stimolatore del sistema nervoso centrale. Oltre a essere iniettata e “sniffata” o “tirata” (inspirata dal naso con cannucce o carta arrotolata) la cocaina si può fumare sotto forma di crack, sostanza costituita da cristalli biancastri, ricavata tramite un processo chimico che ne elimina le impurità e cristallizza la sostanza di questa droga come base libera. L’effetto è molto più rapido e intenso e induce chi lo consuma a un uso compulsivo e ripetuto. Quando gli effetti della cocaina svaniscono, si può produrre un sentimento di vuoto e una fase di depressione totale, "down", che può durare fino alla successiva assunzione della sostanza.
Le conseguenze si manifestano spesso attraverso insonnia, perdita di interesse per il cibo e la sessualità, depressione e tendenza al suicidio.

EFFETTI: sensazione di energia e iperattività, fiducia e sicurezza in se stessi, insonnia e perdita di appetito, euforia, aumento delle capacità di concentrazione e resistenza alla fatica. Il sonno e la fame si riducono.

DANNI: in dosi elevate subentrano ansia, depressione, nervosismo. Chi ne fa uso in modo cronico può incorrere in paranoie, inquietudini e situazioni di delirio mentale.
Ictus, convulsioni, emicranie, complicazioni cardiovascolari, malattie e irregolarità cardiache (tra cui l’accelerazione dei battiti, l’aumento della pressione arteriosa e della temperatura del corpo), problemi respiratori, complicazioni gastrointestinali con dolori addominali e nausea.
Se inalata può provocare danni irreparabili al setto nasale, perdita di sensibilità all’olfatto, emorragie nasali, problemi di deglutizione, raucedine, irritazione cronica delle narici con secrezione di muco. L’uso in comune della cannuccia per sniffare può trasmettere epatiti e HIV.
Se iniettata in vena può causare danni più gravi all’organismo: la sostanza arriva direttamente al cervello e le sue impurità vanno direttamente nel sangue, provocando setticemie, infezioni varie ma anche infarti, ictus, arresti cardiaci ed edemi polmonari. Inoltre, le iniezioni danneggiano le vene provocando trombosi e ascessi e lo scambio di siringhe può trasmettere il virus dell’HIV e l’epatite C.
Dal punto di vista sessuale, pur essendo un forte stimolante, rende difficile l’erezione e, a dosi eccessive, può condurre all’impotenza.
La cocaina può essere fatale indipendentemente dalla quantità assunta. I danni all'organismo a breve e lungo termine sono tanti.

Smart drugs

COSA SONO: il nome significa “droghe furbe”. In Italia hanno avuto un notevole sviluppo con la diffusione di negozi, gli “Smart Shop”, in cui possono essere acquistate legalmente. Per la maggior parte sono sostanze di origine vegetale con effetti stimolanti, vendute sotto forma di pillole, gocce, canne preparate con erbe aromatiche o bevande. Alcune sono a base di efedrina, il principio attivo della pianta Efedra che ha effetti eccitanti simili a quelli dell’anfetamina.
Altre smart drugs, come il guaranà, il mate, la cola, sono a base caffeinica e talvolta sono integrate con altre sostanze come la taurina.

EFFETTI: miglioramento delle prestazioni (fisiche, sportive, sessuali, intellettive) ed effetti psicoattivi, che insieme alla curiosità sono le principali motivazioni alla base del consumo di queste droghe.

DANNI: sono pericolose soprattutto per le persone con problemi cardiaci, affette da diabete e con problemi ai reni. Provocano inoltre serie complicazioni di carattere gastrointestinale.

Popper

COS’E’: è un nome generico per una serie di sostanze stupefacenti tossiche, assumibili per inalazione. E’ una sostanza il cui uso è prevalentemente legato all’attività sessuale: si presenta in forma liquida, in fiale o bottigliette ed è assunta per inalazione.

EFFETTI: si tratta di un vasodilatatore che agisce come coadiuvante sessuale, crea un senso di euforia, ma rende difficile l’erezione. L’effetto è immediato e ha durata breve.

DANNI: molti sono i rischi collegati all’uso del popper. L’uso comporta aumenti repentini del battito cardiaco, è pericoloso per chi ha cardiopatie e lo è ancora di più se viene associato ad altre sostanze eccitanti. Il liquido è nocivo per la pelle e le mucose del naso. Può provocare perdita di coscienza e abbassamento repentino della pressione, vertigini, mal di testa, alterazioni della vista.
L’apertura a contatti con gli altri e la caduta delle inibizioni possono inoltre favorire nei consumatori comportamenti sessuali a rischio.

Ketamina

COS’E’: è un anestetico generalmente usato nel campo veterinario, che agisce sul sistema nervoso. La sostanza, che si presenta sotto forma liquida o di polvere biancastra, viene normalmente sniffata ma può anche essere ingoiata o assunta con iniezioni intramuscolari.

EFFETTI: produce effetti psichedelici che inducono una sensazione di dissociazione tra mente e corpo.

DANNI: difficoltà nella coordinazione dei movimenti e più in generale nel controllo dei vari sensi, condizioni che portano al disorientamento, alla perdita del senso di identità e a un distacco quasi totale dalla realtà. Ad alti dosaggi è possibile arrivare a stati mentali quasi comatosi. Queste sensazioni possono provocare ansia o crisi di panico. Con un uso continuato di ketamina, oltre a una lenta scomparsa degli effetti psichedelici che lasciano solo l'effetto sedativo della sostanza, possono verificarsi danni permanenti al sistema nervoso. In caso di overdose si possono avere arresti cardiaci e gravi danni cerebrali.

Eroina

COS’E’: è un derivato semisintetico dell’oppio che si presenta sotto forma granulosa bianca o marrone. Si può inalare, fumare e iniettare per via endovenosa. Ha un effetto che può durare dalle tre alle sei ore.
L’eroina non viene consumata pura, ma tagliata con sostanze potenzialmente tossiche, rispetto alle quali difficilmente è possibile conoscere la percentuale di principio attivo contenuto.
L’assunzione anche di poche dosi provoca una forte dipendenza fisica e psichica, il desiderio di aumentare il dosaggio e crisi di astinenza.

EFFETTI: ha effetti fortemente analgesici poiché riduce in modo notevole la sensibilità al dolore, disagio e ansia. L’eroina provoca sensazioni di isolamento, soddisfazione di sé e sentimento di “superiorità” nei confronti della realtà circostante, percepita come lontana e indifferente, poiché tensioni, paure e preoccupazioni si allentano e sfumano in un mondo ovattato.

DANNI: l’eroina comporta il decadimento generale del fisico: si abbassano le difese immunitarie, i denti si cariano e cadono, si è soggetti a flebiti (infiammazione delle vene). Ulteriori rischi sono legati alle modalità di assunzione: iniezioni fatte senza rispettare le norme igieniche del caso (disinfettare la pelle, usare siringhe sterili) espongono i consumatori a diverse infezioni, specialmente epatiti e HIV.
Nei casi di dipendenza, le crisi si presentano circa otto ore dopo l’assunzione dell’ultima dose, con il manifestarsi di un grave e prolungato malessere, associato a irritabilità, depressione, ansia, alternarsi di sensazioni di caldo e freddo, eccessiva sudorazione, lacrimazione, crampi e dolori muscolari. Seguono l’oscillazione della pressione arteriosa, della temperatura corporea e tachicardie.
Il pericolo più grande per chi consuma eroina è l’overdose, una dose eccessiva di stupefacente iniettata in vena può provocare coma e morte.
L’overdose si manifesta con la depressione respiratoria (pochi respiri al minuto), e con lo scivolare in una condizione di sonnolenza che può diventare coma anche irreversibile. Può essere contrastata con farmaci antagonisti come il Narcan, che deve essere iniettato il prima possibile, essendo un vero e proprio salvavita.

  • http://www.politicheantidroga.it - portale del Ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione.
  • http://www.ministerosalute.it/medicinaliSostanze/medicinaliSostanze.jsp - pagina del sito del Ministero della Salute con informazioni su sostanze psicoattive.
  • http://www.drugfreedu.org - portale informativo del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dedicato alle scuole per prevenire l'uso di droghe.
  • http://www.provincia.torino.it/sportellosociale/tossicodip - portale di informazione sociale della Provincia di Torino. Contiene informazioni sulle principali sostanze psicotrope, dati sui consumi e una parte approfondita sulla legislazione.
  • http://www.comunitanuova.it/drugs - sito sulle droghe e sul loro uso e abuso: si trovano molte informazioni sugli effetti, rischi e precauzioni da prendere nei confronti delle sostanze psicotrope. Particolarmente interessante è la lettura delle schede dedicate alle singole sostanze, frutto di un lavoro di ricerca nato dal confronto con diverse esperienze e realtà (operatori, giovani consumatori).
  • http://www.danno.ch/Default.htm - primo sito sulla “riduzione del rischio” (a fronte della diffusione dell’uso di sostanze stupefacenti l’obiettivo è contenere i danni per la salute dei consumatori) curato dall’associazione Radix Svizzera italiana, che si occupa di promozione della salute e prevenzione delle dipendenze.
  • http://www.drogaonline.it - portale del Centro di Solidarietà di Reggio Emilia che opera nel campo della tossicodipendenza e della prevenzione.
  • http://www.stradanove.net - sito dedicato ai giovani e gestito dal Comune di Modena. Tra i vari temi affrontati, la sezione Piccolo chimico offre informazioni sulle sostanze psicotrope, la possibilità di rivolgere domande a un’equipe di medici e psicologi, scambiarsi esperienze on-line in condizioni di anonimato.

Informazioni locali

A Torino sono presenti molte strutture che offrono servizi di informazione, prevenzione, ascolto, sostegno e aiuto medico:

  • SERT - SERVIZI PER LE TOSSICODIPENDENZE E DIPARTIMENTI DI PATOLOGIA DELLE DIPENDENZE.
    I SerT e i Dipartimenti di Patologia delle Dipendenze sono servizi pubblici che si occupano delle problematiche legate alle dipendenze, sia da sostanze illegali (hashish, ecstasy, cocaina, eroina), sia legali (alcol, tabacco, psicofarmaci) e da comportamenti (gioco d'azzardo). Sono servizi specializzati nella diagnosi, cura e riabilitazione, che offrono gratuitamente un servizio di ascolto, accoglienza e consulenza, rivolto anche ai familiari di persone con problemi di dipendenza. Presso questi centri si effettuano interventi di disintossicazione, si definiscono programmi terapeutici e si predispongono inserimenti nelle comunità terapeutiche.
    L’accesso ai SerT avviene su base territoriale. Ci si può presentare direttamente nei giorni e orari di apertura o previo appuntamento telefonico.
    • Circoscrizione 1 - via Passalacqua 11 - tel. 0115666250 - Orario: lunedì 8.00-13.30/15.00-17.00; martedì e giovedì 9.00-13.00/15.30-19.30; mercoledì e venerdì 8.00-17.00
    • Circoscrizione 2 - via Nomis di Cossilla 2/A - tel. 01170953717 - Orario: lunedì 9.00-13.00; martedì e giovedì 9.00-13.00/16.00-19.00; mercoledì e venerdì 9.00-13.00/14.00-16.00. Accoglienza: martedì 17.30-18.30; mercoledì 10.00-11.00; venerdì 11.30-12.30.
      Presso il SerT si forniscono anche informazioni e accoglienza rispetto ad altre dipendenze: tabagismo, nuove droghe e gioco d’azzardo.
    • Circoscrizione 3 - via Monte Ortigara 95 - tel. 01170954761 - Orario: lunedì e mercoledì 9.00-13.00; martedì e giovedì 9.00-13.00/16.30-19.00; venerdì 8.30-13.00/14.00-16.00
    • Circoscrizione 4 - via Pacchiotti 4 - tel. 0117714751 - 0117714813 - Orario: lunedì, mercoledì e venerdì 9.30-12.30/14.00-17.00; martedì e giovedì 14.00-17.00
    • Circoscrizione 5 - corso Lombardia 187 - tel. 0114395400 - Orario: lunedì 9.00-13.00/14.00-19.00; martedì 14.00-17.00; mercoledì e venerdì 10.00-13.00/14.00-17.00; giovedì 14.00-19.00.
      Per problemi di alcologia rivolgersi al centro di piazza Montale 10 - tel. 0114073982 - Orario: martedì 14.00-17.00; mercoledì 9.30-12.30/14.00-18.00; giovedì 14.00-18.00; venerdì 9.30-12.30/14.00-17.00
    • Circoscrizione 6 - via Ghedini 6 - tel. 0112485050 - 0112402371 - Orario: lunedì 9.00-13.00/14.00-19.30; martedì 9.30-13.00 (su appuntamento anche 14.00-16.30); mercoledì e giovedì 9.30-13.00/14.00-19.30; venerdì 9.30-13.00/14.00-16.30
    • Circoscrizione 7 - corso Vercelli 15 - tel. 0112484508 - Orario: lunedì 9.00-19.00; martedì 11.00-19.00; mercoledì e giovedì 9.00-15.30; venerdì 9.00-14.00
    • Circoscrizione 8 - via Lombroso 16/H - tel. 0115663298 - Orario: lunedì e mercoledì 8.30-13.00/16.00-17.00; martedì 9.00-13.00/14.00-19.00; giovedì 9.00-13.00/16.00-19.00; venerdì 8.30-12.00/14.00-16.00. Accoglienza: lunedì, mercoledì e venerdì 10.00-11.00; martedì e giovedì  17.00-18.00.
      Presso il SerT è stato istituito il servizio EXTRASERT, rivolto a extracomunitari con problemi di dipendenze (droghe, alcool, giochi d’azzardo). L’équipe del servizio è costituita da medici, psicologi, educatori e mediatori culturali in lingua araba e romena. L’orario di ricevimento è: martedì 11.00-12.00 (paesi est Europa); giovedì 11.00-12.00 (Maghreb).
    • Circoscrizione 9 - via Montevideo 45 - tel. 0115666801 - Orario: lunedì 8.00-13.00/16.00-17.00; martedì 10.00-13.00/15.00-19.00; mercoledì 8.00-15.00; giovedì 10.00-13.00/15.30-19.00; venerdì 8.00-13.00/14.00-16.00
    • Circoscrizione 10 - via Farinelli 40/1 - tel. 0115665550 - Orario: lunedì 8.00-17.00; martedì 10.00-19.15; mercoledì 9.00-14.00; giovedì 10.00-19.15; venerdì 8.00-16.00
  • ALISEO - GRUPPO ABELE - corso Trapani 95/A - 10141 Torino - tel. 0113391969 - 3356288011
    http://www.gruppoabele.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/144 - E-mail: aliseo@gruppoabele.org
    Associazione attiva da 25 anni  che si occupa di persone con esperienze di dipendenza da droghe, alcol e altre sostanze. In questo settore gli interventi spaziano dalla prima accoglienza, consulenza e sostegno, alle comunità di pronta accoglienza, nonché attività formative e di informazione.
    Gli operatori incontrano studenti e insegnanti delle scuole secondarie di primo e secondo grado per fare informazione e prevenzione sull'abuso di sostanze, promuovere stili di vita sani ed evitare comportamenti a rischio. Interventi formativi vengono proposti anche presso alcune scuole guida.
    ACCOGLIENZA  GRUPPO ABELE: via Leoncavallo 27 - 10154 Torino - tel. 0112486221 fax 0112450401 – E-mail: accoglienza@gruppoabele.org
  • CAN GO - ASL TO2 Nord - Per informazioni: SerT - via Ghedini 6 - 10154 Torino - tel. 3357277955 (cellulare del servizio) - 0112485050 (SerT).
    Il Dipartimento delle Patologie e delle Dipendenze dell’ASL TO2 “Claude Olievenstein” ha attivato il servizio “Unità di strada - Can Go”, un bus itinerante, rivolto a tossicodipendenti e alcoldipendenti. Il bus polifunzionale copre l’intera area cittadina ed è presente in luoghi differenti, frequentati abitualmente da consumatori di sostanze per via iniettiva e alcolisti. Il servizio è garantito da un’equipe multiprofessionale composta da operatori di strada, educatori, infermieri, medici, psicologi, sociologi e volontari.
    Sul bus vengono offerti ascolto, accoglienza, informazioni e consulenza. Gli utenti sono indirizzati a servizi specifici quali SerT, dormitori e mense. Gli operatori distribuiscono materiale sterile (siringhe e profilattici), alcuni generi alimentari (biscotti, cracker, bibite) e i buoni doccia. Vengono fatte medicazioni.
    Il servizio è gratuito.
    Ecco giorni, orari e luoghi in cui potrete trovare il bus:
    martedì 10.30-14.30: ponte Mosca (corso Giulio Cesare)
    mercoledì 17.00-19.30: lungo Dora Savona
    giovedì
    - 10.30-12.30: piazza Bozzolo (vicino al mercato di corso Spezia)
    - 13.30-16.30: ponte Mosca (corso Giulio Cesare)
    venerdì 12.00-16.00: ponte Mosca (corso Giulio Cesare)
    sabato
    - 10.00-11.00: via Marsigli angolo via Carriera
    - 11.30-15.00: lungo Dora Savona
  • NOT - Nucleo Operativo Tossicodipendenze - via del Carmine 12 c/o Prefettura Torino - Orario di ricevimento: lunedì-venerdì 9.00-11.30 - tel. 0115221453 - 0115221425
  • ONDA1 - Operatori Nuove Droghe ASL TO1 - via Farinelli 40/1 - 10135 Torino - tel. 0115665580 - 3357850556. L'accesso non richiede impegnativa del medico ed è aperto a tutti i residenti in Piemonte. Si può prenotare un colloquio telefonicamente.
    Nella bacheca del profilo Facebook http://facebook.com/ondauno.torino sono riportate alcune schede informative sulle nuove droghe.
    Il servizio è presente per contatti anche su MySpace http://www.myspace.com/ondauno - E-mail: onda1@aslto1.it
    Si rivolge prevalentemente a ragazze e ragazzi compresi nella fascia di età 14-30 anni e ha un approccio informale.
  • PIN - Progetto Itinerante Notturno - ASL TO2 - per informazioni: tel. 3666807561 http://progettopin.blogspot.com - E-mail: progetto.pin@gmail.com
    Prevede un intervento di strada, con l'ausilio di un camper, in prossimità dei luoghi e locali del divertimento notturno a Torino. Obiettivo è il contatto, anonimo e informale, e la relazione con i giovani.
    Le attività principali sono:
    - la sommistrazione del test alcolemico con etilometro;
    - la distribuzione di preservativi e alcoltest monouso e la diffusione di materiale informativo sulle principali sostanze psicotrope/psicoattive;
    - l'ascolto e l'accoglienza di racconti di situazioni problematiche, informazioni rispetto ai servizi preposti a interventi di presa in carico e risoluzioni efficaci.
  • RECREATIONAL DRUGS - ASL TO1 - via Nomis di Cossilla 2/A - 10137 Torino - tel. 01170953717 (segreteria del Dipartimento di Patologia delle Dipendenze) - Orario: per essere ricevuti si deve fissare un appuntamento telefonando negli orari di apertura del servizio: lunedì 9.00-13.00; martedì e giovedì 9.00-13.00/16.00-19.00; mercoledì e venerdì 9.00-13.00/14.00-16.00
    E-mail: recreationaldrug@asl102.to.it
    Progetto di prevenzione, diagnosi e cura che si pone l'obiettivo di intervenire su una fascia di disagio legato all'uso, occasionale o regolare di cocaina e delle nuove droghe. Il gruppo di lavoro è composto da medici, psicologi, educatori, assistenti sociali, che offrono consulenza e trattamento a ragazzi e giovani adulti, consumatori abituali o occasionali.
  • WEBCOCARE - Asl TO2 - via Artisti 24 - 10124 Torino - tel. 0118124101 - Orario: lunedì e venerdì 10.00-14.00 (accoglienza anche senza appuntamento)
    http://www.webcocare.it - E-mail: info@webcocare.it 
    Sul sito è disponibile una vasta sezione di link utili, una bibliografia e una pagina dedicata ai professionisti interessati ad approfondire la materia.
    Il progetto dell’Asl TO2 di Torino opera su due livelli, entrambi relativi all’uso e abuso di cocaina e derivati. Il primo è uno sportello sul territorio, l’altro un servizio on-line che permette di contattare lo staff, composto da diverse figure professionali: psicologi, medici, infermieri e assistenti sociali.
    Gli psicologi svolgono principalmente attività psicodiagnostiche, di consulenza e di psicoterapia (rivolta a singoli).
    I medici e gli infermieri approfondiscono l’aspetto diagnostico e svolgono funzioni di monitoraggio e cura.
    L’assistente sociale segue l’aspetto legale fornendo informazioni al singolo e alla famiglia e facendo da tramite con altri servizi.
    Lo sportello offre una modalità di contatto informale e garantisce l’anonimato di chi lo frequenta. Le attività si rivolgono sia a quanti sono direttamente interessati (consumatori, amici, familiari), sia a professionisti e a chi si avvicina alla materia per una semplice curiosità personale.
    Il primo livello di intervento è informativo, il secondo si rivolge alla cura della persona, considerata nel suo complesso di mente e corpo.
    Prevenzione, diagnosi e cura dalla dipendenza da cocaina sono gli obiettivi del servizio, che offre visite mediche, consulenza psicologico-sociale, trattamenti farmacologici.
    La fase di accoglienza è il primo momento di un percorso che si articola in sedute tematiche che coinvolgono in momenti diversi il consumatore e, a seconda dei casi, il partner, gli amici o i familiari. Negli incontri con gli psicologi si svolge un’analisi funzionale volta ad analizzare le situazioni in cui si assume cocaina, per riconoscere il desiderio, accettarlo e cercare di approntare strategie per gestirlo (per esempio distrarsi, comunicare con qualcuno, richiamare alla mente situazioni spiacevoli legate al consumo). L’utente è inoltre invitato ad affrontare il rapporto con il pusher, per avere la capacità di dire no al proprio fornitore.
    Si lavora sul riconoscimento e la presa di consapevolezza delle conseguenze negative che l’abuso di cocaina ha sui rapporti familiari, sul contesto lavorativo e sulla propria vita sociale.
    Attraverso lo sportello on-line si può contattare direttamente un operatore e avere informazioni sul servizio, sulla cocaina e sui suoi derivati, nonché consulenza. Per i consumatori c’è anche l’opportunità, attraverso un test, di verificare il proprio coinvolgimento nell’uso di sostanza. Tutto questo mantenendo l’anonimato.

Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)

Dove sei: 
Come riconoscere e curare queste malattie.

Introduzione

I problemi legati all’alimentazione vengono definiti in ambito medico Disturbi del Comportamento Alimentare - DCA e si riferiscono al disagio causato da un rapporto disturbato con il cibo e con il proprio corpo.

Si possono raggruppare in quattro tipologie principali:

  1. anoressia nervosa;
  2. bulimia nervosa;
  3. disturbo da alimentazione incontrollata (BED - Binge Eating Disorder);
  4. disturbi alimentari atipici (EDNOS - Eating Disorder Not Otherwise Specified, in italiano NAS - Non Altrimenti Specificati).

In alcuni casi è difficile distinguere nettamente tra anoressia e bulimia, perché queste due forme spesso si alternano o si sovrappongono. Ogni tipologia presenta inoltre delle varianti e delle sottotipologie, quali ad esempio l’ortoressia e il disturbo da dieta cronica (Dieting).

I Disturbi del Comportamento Alimentare possono causare seri problemi fisici, che sono reversibili, se il disturbo viene affrontato tempestivamente, ma quando la malattia non viene diagnosticata in tempi brevi diventano cronici e possono rivelarsi fatali. I DCA rappresentano oggi la prima causa di morte tra le giovani dai 12 ai 25 anni. Ogni anno si ammalano 500.000 ragazze e 1 su 10 muore.

Queste malattie hanno iniziato a manifestarsi in maniera intensiva nei paesi industrializzati dopo la seconda guerra mondiale, aumentando poi con grande rapidità a partire dagli anni ’70. Dagli anni ’90 i casi sono addirittura raddoppiati.

I soggetti più frequentemente colpiti sono le ragazze e le giovani donne in età compresa tra i 12 e i 35 anni, ma il fenomeno è in aumento anche tra la popolazione maschile.

Anoressia nervosa

Cos’è

L’anoressia nervosa è, insieme alla bulimia, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare. Le caratteristiche principali che la contraddistinguono sono il rifiuto del cibo e la paura ossessiva di ingrassare. Le persone anoressiche, spesso riconoscibili per l’eccessiva magrezza, ricorrono a diete drastiche o addirittura al digiuno totale pur di ottenere un calo del proprio peso corporeo.

L’anoressia viene ulteriormente suddivisa in due sottotipi:

  1. anoressia nervosa con restrizioni: si digiuna per mantenere il peso al di sotto della soglia minima;
  2. anoressia nervosa con abbuffate[1] e successive pratiche di eliminazione: si alternano al digiuno delle abbuffate incontrollate e si compensa l’eccessiva ingestione di cibo attraverso il vomito autoindotto, l’assunzione di lassativi o il ricorso a una frenetica attività fisica.

Alla base dell’insorgenza di tali disturbi ci sono una serie di fattori scatenanti, che creano l’illusione di poter spostare sul cibo il controllo che si pensa di non avere sulla propria vita. Le persone affette da questa malattia sono spesso insicure, eccessivamente preoccupate del giudizio altrui e perfezioniste. A tutto ciò si aggiungono:

  • difficoltà a relazionarsi con i propri familiari;
  • incapacità a rapportarsi con le persone;
  • insoddisfazione per il proprio aspetto fisico.

Anche i condizionamenti socio-culturali possono rivelarsi un fattore scatenante, proponendo modelli di donne magre e perfette fisicamente. In questo modo l’avvenenza e il successo risultano associati all’idea di magrezza, mentre il grasso corporeo si abbina, per pregiudizio, a personalità deboli e perdenti.

La malattia inizia spesso con una dieta: resistere alla tentazione del cibo rinforza il senso di autocontrollo e l’autostima. Se poi amici e conoscenti esprimono apprezzamenti per la forma fisica migliorata si è incoraggiati a continuare. Quando poi la dieta è troppo drastica, il corpo produce in quantità superiori alla norma un neurotrasmettitore chiamato serotonina, che funziona come sedativo sulla sofferenza fisica. Questa prima fase della malattia viene chiamata “luna di miele con l’anoressia”: ci si sente forti e vitali e si ha la sensazione di aver trovato il rimedio giusto per i propri problemi. Al contrario l’atto del mangiare viene vissuto come un fallimento. Ovviamente non tutte le persone che si mettono a dieta rischiano di ammalarsi di anoressia o bulimia, ma questo può accadere quando si associano eventi traumatici. Con il protrarsi della dieta la sensazione di benessere comunque scompare e cominciano a manifestarsi in maniera evidente i primi sintomi: depressione, fobia del cibo, percezione distorta dell’immagine del proprio corpo, paura d’ingrassare.

Sintomatologia

L’anoressia è molto difficile da diagnosticare, perché la sintomatologia si presenta in maniera piuttosto subdola e il malato ha la tendenza a nascondere la sua condizione o a negarne la gravità. Spesso passano mesi prima che il medico di base riesca a diagnosticare la malattia.
Esistono dei segnali che possono aiutare a formulare una diagnosi corretta:

  • eccessiva magrezza, con un indice di massa corporea[2] inferiore a 17,5;
  • paura d’ingrassare anche in presenza di un evidente stato di sottopeso. L’impressione che il peso non cali mai abbastanza è un assillo costante;
  • preoccupazione estrema per le forme corporee e percezione errata del proprio corpo. Nonostante l’eccessiva magrezza i soggetti anoressici si vedono sempre troppo grassi;
  • nei pazienti di sesso femminile amenorrea (ossia la mancanza del ciclo mestruale da almeno tre mesi consecutivi) oppure un ritardo dello sviluppo puberale.

Alcune delle conseguenze legate al protrarsi della malattia sono:

  • perdita del senso naturale di fame e sazietà;
  • fragilità ossea;
  • secchezza della cute;
  • insufficienza renale;
  • aritmie cardiache;
  • ipotensione e stati di debolezza;
  • disturbi del sonno;
  • intolleranza al freddo;
  • mancanza di zinco e perdita di sali;
  • carie dentaria;
  • cefalea;
  • aumento della predisposizione alle infezioni dovuto alla diminuzione dei leucociti nel sangue;
  • ipoglicemia;
  • dolori addominali e rallentato funzionamento di tutti gli organi legati alla digestione;
  • disturbi della crescita;
  • perdita di capelli;
  • crescita di una peluria diffusa, il cosiddetto languo;
  • atrofia del seno e dei testicoli;
  • diminuzione del desiderio sessuale o impotenza nei pazienti di sesso maschile;
  • sterilità;
  • astenia;
  • morte improvvisa.

Insorgono, inoltre, problemi di natura psichica quali ansia, depressione, sbalzi di umore, irritabilità, inquietudine, disturbi della concentrazione, perdita di interessi e tendenza all’isolamento.

Come si può curare

E' raro che si ottengano dei risultati in tempi brevi, ma se la diagnosi e il trattamento vengono effettuati tempestivamente e se il soggetto è motivato a farsi curare, le probabilità di guarigione sono maggiori.

La terapia può essere condotta a livello ambulatoriale se la malattia è a uno stadio iniziale, poiché, in questi casi, la perdita di peso non è tale da creare complicazioni mediche ed è preferibile non allontanare il paziente dal suo ambiente familiare. Quando invece il calo di peso è tale da mettere a rischio la vita stessa del malato è preferibile ricorrere al ricovero in ospedale o, nel caso di degenze prolungate, in cliniche specializzate nel settore dei disturbi psicosomatici. Il trattamento dovrebbe essere effettuato da un’équipe multidisciplinare, composta da medici, dietisti, psicologi e psicoterapeuti.

Gli interventi effettuati per curare l’anoressia sono di tipologia diversa:

  • psicoterapia: essa può prevedere varie forme di terapia individuale, familiare e di gruppo;
  • terapia farmacologica: l’uso degli psicofarmaci può rivelarsi utile per curare gli stati di depressione, ansia e fobia;
  • terapia nutrizionale: un dietista ha il compito di rieducare il paziente a uno stile di alimentazione corretto;
  • gruppi di auto-aiuto: sono d’aiuto al malato per portarlo ad avere consapevolezza di sé e a riconoscere il proprio disturbo;
  • colloqui con i genitori e i familiari per aiutarli a conoscere la malattia e sostenerli durante il percorso di cura del soggetto anoressico.

Bulimia nervosa

Cos’è

La bulimia nervosa è, insieme all’anoressia, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare. La sua caratteristica principale consiste in un’alternanza tra brevi digiuni, diete ferree e ingestione di una quantità smisurata di cibo. Il soggetto bulimico manifesta spesso un bisogno incontrollabile di assumere cibi altamente calorici. Non si mangia per il semplice gusto di farlo, ma per trovare conforto in momenti di depressione causati da alterazioni improvvise dell’umore, stati di ansia, stress. Le persone bulimiche generalmente non sono sotto-peso e anzi sono soggette a forti oscillazioni del peso corporeo da normale a sovrappeso.

La bulimia viene ulteriormente suddivisa in due sottotipi:

  1. bulimia nervosa senza pratiche di eliminazione: per perdere il peso acquistato ci si limita a digiunare o a praticare dell’esercizio fisico;
  2. bulimia nervosa con pratiche di eliminazione: per compensare l’abbuffata e ridurre il senso di sazietà si ricorre al vomito autoindotto e alll’uso di lassativi, diuretici e clisteri.

I fattori che possono provocare l’insorgere di questa malattia sono, prevalentemente, di natura psicologica e possono essere assimilati a quelli che sono alla base dell’anoressia.

Sintomatologia

Un soggetto è affetto da bulimia nervosa se manifesta i seguenti sintomi:

  • ricorso alle abbuffate almeno due volte alla settimana per tre mesi consecutivi;
  • utilizzo di comportamenti di compenso (vomito, lassativi, diuretici, enteroclismi, digiuno, esercizio fisico eccessivo) per prevenire l’aumento di peso;
  • preoccupazione eccessiva per il peso e per le forme corporee.

Per il soggetto bulimico l’abbuffata è una sorta di rituale programmato, mentre per il soggetto anoressico è qualcosa di improvvisato e saltuario. L’elemento più evidente per distinguere le due patologie è dato dal peso dei pazienti: sottopeso gli anoressici, normopeso o sovrappeso i bulimici.

Alcune delle conseguenze legate al protrarsi della malattia sono:

  • gonfiore alle ghiandole salivari e corrosione dei denti;
  • abrasione del dorso delle mani causato dal tentativo di indurre il vomito;
  • per i soggetti femminili possibili irregolarità del ciclo mestruale;
  • lesioni e infiammazioni dell’esofago;
  • dolori di stomaco;
  • crampi muscolari;
  • aritmie cardiache;
  • compromissione della funzionalità renale;
  • costipazione e flatulenza;
  • vertigini e disturbi della circolazione;
  • diminuzione dell’attività sessuale;
  • mal di gola.

Insorgono anche problemi di natura psichica quali depressione, alterazioni dell’umore, stati di ansia o di stress, irritabilità, inquietudine, disturbi della concentrazione, sensi di colpa e vergogna.

Come si può curare

Per curare la bulimia si utilizzano le stesse strategie degli interventi per l'anoressia:

  • psicoterapia: essa può prevedere varie forme di terapia individuale, familiare e di gruppo;
  • terapia farmacologica: l’uso degli psicofarmaci può rivelarsi utile per curare gli stati di depressione e di ansia;
  • terapia nutrizionale: un dietista ha il compito di rieducare il paziente a uno stile di alimentazione corretto;
  • gruppi di auto-aiuto: sono d’aiuto al malato per portarlo ad avere consapevolezza di sé e a riconoscere il proprio disturbo;
  • colloqui con i genitori e i familiari per aiutarli a conoscere la malattia e sostenerli durante il percorso di cura del soggetto bulimico.

Disturbo da alimentazione incontrollata (BED - Binge Eating Disorder)

Il disturbo da alimentazione incontrollata o BED - Binge Eating Disorder rientra a pieno titolo nelle patologie legate al comportamento alimentare.

Questo disturbo spinge il soggetto a compiere grandi abbuffate, in modo veloce e vorace, fino a raggiungere la completa sazietà. Esso è associato a forme di sovrappeso e a un’insorgenza precoce dell’obesità (con un indice di massa corporea superiore a 30). Esiste infatti una stretta correlazione tra queste due patologie: il BED colpisce circa il 30% dei soggetti obesi con una storia dietologica fallimentare. L’insorgenza può verificarsi in un periodo compreso tra la tarda adolescenza e i 40 anni.

Un soggetto affetto da BED manifesta i seguenti sintomi:

  • ricorso alle abbuffate almeno due volte alla settimana per 6 mesi consecutivi;
  • assenza di comportamenti di compenso sistematici;
  • preoccupazione per il peso e le forme corporee;
  • insorgenza precoce di forme di obesità;
  • scarsa autostima;
  • stati di depressione.

Gli episodi di alimentazione incontrollata sono associati alle seguenti caratteristiche:

  • mangiare molto rapidamente grandi quantitativi di cibo anche in assenza di appetito;
  • mangiare prevalentemente in solitudine a causa del senso di disgusto, disagio e imbarazzo causato dalla perdita di controllo sul cibo;
  • sentirsi in colpa dopo le abbuffate.

A scatenare l’abbuffata, che avviene solitamente fuori dai pasti principali, è quasi sempre un’emozione molto forte.
Si pensa che il BED sia legato a uno stato depressivo del soggetto, anche se non è chiaro se sia la depressione a innescarlo o il contrario. In ogni caso, l’abbuffata è un modo per riempire un vuoto interiore. Capire le cause è dunque molto importante per scegliere la terapia più adatta. Essa consiste prevalentemente nella combinazione di cure farmacologiche (antidepressivi) e psicologiche.

Sindrome dei mangiatori notturni (NES - Night Eating Syndrome)

Disturbo analogo è la sindrome dei mangiatori notturni o NES - Night Eating Syndrome, che presenta le stesse caratteristiche della sindrome da alimentazione incontrollata, con l’unica differenza che le abbuffate avvengono di notte. Nei soggetti affetti da questa sindrome si riscontra di solito un' inversione del ritmo ormonale giorno-notte (melatonina che influisce sul sonno e leptina che influisce sull'appetito). In sostanza, chi soffre di NES non sarebbe altro che un soggetto affetto da Binge Eating Disorder con ritmo giorno-notte invertito. Anche in questo caso si possono ottenere buoni risultati con le stesse cure impiegate per la sindrome da alimentazione incontrollata.

Disturbi Alimentari Atipici (EDNOS - Eating Disorder not Otherwise Specified o NAS - Non Altrimenti Specificati)

I Disturbi Alimentari Atipici sono caratterizzati dalla presenza di forti anomalie nel comportamento alimentare, ma non rientrano nella classificazione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali - DSM[3]. La presenza di sintomi e comportamenti simili a quelli riscontrabili anche nei disturbi alimentari fa sì che talvolta la diagnosi possa rivelarsi errata. Identificare un disturbo atipico e soprattutto non confonderlo con un altro disturbo del comportamento alimentare è di fondamentale importanza per intraprendere una terapia appropriata.

Questa categoria comprende:

  • patologie simili all’anoressia o alla bulimia, che vengono definite anche sindromi parziali o disturbi sotto soglia, perché mancano di uno o più criteri fondamentali richiesti per la diagnosi;
  • una serie di malattie ancora non completamente definite e delineate.

Si riporta di seguito una breve descrizione delle principali patologie ritenute atipiche:

  • la sindrome “mastica e sputa” (chewing and spitting): si masticano grandi quantità di cibo che poi non viene deglutito;
  • il disturbo da dieta cronica (dieting): caratterizzato da un controllo esasperato del peso e da una costante attenzione alla dieta. Le persone che controllano in questo modo il loro peso svolgono apparentemente una vita normale, ma le esigenze della dieta sono molto condizionanti, per cui può risultare problematico anche solo uscire a cena con gli amici;
  • l'ortoressia: è una forma di attenzione eccessiva alle regole alimentari. Si sceglie di alimentarsi solo con cibi che si considerano salutari o dai quali si possono trarre reali o presunti benefici. Può essere dovuta alla paura, a volte maniacale, di ingrassare o di non essere in perfetta salute;
  • vigoressia/bigoressia o dismorfismo muscolare (nota anche come "anoressia inversa"): colpisce prevalentemente i ragazzi e si manifesta quando c’è un’attenzione ossessiva per la forma fisica e lo sviluppo dei muscoli;
  • l’emetofobia: si teme di vomitare o di vedere altri farlo, per questo motivo si mangia meno e si dimagrisce;
  • l'anginofobia: si ha paura di deglutire e rimanere soffocati. Spesso, non viene diagnosticata sino ai 12/13 anni d’età. I soggetti che ne sono afflitti vivono un dramma quotidiano, in particolare, al momento dei pasti. Il malato vede nel cibo un nemico e soffre regolarmente di attacchi di panico.

I disturbi atipici sono  numerosi e non ancora del tutto definiti, per cui l’elenco riportato non è completo ed esaustivo.

[1] Un’abbuffata è caratterizzata da: consumo di una grande quantità di cibo e sensazione di perdere il controllo sull’atto del mangiare.
[2] L’Indice di Massa Corporea o Body Mass Index (BMI) è il rapporto tra il peso e l’altezza.
[3] Il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders - Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, noto anche con l'acronimo DSM, è uno degli strumenti diagnostici per disturbi mentali utilizzato da medici e psichiatri di tutto il mondo.

Riferimenti utili

  • ABA - Associazione per lo Studio dell’Anoressia e della Bulimia - numero verde 800165616 (attivo da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 19.00)
    http://www.bulimianoressia.it - E-mail: info@bulimianoressia.it
    L'Associazione è impegnata nella ricerca, prevenzione, assistenza e informazione nel campo dei disordini alimentari e dei problemi psicologici connessi.
  • AIDAP - Associazione Italiana Disturbi dell'Alimentazione e del Peso - via Sansovino 16 - 37138 Verona - tel. 0458103915 fax 0458102884
    http://www.positivepress.net/aidap - E-mail: info@aidap.org
    L’associazione si propone di diffondere la conoscenza scientifica dei disturbi dell'alimentazione. Organizza incontri, seminari e altre attività di informazione nel campo medico, psicologico, scolastico e sociale.
  • FIDA - Federazione Italiana Disturbi Alimentari - via Sallustiana 1/A - 00187 Roma
    http://www.fidadisturbialimentari.it
  • SISDCA - Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare - c/o Centro Psicologia Maieutike - via Fossolo 10 - 40138 Bologna - tel. 3357896429 (dott.ssa Tarrini) - 3495415435 (dott.ssa Zanetti)
    http://www.disturbialimentazione.it - E-mail: segreteria.sisdca@gmail.com
    L'ente promuove studi, ricerche e iniziative culturali sui disturbi dell’alimentazione e le loro complicanze. Opera nei settori dell’assistenza socio-sanitaria, della prevenzione, dell’istruzione, della formazione e della ricerca.
  • SOS disturbi alimentari - numero verde nazionale 800180969 (attivo da lunedì a venerdì 24 ore su 24) - psicologi, nutrizionisti, dietisti offrono un servizio di counseling, ascolto e informazioni sulle strutture sanitarie presenti nelle diverse regioni italiane.
  • http://www.disturbialimentarionline.gov.it - sito del Ministero della Salute dedicato ai Disturbi del Comportamento Alimentare.

Informazioni locali

Si riporta di seguito un breve elenco di enti e associazioni che, a Torino, forniscono assistenza medica e psicologica ai malati e alle loro famiglie.

  • AREA G - via Silvio Pellico 34 - 10125 Torino - tel. 01119820803 - 3460562849 (il cellulare è attivo venerdì dalle 9.00 alle 12.00)
    http://www.areag.net - E-mail: areagpiemonte@libero.it
    Area G è un’associazione di psicoterapeuti, patrocinata dalla Regione Piemonte, dalla Provincia di Torino e dalla Circoscrizione 8, che si occupa dello studio delle dinamiche giovanili. Nell’ambito del Progetto-pilota “Incidenti” offre gratuitamente 8/10 colloqui, garantendo la massima riservatezza, a giovani, tra i 16 e i 24 anni con blocchi emotivi conseguenti a eventi traumatici.
  • ARIA - via Giolitti 40/B - 10123 Torino - tel. 0118126637 - Orario: lunedì, mercoledì e venerdì 14.30-18.30; martedì 10.30-12.30/14.30-18.30; giovedì 9.30-12.30/14.30-18.30
    http://www.comune.torino.it/infogio/aria/index.htm
    http://www.arianetwork.ning.com
    E-mail: aria@comune.torino.it
    E’ un centro d’ascolto psicologico, gestito dal Comune di Torino e rivolto a ragazzi di età compresa tra 13 e 21 anni, in cui operano psicoterapeuti, educatori e counselor. Il servizio è gratuito.
  • CENTRO AMENORREE - Ospedale Sant’Anna - corso Spezia 60 - 10126 Torino - tel. 0116640510 (Centro Unificato Prenotazioni) - tel. 0113134340 (ambulatorio) - Orario: lunedì-venerdì 8.00-16.00
  • CENTRO CLINICO EDA - Eating Disorders Association - corso Cairoli 6 - 10123 Torino - cellulare 3475862041 (responsabile: dott.ssa Benedetto)
    http://www.centroclinicoeda.it - E-mail: edacentroclinico@gmail.com
    E' costituito da un'équipe multidisciplinare che segue i pazienti con distrubi del comportamento alimentare.
  • CENTRO PILOTA REGIONALE PER LA DIAGNOSI, LO STUDIO E LA CURA DEI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE - c/o Ospedale San Giovanni Battista “Molinette” - via Cherasco 11, ambulatorio al 3° piano - 10126 Torino - tel. 0116336201 - Orario: lunedì-venerdì 8.30-16.00. Sono previsti anche incontri settimanali con genitori.
    http://www.centrodcapiemonte.unito.it
  • CEPSI - Centro Psicoanalitico di Trattamento dei Malesseri Contemporanei - via Guastalla 13 bis - 10124 Torino - tel. 0118170959 - 0117630837 - Orario prima accoglienza: lunedì 14.00-16.00; martedì e venerdì 10.00-13.00; mercoledì 16.00-18.00; giovedì 13.00-16.00. Orario trattamenti: lunedì 16.00-19.00; martedì 17.00-19.00; mercoledì 13.00-16.00; giovedì 16.00-20.00; venerdì 13.00-15.00
    http://www.cepsi.it - E-mail: info@cepsi.it
  • FIDA - Federazione Italiana Disturbi Alimentari - via Cordero di Pamparato 6 - 10143 Torino - tel. 0117719091 - Orario segreteria: lunedì-venerdì 9.00-18.00
    http://www.fidadisturbialimentari.com/centri-fida/fida-torino - E-mail: torino@fidadisturbialimentari.it

Contraccezione

Premessa

Il tema della contraccezione è sicuramente una questione delicata su cui spesso si ha una scarsa informazione. L’ignoranza o le idee non corrette sui metodi contraccettivi possono portare a vivere male la propria sessualità, perché i rapporti sessuali sono legati alla paura di una gravidanza non voluta o al timore di contrarre infezioni sessualmente trasmissibili.
Con questa scheda presentiamo sinteticamente i principali metodi contraccettivi, ma consigliamo di rivolgersi anche al proprio medico o agli operatori di un consultorio per chiarire tutti i dubbi ed essere indirizzati a una scelta consapevole dell’uso degli anticoncezionali.

Per maggiori informazioni su temi legati alla sessualità, si consiglia la lettura di altre due Schede Orientative: Consultori e Malattie a Trasmissione Sessuale.

Metodi contraccettivi

Scopo della contraccezione è quello di controllare, in modo preventivo, temporaneo e reversibile, il processo della riproduzione.
I metodi contraccettivi possono essere: di barriera o meccanici, ormonali, chimici, naturali e infine chirurgici (irreversibili).
La scelta del metodo contraccettivo è molto intima e personale, ma è preferibile rivolgersi a operatori sanitari specializzati (medici, ginecologi, andrologi, sessuologi) per decidere quale sia quello più adatto per sé.

Metodi barriera o meccanici

Il profilattico

Che cos’è? Detto anche preservativo o condom, fa parte dei metodi anticoncezionali di barriera per uso maschile. E’ costituito da una guaina in lattice (ma ne esistono anche in altri materiali), sottile ma resistente, che deve essere applicata sul pene eretto, subito prima del rapporto sessuale, per impedire che il liquido seminale entri in contatto con la vagina. E’ un metodo abbastanza sicuro ed è l’unico contraccettivo che protegga dall’HIV (virus dell’AIDS) e dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili. E’ facilmente reperibile; si può, infatti, acquistare in farmacia, al supermercato, in tabaccheria o presso i distributori automatici senza bisogno della ricetta medica.

Come funziona? L’efficacia contraccettiva del profilattico dipende dal suo buon utilizzo. Il preservativo deve essere srotolato lungo il pene eretto, dopo aver svuotato dell’aria il serbatoio destinato a raccogliere il liquido seminale. Se il serbatoio non c’è, occorre lasciare sulla punta del profilattico un centimetro libero. Inoltre, bisogna toglierlo immediatamente dopo la fine del rapporto, tenendolo fermo alla base, per evitare fuoriuscite di liquido seminale.

Ci sono inconvenienti? L’uso scorretto del preservativo o la sua rottura durante il rapporto possono causare gravidanze indesiderate e rendere inefficace la protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili. Per questo è necessario conservare i profilattici in un luogo riparato (evitare, quindi, il portafogli!), in quanto il materiale con cui sono fatti è sensibile alla luce, all’umidità e al calore. Il preservativo non deve essere utilizzato in concomitanza con oli lubrificanti, che potrebbero romperlo. Bisogna utilizzare un profilattico nuovo per ogni rapporto sessuale.
Nel caso in cui uno o entrambi i partner siano allergici al lattice, esistono comunque in commercio profilattici prodotti con altri materiali altrettanto resistenti e sicuri.

Anche se è poco pubblicizzato e difficilmente reperibile in Italia (si trova solo nelle farmacie più fornite), esiste anche il profilattico femminile o femidom. Si tratta di una guaina trasparente di poliuretano dotata di due anelli flessibili: uno interno, che serve per introdurre il dispositivo in vagina e per mantenerlo fermo contro il collo dell'utero; uno esterno, che rimane fuori dalla vagina durante il rapporto sessuale e che, dopo essere stato attorcigliato su se stesso, serve per rimuovere la guaina a fine rapporto. Bisogna usare un profilattico nuovo per ogni rapporto sessuale.

La spirale o IUD

Che cos’è? La spirale o IUD (IntraUterine Device) è un metodo contraccettivo meccanico. Consiste in un piccolo supporto in plastica avvolto da un filo di rame (da qui il nome spirale), che viene inserito nell’utero tramite una piccola cannula flessibile, solitamente durante il ciclo mestruale, da un ginecologo esperto. Se si decide di utilizzare questo contraccettivo è necessario sottoporsi prima a un’accurata visita ginecologica e al Pap Test. Questo esame consiste nel prelievo, mediante una spatola di legno o plastica, di alcune cellule sulla superficie del collo uterino (cervice) e all'interno del canale cervicale, che verranno poi esaminate per determinare la presenza di eventuali anomalie.
Sarà il ginecologo a effettuare l’applicazione e la rimozione della spirale. Si tratta di un contraccettivo che ha una percentuale di fallimento molto bassa.

Come funziona? L’azione della spirale è collegata a lievi modificazioni locali della mucosa uterina, capaci di disturbare il processo di fecondazione e/o di annidamento dell’ovulo; la sua funzione è quella di fermare gli spermatozoi prima che entrino in contatto con l’ovulo.
La spirale di ultima generazione o IUS (32 millimetri) è una via di mezzo tra una spirale e una pillola. Essa contiene, infatti, anche un ormone progestinico che viene rilasciato in piccole dosi nella cavità uterina, aumentando considerevolmente la copertura contraccettiva.

Ci sono inconvenienti? E’ un metodo contraccettivo molto efficace e svolge un’azione anticoncezionale permanente per anni (a seconda del tipo, la spirale va sostituita ogni 2, 3 o 5 anni). Se ne consiglia l’uso alle donne che hanno già avuto figli, mentre è da evitare se ci sono infiammazioni agli organi genitali. In alcuni casi, può provocare perdite intermestruali e crampi addominali.

Importante: la spirale non protegge dall’HIV (virus dell’AIDS) e dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili.

Il diaframma

Che cos’è? Fa parte dei metodi di barriera ed è una calotta semisferica in lattice o caucciù, fissata su un anello flessibile che la donna colloca sul fondo della vagina. Il materiale di cui è costituito è più resistente rispetto a quello del preservativo. La sua funzione è quella di ricoprire il collo dell’utero e creare una barriera che impedisca il passaggio degli spermatozoi. Al diaframma viene associata una crema spermicida, che ne aumenta la sicurezza contraccettiva.

Come funziona? Al ginecologo spetta la prescrizione del diaframma più adatto alla donna, la spiegazione del modo corretto per inserirlo e delle problematiche legate al suo utilizzo. La sicurezza nell’uso del diaframma dipende in gran parte dalla dimestichezza della donna nel posizionarlo in maniera corretta. Durante il rapporto il diaframma si può spostare, quindi deve essere cosparso di crema spermicida, prima e dopo. E’ importante ricordare che non va tolto prima che siano passate almeno sei ore dal rapporto. Se non si usa la crema spermicida la sua efficacia diminuisce notevolmente.

Ci sono inconvenienti? Il diaframma è un mezzo puramente meccanico; bisogna inserirlo prima di ogni rapporto sessuale e non interferisce con le normali funzioni dell’apparato riproduttivo. Alcune persone considerano fastidioso l’uso di prodotti spermicidi e questo limita molto il potere contraccettivo del diaframma. Infine, in presenza di infezioni genitali occorre interromperne l’utilizzo fino alla completa guarigione.

Importante: il diaframma non protegge dall’HIV (virus dell’AIDS) e dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili.

Metodi ormonali

La pillola

Che cos’è? La pillola è considerata il sistema contraccettivo più sicuro e rientra tra i cosiddetti metodi ormonali. E’ composta da due sostanze simili agli ormoni prodotti normalmente dalla donna (estrogeno e progesterone). Assunta quotidianamente inibisce gli ormoni che inducono l’ovulazione. Inoltre provoca l’ispessimento della mucosa cervicale, rendendo più difficile il passaggio degli spermatozoi lungo la cervice (parte inferiore dell’utero) e la riduzione dello spessore dell’endometrio (mucosa che riveste la cavità interna dell’utero), impedendo di fatto la fecondazione.

Esistono tipi diversi di pillole:

  1. monofasica: mantiene lo stesso dosaggio ormonale per tutta la durata del ciclo di assunzione;
  2. bifasica: i dosaggi di estrogeno e progestinico non sono costanti ma variano durante il ciclo di assunzione;
  3. trifasica: l’apporto ormonale ha tre dosaggi differenti, che variano durante il ciclo di assunzione.

La pillola viene prescritta dal ginecologo che, generalmente, richiede degli esami del sangue e delle visite di controllo. Spetta a lui individuare quella più adatta.

Come funziona? La pillola blocca la maturazione dell’ovulo mettendo le ovaie a riposo. Va presa quotidianamente per 21 giorni, sempre alla stessa ora (o comunque nella stessa fascia oraria) a partire dal primo giorno delle mestruazioni. Dopodiché si sospende l’assunzione per una settimana, durante la quale compare il flusso mestruale.
Esistono anche pillole a basso dosaggio, la cui assunzione dura 24 giorni con 4 giorni di pausa, durante i quali compare il ciclo mestruale. In entrambi i casi, dopo il periodo di sospensione di 7 o 4 giorni, l’assunzione della pillola va ripresa anche se il ciclo mestruale non è ancora terminato.
E’ stata, inoltre, presentata al recente congresso della Società Europea di Ginecologia di Roma, la prima pillola bio Klaira. Si definisce naturale perché rilascia l’estradiolo, estrogeno prodotto dalla donna e non sostanze sintetiche, cui si aggiunge un progestinico. Grazie alla nuova tipologia di assunzione - 28 compresse (di cui 2 placebo) al posto delle tradizionali 21 pillole - mette anche al riparo da fatali dimenticanze.
Per le donne in fase di allattamento è disponibile in commercio una pillola contraccettiva a base di solo progestinico, che inibisce l'ovulazione senza influenzare la produzione e la quantità di latte materno.

Ci sono inconvenienti? La pillola moderna è a basso dosaggio ormonale ed è in genere ben tollerata. In alcuni casi, tuttavia, può causare nausea, mal di testa, disturbi circolatori, calo del desiderio, riduzione della lubrificazione vaginale. Per contro, allevia i dolori mestruali e riduce il rischio di cisti e di cancro alle ovaie.
La pillola è il contraccettivo più sperimentato ed efficace. I rari casi di fallimento sono spesso dovuti a uno scorretto utilizzo, per esempio, dimenticarne l’assunzione. Se ci si scorda di prendere una pillola, è necessario assumerla entro 12 ore dall'ora in cui si sarebbe dovuto farlo. In questo caso, si può continuare regolarmente l'assunzione con la stessa sicurezza. Se, invece, sono trascorse più di 12 ore, la protezione contraccettiva può diminuire e, pur continuando a prendere regolarmente le rimanenti pillole della confezione, sarà necessario, per tutto il ciclo, utilizzare un metodo contraccettivo di supporto (preservativo). Bisogna fare molta attenzione se, nelle prime ore seguenti l'assunzione della pillola (3-4 ore), si ha un episodio di vomito o diarrea. In questo caso non si può essere certe che l’organismo abbia già assorbito la pillola ed è necessario prenderne un’altra da una nuova confezione di riserva. L’assunzione di alcuni farmaci può abbassare la sicurezza contraccettiva della pillola, per questo è meglio consultare sempre il medico prima di assumere medicine.
E’ fondamentale eseguire periodicamente analisi di controllo per scongiurare il rischio di trombosi (coagulazione del sangue in vene o arterie), l’effetto collaterale più grave che la pillola può causare, e per controllare la risposta dell’organismo a questo apporto ormonale.

Importante: la pillola anticoncezionale non protegge dall’HIV (virus dell’AIDS) e dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili.

L’anello vaginale

Che cos’è? Fa parte dei metodi ormonali endovaginali. E’ un anello trasparente e flessibile fatto di un materiale atossico e biocompatibile che deve essere inserito in vagina. Viene considerato un contraccettivo a basso dosaggio in quanto contiene due ormoni sessuali femminili (estrogeno e progesterone), che vengono rilasciati lentamente nel sangue durante tutto il ciclo. Il suo utilizzo deve essere preceduto da una visita ginecologica durante la quale lo specialista illustra le modalità di inserimento e rimozione dell’anello in vagina.

Come funziona? La donna inserisce l’anello in vagina il 5° giorno del ciclo e lo lascia per 3 settimane, al termine delle quali lo deve rimuovere. Per 7 giorni si deve osservare una pausa durante la quale compare il flusso mestruale. Dopo questa settimana deve essere inserito un nuovo anello anche se il flusso non è terminato.

Ci sono inconvenienti? L’anello contraccettivo è un metodo che rilascia gli ormoni direttamente nel sangue senza passare per l’apparato gastrointestinale. Quindi eventuali episodi di vomito e diarrea non hanno alcun effetto sull’azione degli ormoni e sulla sicurezza contraccettiva, al contrario di quanto succede con la pillola anticoncezionale. Non provoca fastidio né durante il rapporto sessuale, né durante tutte le altre normali attività, compresa quella sportiva.

Importante: l’anello vaginale non protegge dalle infezioni dell’HIV (virus dell’AIDS) e dalle altre malattie sessualmente trasmissibili.

Il cerotto transdermico

Che cos’è? Fa parte dei sistemi transdermici, in quanto le sostanze contenute nel cerotto passano nel sangue attraverso la pelle, ed è considerato un metodo ormonale. Si tratta di un cerotto sottile, di forma quadrata, che contiene due ormoni sessuali femminili (estrogeno e progesterone). L’utilizzo deve essere preceduto da una visita ginecologica.

Come funziona? Va applicato sulla pelle pulita delle natiche, dell’addome, dell’estremità del braccio, mai sul seno o sulla pelle irritata, il 1° giorno del ciclo mestruale. Deve essere sostituito ogni 7 giorni con un nuovo cerotto, che può essere applicato sulla stessa parte anatomica, ma non sulla stessa zona di pelle. Dopo 3 settimane, l’utilizzo va sospeso per 7 giorni, durante i quali compare il flusso mestruale. Al termine di questa settimana, anche se il flusso mestruale è ancora in atto, si deve utilizzare un nuovo cerotto transdermico.

Ci sono inconvenienti? Essendo un metodo ormonale, si possono presentare inconvenienti simili a quelli della pillola.

Importante: il cerotto transdermico non protegge dall’HIV (virus dell’AIDS) e dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili.

Il pillolo

Da marzo 2009 è iniziata presso l’ospedale Sant’Orsola di Bologna, unico centro in Italia ad aver aderito al progetto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, una nuova fase di sperimentazione del contraccettivo ormonale maschile. Associando progestinico e testosterone, permette di sopprimere gli ormoni che stimolano i testicoli a produrre gli spermatozoi. Si assume tramite iniezione degli ormoni a intervalli di 6 o 8 settimane.
L’indagine durerà un paio d’anni e sarà la prosecuzione di un primo ciclo di studi conclusosi nel 2002, che aveva coinvolto 350 persone in tutta Europa. Se i risultati della sperimentazione, che coinvolgerà per i prossimi due anni coppie stabili di età compresa fra i 21 e i 45 anni, saranno positivi, il farmaco potrebbe essere messo in commercio nel 2013.

Metodi chimici

Spermicidi

Quali sono? In aggiunta agli altri metodi anticoncezionali, è possibile far ricorso a creme o gel spermicidi. Si tratta di un’ampia categoria che comprende creme, gelatine, ovuli, schiume la cui funzione è quella di immobilizzare gli spermatozoi dopo l’eiaculazione in vagina.

Come funzionano? Devono essere introdotti profondamente in vagina, in modo da ricoprire bene il collo dell’utero, al massimo un’ora prima del rapporto sessuale, per evitare che le sostanze chimiche tensioattive che contengono si disattivino. Devono essere nuovamente applicati a ogni successivo rapporto, in quanto la loro efficacia è limitata a un periodo di trenta o sessanta minuti.

Ci sono inconvenienti? Gli effetti collaterali sono rari: possono verificarsi forme di allergia o irritazioni. Sono insufficienti dal punto di vista dell’efficacia se vengono utilizzati da soli: infatti, questi metodi dovrebbero servire a rendere più sicuri gli altri sistemi contraccettivi. Gli spermicidi sono disponibili senza alcuna ricetta o visita medica e il loro utilizzo può essere interrotto in qualsiasi momento.

Importante: gli spermicidi non offrono protezione dall’HIV (virus dell’AIDS) e dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili.

Metodi naturali

Questi metodi rispettano gli equilibri naturali del corpo, cioè non prevedono l’assunzione di farmaci o l’introduzione di dispositivi, ma richiedono tuttavia un lungo apprendimento e molta attenzione nell’utilizzarli. Chi vuole adottare una contraccezione naturale di solito combina vari metodi. Informazioni più dettagliate sui metodi naturali potranno essere fornite dal ginecologo.
In questa categoria rientrano il metodo Ogino-Knaus, il metodo Billings e il metodo della temperatura basale.

Attenzione: si tratta di metodi scarsamente affidabili poiché la loro efficacia è legata alla regolarità del ciclo sessuale femminile e alla conoscenza che la donna ha del proprio corpo.

Ogino Knaus

E’ un metodo che permette di calcolare i giorni fecondi della donna, durante i quali bisogna astenersi dai rapporti sessuali. Per una donna il ciclo mestruale è, generalmente, di 28 giorni e il periodo in cui è più probabile che sia fertile è tra il 7° e il 18° giorno, spazio di tempo nel quale avviene l’ovulazione. L’ovulo vive dalle 12 alle 24 ore e gli spermatozoi mantengono la loro capacità fecondante all’interno dell’utero per 3/4 giorni. Considerando tutto ciò e monitorando l’andamento del ciclo per almeno 6 mesi, secondo questo metodo si possono fare dei calcoli abbastanza precisi per definire il periodo fertile della donna. Per evitare il concepimento è necessario astenersi dai rapporti durante tale periodo.
L’indice di fallimento di questo metodo è molto elevato, in quanto la durata del ciclo è un parametro estremamente variabile da donna a donna e può essere influenzato da diversi fattori esterni.

Metodo Billings

Si basa sull’osservazione del muco cervicale durante il periodo dell’ovulazione: la donna impara a riconoscere, in base alla qualità delle perdite vaginali e alle sensazioni di umido o di secco che le rimanda la vagina, se si trova in un periodo fertile o meno. Per utilizzare questo sistema è necessario seguire un corso di formazione. E’ un metodo spesso insegnato nei corsi prematrimoniali nelle parrocchie e nei consultori di ispirazione cattolica.

Temperatura basale

La temperatura basale è la temperatura del corpo umano che si registra al momento del risveglio, prima di compiere qualunque attività. Il suo rilievo serve per individuare il momento preciso dell'ovulazione: infatti la temperatura basale varia in relazione alla quantità di progesterone (ormone secreto dalla donna) presente in circolo a seconda della fase del ciclo in cui si trova la donna. Esistono particolari termometri basali coi quali tutti i giorni al mattino, prima di alzarsi e fare qualsiasi altra cosa, bisogna misurare la propria temperatura (per via orale, vaginale o rettale). Essa deve essere segnata su un grafico, che determinerà le variazioni del ciclo e quindi i periodi fertili durante i quali si dovrà praticare l’astinenza.

Metodi chirurgici

Attenzione: i metodi di contraccezione chirurgici sono destinati alle persone che non vogliono definitivamente avere figli. L'azione contraccettiva di questi metodi è permanente e irreversibile, perciò l'annullamento dell'operazione non è possibile.
Di seguito analizzeremo il metodo della legatura delle tube, operazione che viene effettuata sulle donne e la vasectomia, che riguarda gli uomini.

Importante: i metodi chirurgici non proteggono dall’HIV (virus dell’AIDS) e dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili.

Legatura delle tube

Ogni mese una delle ovaie della donna rilascia un ovulo, che si dirige verso l'utero attraverso le tube di Falloppio. Se l’ovulo viene in contatto con uno spermatozoo che lo feconda, la donna rimane incinta. La chiusura delle tube è una piccola operazione, effettuata in ospedale, che dura circa 30 minuti e consiste nel bloccare le tube di Falloppio, in modo tale che l’ovulo e lo spermatozoo non possano entrare in contatto. L'operazione non comporta l’asportazione di alcun organo e la chiusura delle tube non causa la menopausa. Dopo l'operazione, le ovaie producono ancora gli ormoni femminili e il ciclo mestruale non cessa. L'operazione non causa modifiche alla pelle, ai seni o al peso della donna. Il cambiamento radicale è che la donna non potrà più avere figli.

Vasectomia

Gli spermatozoi creati nei testicoli di un uomo passano attraverso due tubicini (dotti deferenti), si mescolano con lo sperma, ed escono dal pene. Se vengono a contatto con l’ovulo della donna possono condurre a una gravidanza. La vasectomia è un’operazione, durante la quale questi due dotti deferenti vengono tagliati e legati in modo da impedire agli spermatozoi di mischiarsi con lo sperma (liquido seminale) e rendendo impossibile, in questa maniera, la fecondazione. L’operazione viene effettuata in anestesia locale, presso una struttura ospedaliera. Dopo una vasectomia, un uomo non ha alcun impedimento nel rapporto sessuale ma perde per sempre la possibilità di avere figli.

Il “computer”

Che cos’è? Non è propriamente un metodo contraccettivo: si tratta di un apparecchio che aiuta a identificare i giorni fertili, nelle donne con ciclo regolare. Si basa sulla misurazione nella concentrazione urinaria di due ormoni.

Come funziona? All’interno della confezione sono presenti degli stick; uno di questi deve essere immerso nella prima urina del mattino e successivamente introdotto nell’apparecchio. Il “computer” è dotato di spie luminose che, una volta introdotto lo stick, comunicano, a seconda della luce che si accende, se il giorno è fertile (luce rossa) o meno (luce verde), o se il computer necessita di ulteriori informazioni (luce gialla). Nel corso del primo mese, l’operazione va ripetuta diverse volte, successivamente ne basteranno meno.

Ci sono inconvenienti? L’efficacia di questo dispositivo dipende dalla regolarità del ciclo di una donna. Il suo costo è piuttosto elevato.

Importante: il "computer" non protegge dall’HIV (virus dell’AIDS) e dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili.

Contraccezione d’emergenza: la pillola del giorno dopo

Viene compresa tra i metodi anticoncezionali, ma può essere definita come contraccezione d’emergenza. Se si teme di incorrere in una gravidanza indesiderata (a causa della rottura del preservativo o del mancato utilizzo di un metodo anticoncezionale), si può richiedere al ginecologo, a un consultorio oppure in ospedale la prescrizione della cosiddetta "pillola del giorno dopo”.

Come agisce? Il farmaco ha la funzione di bloccare l’ovulazione in corso e di impedire la fecondazione.

Come si usa? La confezione contiene due compresse da assumere preferibilmente entro 48, massimo 72 ore dal rapporto ritenuto a rischio. L'efficacia sarà tanto maggiore quanto più tempestiva ne sarà l'assunzione. Se correttamente assunto, il farmaco è efficace nel 75% dei casi. Indicazioni, controindicazioni e possibili effetti collaterali dovranno essere di volta in volta accuratamente valutati dal ginecologo, prima della prescrizione.

Attenzione: non tutti i medici prescrivono questo farmaco. In Italia il diritto all'obiezione di coscienza è concesso per legge solo nell'interruzione volontaria di gravidanza. Alcuni medici (obiettori di coscienza) considerano la “pillola del giorno dopo” come uno strumento abortivo, pertanto potrebbero rifiutarsi di prescriverla.
E’ molto importante capire che la “pillola del giorno dopo” non è un metodo anticoncezionale e non va assolutamente usato come tale. Per vivere al meglio la propria sessualità, con tranquillità e sicurezza, bisogna essere consapevoli dei rischi a cui si va incontro e prendere le dovute precauzioni prima di avere un rapporto sessuale. La pillola del giorno dopo serve nei casi in cui i contraccettivi non hanno funzionato in modo corretto, ad esempio quando il preservativo si sia rotto.

Dal 19 novembre 2011 è arrivata in commercio, anche in Italia, la "pillola dei 5 giorni dopo", che può essere assunta entro 120 ore da un rapporto sessuale ritenuto a rischio. Si può acquistare in farmacia, esibendo la prescrizione del medico e un test di gravidanza con esito negativo. La pillola è a carico della richiedente e ha un costo di € 35.

Dove informarsi?

La principale figura di riferimento per il benessere e la salute intima della donna è il ginecologo. Anche quando non ci sono problemi particolari, una visita preventiva può aiutare a verificare che tutto sia regolare, a chiarire dubbi e curiosità ed eventualmente a impostare una contraccezione corretta. La visita ginecologica può essere effettuata:

  • presso gli ambulatori ginecologici degli ospedali;
  • presso gli ambulatori mutualistici delle ASL (Aziende Sanitarie Locali);
  • presso gli studi privati di ginecologi;
  • presso i consultori familiari, pubblici o privati.

Molti consultori familiari dedicano una parte dell’orario di apertura agli adolescenti.
Per un elenco dei consultori presenti a Torino, consulta la Scheda Orientativa Consultori.

Consultori

Servizi pubblici, a Torino e cintura, presso i quali è possibile avere informazioni sui metodi contraccettivi, sottoporsi a visite ginecologiche gratuite e saperne di più sulle infezioni sessualmente trasmissibili.

Il consultorio familiare

Che cos’è?

Il consultorio familiare è un servizio socio-sanitario, territoriale, istituito dalla Legge n. 405/1975[1].
I consultori sono strutture sanitarie che si occupano di consulenza, prevenzione, diagnosi e terapia. Offrono indicazioni e assistenza a singoli e coppie in relazione alle tematiche della sessualità: contraccezione, procreazione responsabile, gravidanza, prevenzione e cura delle infezioni sessualmente trasmissibili e delle malattie ginecologiche femminili.
Presso i consultori è possibile farsi prescrivere test di gravidanza ed esami medici come mammografie e Pap test. Il servizio si occupa, inoltre, delle procedure connesse all’attuazione della Legge n. 194/1978[2] relativa all’interruzione volontaria della gravidanza.
All’interno di queste strutture operano medici qualificati, ginecologi, ostetriche, psicologi, assistenti sociali e infermieri, ai quali è possibile rivolgersi per avere informazioni, assistenza e aiuto.

A chi si rivolge

Il consultorio familiare svolge un ruolo particolare di riferimento nei confronti della donna. Sono offerti, infatti, i mezzi necessari e le informazioni più idonee a promuovere o a prevenire la gravidanza, tutelando quindi la salute della madre e del bambino fin dal suo concepimento.
Il consultorio familiare ha il compito di occuparsi, più in generale, dei problemi che riguardano le relazioni personali non solo all’interno della coppia, ma anche tra genitori e figli, in particolare adolescenti.

Quali prestazioni fornisce

Presso i consultori vengono fornite le seguenti prestazioni:

  • prescrizione di contraccettivi;
  • prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale;
  • attività di informazione, di educazione alla sessualità e alla procreazione responsabile, anche presso le scuole;
  • visite ostetrico-ginecologiche alle donne in età fertile;
  • attività di diagnosi precoce dei tumori della sfera genitale femminile (Pap test);
  • attività di certificazione e colloqui per l’interruzione volontaria di gravidanza;
  • assistenza alla donna in gravidanza e prevenzione delle malattie congenite ed ereditarie;
  • corsi di preparazione al parto.

Le consulenze sono fornite da personale qualificato in medicina, psicologia, assistenza sociale e legale.

Modalità di accesso

I consultori familiari possono essere sia pubblici sia privati.
Il servizio offerto dal consultorio pubblico è totalmente gratuito e possono usufruirne tutti i cittadini italiani e gli stranieri residenti o che soggiornino, anche temporaneamente, sul territorio italiano, anche se non iscritti al Servizio Sanitario Nazionale.
Per colloqui informativi con il personale non medico si può accedere liberamente al servizio durante l’orario di apertura. Le consulenze e le visite con i medici avvengono, invece, su appuntamento da concordare telefonicamente o di persona. Per usufruire di questi servizi è necessario rivolgersi al consultorio di competenza territoriale.

Gli spazi per adolescenti

Presso alcuni consultori familiari vengono riservati ai giovani momenti specifici di accoglienza durante l'orario di apertura. Si tratta di un servizio che fornisce informazioni e consulenze gratuite sulle problematiche collegate al periodo dell’adolescenza.
In queste sedi è possibile saperne di più su: sessualità, contraccezione, malattie a trasmissione sessuale, interruzione volontaria di gravidanza, rapporti di coppia, conflittualità nel rapporto con i genitori, difficoltà comunicative e tutti gli altri numerosi interrogativi che possono sorgere durante l’adolescenza.
L’accesso per i giovani è informale, non è necessario prenotarsi o essere in possesso della richiesta del medico: è sufficiente presentarsi di persona durante l’orario di ricevimento. Le consulenze sono fornite gratuitamente da personale specializzato, tra cui psicologi, ginecologi, ostetriche e assistenti sociali. Presso il consultorio si trova, in distribuzione gratuita, materiale informativo che permette di approfondire i vari aspetti legati alla sessualità.
Nel caso in cui non vi siano nel proprio quartiere specifici consultori per adolescenti, per ogni informazione o richiesta di assistenza ci si può rivolgere agli stessi consultori familiari.

I centri d’ascolto

I centri d’ascolto sono istituiti in numerose città. In questi luoghi è possibile trovare persone specializzate in grado di ascoltare e rispondere a qualsiasi tipo di domanda.
I centri d’ascolto non si occupano di una specifica materia o di qualche problema particolare. Sono rivolti a giovani di età compresa tra 13 e 21 anni, che sentono il bisogno di parlare dei propri interessi, delle proprie preoccupazioni, incertezze, anche eventualmente legate alla sfera sessuale. Il centro è uno spazio libero, aperto a tutti coloro che abbiano voglia di parlare liberamente di se stessi o confrontarsi con i loro coetanei.
Il servizio è gratuito e offre la possibilità di partecipare a una serie di colloqui con esperti in problematiche giovanili, pronti ad ascoltare tutti i problemi, da quelli più comuni come la timidezza o l’incapacità di aprirsi con gli altri, fino alle situazioni di disagio più complesse (problemi di alimentazione, problemi di coppia e di sessualità, tossicodipendenza, alcolismo, aids, violenze fisiche e psicologiche all’interno della famiglia).

Per maggiori informazioni su temi legati alla sessualità, si consiglia la lettura di altre due Schede Orientative: Contraccezione e Malattie a Trasmissione Sessuale.

[1] Legge 29 luglio 1975, n. 405 “Istituzione dei Consultori Familiari”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 27/08/1975.
[2] Legge 22 maggio 1978, n. 194 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 22/05/1978.

Informazioni locali

Consultori familiari pubblici a Torino e cintura

  • Torino - Zona Centro - Crocetta - San Secondo (ASL TO1) - via San Secondo 29 bis - tel. 0115662161 - Orario: lunedì 8.00-15.45; martedì e giovedì 8.00-16.45; mercoledì 8.00-18.15; venerdì 8.00-12.45
  • Torino - Zona San Salvario - Borgo Po - Cavoretto (ASL TO1) - via Saluzzo 101 - tel. 0115666701 - Orario: lunedì 9.00-13.00/14.00-18.30; martedì 8.30-13.00/14.00-16.30; mercoledì 8.30-13.00/14.00-18.00; giovedì 8.00-13.00; venerdì 9.00-13.00
  • Torino - Zona Nizza-Lingotto-Millefonti (ASL TO1)
    • corso Corsica 55 (1° piano, stanza 16) - tel. 0115665033 - Orario: lunedì 8.30-12.30/13.30-15.30; martedì e mercoledì 8.30-13.00/14.00-16.30; giovedì 8.30-13.00/14.00-17.00; venerdì 8.00-13.45 (l'orario è in via di definizione, per cui potrebbe subire delle variazioni a partire da marzo 2012)
    • via Ventimiglia 112 - tel. 0115665302 - Orario: lunedì 13.30-18.45; martedì 8.45-12.30/13.30-16.00; mercoledì 8.45-12.30/13.30-16.00; giovedì 8.15-12.30/13.30-16.45; venerdì 8.15-12.00/13.00-15.45
  • Torino - Zona Mirafiori Sud (ASL TO1) - via Candiolo 79 (1° piano) - tel. 0115666955 - Orario: lunedì e martedì 9.00-12.00/14.00-16.00; mercoledì 14.00-18.00; giovedì 9.00-12.00/13.30-16.00; venerdì 8.30-15.00 (spazio adolescenti: 14.00-15.30)
  • Torino - Zona Santa Rita - Mirafiori Nord (ASL TO1) - via Bellono 1 - tel. 01170953728 - Orario: lunedì 9.00-13.00/14.00-16.00; martedì 9.00-12.30/13.30-16.00; mercoledì 9.00-12.00/12.30-17.00 (spazio adolescenti: 15.00-17.00); giovedì 9.00-12.30/13.30-17.00; venerdì 9.00-13.00
  • Torino - Zona San Paolo -Cenisia - Pozzo Strada (ASL TO1)
    • via Avigliana 13 - tel. 01170958401 - Orario: lunedì 9.00-13.00/14.00-16.00; martedì 9.00-12.00 (spazio adolescenti: 13.00-16.00); mercoledì 9.00-13.00/14.00-16.00; giovedì 9.00-12.00/13.00-17.00; venerdì 9.00-13.00
    • via Monte Ortigara 95 - tel. 01170954772 - Orario: lunedì 11.00-12.30/13.30-18.30; martedì 9.00-13.00/14.00-16.00; mercoledì 8.30-12.30/13.00-17.30 (spazio adolescenti: 15.00-17.30); giovedì 8.30-13.00/14.00-16.00; venerdì 9.00-13.00
  • Torino - Zona Parella e zona San Donato - Campidoglio (ASL TO2) - via Pacchiotti 4 - tel. 0114395722 - Orario: lunedì-giovedì 9.00-13.00/13.30-16.00; venerdì 9.00-13.00/13.30-15.00
  • Torino - Zona Lucento - Vallette (ASL TO2) - piazza Montale 10 - tel. 011732264 - Orario: lunedì 8.45-12.30 (ragazze e ragazzi dai 14 ai 22 anni: 13.00-15.45); martedì 9.30-16.30; mercoledì 11.00-14.30 (ragazze e ragazzi dai 14 ai 22 anni: 15.00-18.30); giovedì 8.45-12.30; venerdì 9.00-12.45
  • Torino - Zona Madonna di Campagna (ASL TO2) - via Coppino 152 - tel. 0112161603 - Orario: lunedì-giovedì 9.00-12.00/14.00-16.00; venerdì 9.00-12.00
  • Torino - Zona Barriera di Milano-Rebaudengo-Falchera-Villaretto-Regio Parco (ASL TO2)
    • via degli Abeti 16 - tel. 0112622124 - Orario: lunedì 8.15-13.45; martedì 11.15-13.00/13.30-18.45; mercoledì 8.45-13.00/13.30-16.15; giovedì 8.15-13.45
    • via Montanaro 60 - tel. 0112402593 - Orario: lunedì 9.15-12.30/13.30-16.45; martedì 13.30-16.45; mercoledì 11.15-12.30/13.00-18.45; giovedì 9.15-12.30/13.00-16.45; venerdì 8.15-12.30
    • via Maddalene 35/A - tel. 011284738 - Orario: lunedì 13.00-16.45; martedì 13.30-16.45; mercoledì 14.00-18.45; giovedì 9.15-12.30; venerdì 8.30-13.00
  • Torino - Zona Valdocco - Aurora - Rossini - Vanchiglia - Vanchiglietta - Madonna del Pilone (ASL TO2)
    • lungo Dora Savona 24 - tel. 0112403681 - Orario: lunedì e giovedì 9.15-16.45; martedì 13.30-16.45; mercoledì 11.15-18.45; venerdì 8.30-13.00
    • via Cavezzale 6 - tel. 0118134980 - Orario: lunedì 9.15-12.30 (solo spazio adolescenti: 13.30-16.30); martedì 13.30-16.30 (solo spazio adolescenti); mercoledì 11.15-12.30/13.00-18.45; venerdì 8.30-13.00
  • Collegno (ASL TO3)
    • via Torino 1 c/o Villa Rosa - tel. 0114017853 - Orario per informazioni e prenotazioni telefoniche: lunedì e giovedì 13.30-15.30. Orario per informazioni e prenotazioni in sede: lunedì, mercoledì e venerdì 9.00-12.00; giovedì 16.00-18.00
    • piazza Europa Unita 2 - tel. 0114154466 - Orario per informazioni e prenotazioni telefoniche: martedì 13.30-15.30; mercoledì 10.00-12.00. Orario per informazioni e prenotazioni in sede: mercoledì 9.00-12.00
  • Druento (ASL TO3) - via Morandi 7 - tel. 0119846633 - Orario per informazioni e prenotazioni in sede: giovedì 9.00-11. Orario visite: giovedì 12.30-14.30
  • Grugliasco (ASL TO3) - via Lanza 52 - tel. 0114017616 - Orario per informazioni e prenotazioni telefoniche: lunedì e giovedì 13.30-15.30. Orario per informazioni e prenotazioni in sede: lunedì, martedì e venerdì 9.00-12.00; giovedì 16.00-18.00
  • La Loggia (ASL TO5) - via IV Novembre 6 - tel. 0116824350 (consultorio di Moncalieri) - Orario: lunedì 8.00-16.00
  • Moncalieri (ASL TO5)
    • via Vittime di Bologna 20 - tel. 0116824350 - Orario: martedì 9.00-13.00; mercoledì 8.30-15.00; giovedì 8.00-12.30; venerdì 8.00-15.30. Orario consultorio adolescenti (ragazze fino a 20 anni, su prenotazione): mercoledì 15.00-17.00; venerdì 15.30-16.30
    • via Mirafiori 11 - tel. 0116824350 - Orario: lunedì 8.30-15.30; mercoledì 8.30-13.00
  • Nichelino (ASL TO5) - via Debouchè 8- tel. 01168020612 - Orario: lunedì e giovedì 9.00-12.30/14.00-16.00; martedì e mercoledì 9.00-12.30; venerdì 13.00-15.30 (solo spazio adolescenti)
  • Pianezza (ASL TO3) - via IV Novembre 21 - tel. 0119670502 - Orario per informazioni e prenotazioni in sede: lunedì 9.00-11. Orario visite: venerdì 9.00-12.00
  • Rivoli (ASL TO3) - piazza Togliatti 1 BIS c/o Bonadies - tel. 0119551941 - Orario: lunedì 9.00-12.00; giovedì 14.00-15.00
  • San Mauro Torinese (ASL TO4) - via Speranza 31 - tel. 0118212425 - Orario per informazioni e prenotazioni telefoniche: lunedì 14.00-15.00; mercoledì e venerdì 11.00-12.00
  • Settimo Torinese (ASL TO4) - via Leinì 70 (1° piano, stanza 35) - tel. 0118212203 - Orario per informazioni e prenotazioni telefoniche: lunedì-venerdì 13.30-15.00. Orario per informazioni e prenotazioni in sede: lunedì-venerdì 9.00-12.00
  • Trofarello (ASL TO 5) - viale della Resistenza 17 - tel. 0116824350 (consultorio di Moncalieri) - Orario: venerdì 8.00-15.00
  • Venaria Reale (ASL TO3) - via Silva 8 - tel. 0114991233 - Orario per informazioni e prenotazioni telefoniche o in sede: martedì 14.00-15.30; giovedì 9.00-11.00

Centri e spazi d’ascolto per adolescenti a Torino

  • ARIA - via Giolitti 40/B - tel. 0118126637 - Orario: lunedì 15.00- 18.00; mercoledì 14.00-17.00; venerdì 10.00-13.00
    http://www.arianetwork.it - http://www.comune.torino.it/infogio/aria/index.htm - E-mail: aria@comune.torino.it
    Il servizio è gratuito e si rivolge a ragazzi/e di età compresa tra i 14 e i 21 anni. E’ possibile presentarsi direttamente presso la struttura o prenotare telefonicamente.
  • CENTRO ADOLESCENTI - via Moretta 55 bis - tel. 01170958901 - Orario: lunedì e mercoledì 15.00-18.00; venerdì 14.30-16.30. In altri orari si riceve su appuntamento
    http://www.asl102.to.it/centroadolescenti.htm - E-mail: adolescentiasl2@aslto1.it
    Il servizio è rivolto a ragazzi/e di età compresa tra i 12 e i 21 anni per problemi familiari, psicologici, sanitari, scolastici, relazionali e a genitori, insegnanti e operatori che hanno bisogno di conoscere meglio il mondo degli adolescenti.
  • AREA G - via Silvio Pellico 34 - 10125 Torino - tel. 0116506061- 3460562849. Il cellulare è attivo il venerdì dalle 9.00 alle 12.00
    http://www.areag.net - E-mail: areagpiemonte@libero.it
    Area G è un’associazione di psicoterapeuti, patrocinata da Regione Piemonte, Provincia di Torino e Circoscrizione 8, che si occupa dello studio delle dinamiche giovanili. Nell’ambito del Progetto Incidenti offre gratuitamente 8/10 colloqui, garantendo la massima riservatezza, a giovani di età compresa tra i 16 e i 24 anni con blocchi emotivi conseguenti a eventi traumatici.

Centri e spazi d’ascolto per adolescenti nella prima cintura

  • Collegno - via antica di Grugliasco 1/B - tel. 0117803749 - Orario: lunedì 14.00-16.00 (su appuntamento); martedì e mercoledì 15.00-18.30; giovedì 13.45-18.30; venerdì 13.30-16.30
  • Nichelino - via Debouchè 8 - tel. 01168020610 - Orario: venerdì 13-15.30
  • Settimo Torinese - Settimo - via Fantina 20 c/o Coop - tel. 0118004222 - Orario: giovedì 14.00-17.30 (ragazzi/e fino a 22 anni)

Volontariato

Informazioni generali, progetti attivi sul territorio nazionale e indirizzi utili.

Volontariato in Italia

Per volontariato si intende il complesso di attività, iniziative, interventi realizzati in modo gratuito e spontaneo per fini altruistici e di solidarietà.

Il campo di azione dei volontari è molto vasto e spazia dall’assistenza alle persone in difficoltà (anziani, disabili, immigrati), all’organizzazione di eventi culturali e sportivi, alle attività di tutela dell’ambiente. La materia del volontariato è regolata dalla Legge n. 266/1991, che ne riconosce il valore e la funzione sociale.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali cura l'attuazione delle disposizioni normative sul volontariato.

La Legge ha introdotto due organi: l’Osservatorio Nazionale per il Volontariato, che svolge funzioni di coordinamento, promozione, monitoraggio della realtà italiana e i Centri di Servizio per il Volontariato, che sono enti non commerciali istituiti appositamente per erogare servizi a vantaggio del volontariato. Destinatarie sono dunque le organizzazioni, iscritte o meno ai registri regionali. I servizi di norma consistono in: promozione e consolidamento, assistenza e consulenza, formazione.

Non esiste un percorso predefinito da seguire per partecipare a esperienze di volontariato, ma conviene, come primo passo, avvicinarsi alle organizzazioni presenti sul territorio per conoscerne l’attività e offrire la propria disponibilità. Talvolta gli enti (soprattutto nel campo sociale) svolgono una selezione dei candidati che si presentano, valutandone competenze e motivazioni. Sono programmati anche momenti di formazione, in genere di breve durata e inerenti all’ambito di intervento. Le organizzazioni di volontariato devono assicurare i propri volontari contro infortuni e malattie derivanti dall’attività esercitata e per la responsabilità civile verso terzi.

In Italia sono nati dei progetti nazionali di volontariato rivolti ai giovani che vedono coinvolte sia realtà del mondo associativo che enti istituzionali. Di seguito riportiamo informazioni sui due più significativi.

Servizio Civile Nazionale Volontario

Il Servizio Civile Nazionale Volontario costituisce un’esperienza di “cittadinanza attiva” che possono sperimentare ragazze e ragazzi di età compresa tra i 18 e i 28 anni compiuti.

Le finalità del servizio sono: favorire la solidarietà sociale, la cooperazione locale e internazionale, partecipare alla salvaguardia e alla tutela del patrimonio ambientale, storico-artistico, forestale. La durata è di 12 mesi e per i volontari è previsto un rimborso di € 433,80 mensili e l’acquisizione eventuale di crediti formativi.

Per aderire al Servizio Civile Nazionale Volontario occorre presentare la domanda di partecipazione quando vengono pubblicati i bandi, che raccolgono i progetti proposti da enti, organizzazioni e amministrazioni pubbliche e private, approvati dall'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC).

Per ulteriori informazioni si consiglia la lettura della scheda orientativa Servizio Civile Nazionale Volontario.

Sportelli Scuola & Volontariato

Da alcuni anni si stanno diffondendo in Italia alcune iniziative denominate Sportelli Scuola & Volontariato.

Si tratta di progetti nati dalla collaborazione tra istituti scolastici, Regioni, Province, Comuni, Centri di servizio per il volontariato e altri partner. Hanno lo scopo di promuovere e diffondere tra i giovani delle scuole superiori il concetto e la pratica della gratuità, attivando esperienze di volontariato interne ed esterne alla scuola, come l’organizzazione di stage presso associazioni, azioni di informazione sulle attività del territorio, scambi internazionali, gemellaggi. Gli sportelli svolgono inoltre orientamento al Servizio Civile Nazionale Volontario. Ai ragazzi che prendono parte alle attività contemplate dai rispettivi progetti, vengono assegnati crediti formativi. Le certificazioni delle attività svolte sono rilasciate dagli stessi Sportelli o dalle associazioni presso le quali i giovani hanno prestato la propria opera.

Volontariato all’estero

Esistono diversi tipi di esperienze. Alcune sono rivolte solo a professionisti: medici, personale infermieristico, agronomi, veterinari, educatori; altre sono aperte a tutti.

Il Ministero degli Affari Esteri ha competenza per quanto riguarda la cooperazione internazionale e cura il portale sulla Cooperazione Italiana allo Sviluppo www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs.

Le tipologie di volontariato all’estero si possono fondamentalmente dividere tra quelle a lungo termine e quelle a medio e breve termine. Di seguito riportiamo informazioni su entrambe le opportunità.

Opportunità a lungo termine

La Legge sulla cooperazione (n. 49/1987) definisce il volontario come colui che, con un contratto non inferiore ai due anni, riceve dallo Stato un trattamento previdenziale, assicurativo ed economico stabilito in base al costo della vita del paese di destinazione. E' infatti prevista per il volontario una retribuzione mensile, che consente di vivere in modo dignitoso nel paese in cui si sta operando. E' necessario essere maggiorenni, anche se la maggior parte delle organizzazioni richiede un'età minima di 28 anni.

Se si è interessati a partecipare a progetti di volontariato all’estero occorre inviare il proprio curriculum vitae e una lettera di presentazione alle Organizzazioni Non Governative: ONG.

Nel Portale del Ministero degli Affari Esteri si trova l'elenco delle ONG che hanno ottenuto il riconoscimento di idoneità per la gestione di progetti di cooperazione www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/italiano/Partner/ONG/intro.html.

L’Associazione delle ONG italiane pubblica nel proprio sito (www.ongitaliane.org) l’elenco delle ONG legalmente costituite e impegnate in attività di cooperazione internazionale da almeno tre anni.

E’ possibile infine rivolgersi a una delle tre federazioni di ONG, che, utilizzando i curricula dei volontari, creano banche dati con l’obiettivo di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di risorse umane per la cooperazione:

  1. CIPSI (Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale) - www.cipsi.it
  2. COCIS (Coordinamento delle Organizzazioni non governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo) - www.cocis.it
  3. FOCSIV (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontariato) - www.focsiv.it

I volontari selezionati partecipano a un percorso di formazione impegnativo, di solito articolato in una parte generale (conoscenza dell’ente, condizioni del paese di destinazione, studio del progetto, nozioni di prevenzione igienico sanitaria) e una parte più specifica inerente al progetto di impiego. Si tratta di corsi residenziali e incontri tematici. La formazione prosegue per un breve periodo anche nel luogo di realizzazione del progetto.

Nell’ambito del volontariato all’estero operano anche organismi che fanno riferimento alle Nazioni Unite (UNESCO, FAO). I requisiti per i volontari delle Nazioni Unite sono specifici: avere almeno 25 anni, un diploma universitario o di livello superiore e almeno quattro anni di esperienza professionale nel proprio campo di attività; per le professioni tecniche il diploma e cinque anni di esercizio. Ottima conoscenza di una o più lingue. Per ulteriori informazioni sul programma volontari delle Nazioni Unite visitare il sito www.unvolunteers.org.

Opportunità a breve termine

Per chi non può impegnarsi in progetti che si protraggano oltre i 12 mesi, è possibile fare esperienze più brevi, tra i 2 e i 12 mesi, sia in Europa che in paesi extra-europei.

Campi di volontariato

Sono opportunità di volontariato di breve periodo (2-3 settimane), che è possibile sperimentare, in particolare nel periodo estivo, insieme a giovani provenienti da paesi diversi. Si partecipa ad attività che spaziano dall’assistenza educativa e ricreativa, al recupero di beni architettonici e ambientali, alla partecipazione ad attività agricole o edili. Generalmente l'età richiesta per partecipare a un campo di volontariato è compresa tra i 16 e i 26 anni (sono spesso ammesse anche persone di età maggiore o famiglie). Le spese di viaggio sono a carico dei volontari. In alcuni casi ci sono da sostenere anche le spese di iscrizione al campo e si versa una quota che copre i costi di vitto e alloggio (normalmente offerti dall’ente organizzatore).

Nel sito del Centro Nazionale per il Volontariato è possibile visionare alcune proposte di campi estivi: www.centrovolontariato.net/risorse/campiestivi.html

Si consiglia inoltre la lettura della scheda orientativa Campi di volontariato sociale-ecologico.

Servizio civile nazionale volontario all’estero

Tra i progetti di Servizio Civile Nazionale Volontario che ogni anno vengono approvati, una quota è destinata a esperienze che si svolgono all’estero in ambiti di intervento quali la cooperazione internazionale e lo sviluppo delle comunità locali. Lo svolgimento del servizio civile all'estero, oltre che un'occasione di crescita personale e professionale per i giovani volontari, rappresenta uno strumento particolarmente efficace per diffondere la cultura della solidarietà e della pace tra i popoli. Il trattamento economico dei volontari impiegati all'estero prevede che il compenso base mensile di € 433,80 venga integrato con una indennità pari a € 15 al giorno, oltre a un contributo per le spese di vitto e alloggio, qualora non siano già assicurati dagli organizzatori del progetto, di € 20 al giorno.

SVE - Servizio Volontario Europeo

E’ un progetto rivolto ai giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni che risiedono in uno Stato membro dell’Unione Europea. La durata varia dai 2 ai 12 mesi. I volontari svolgono attività inerenti alla tutela dell’ambiente, l’arte, la cultura e i servizi sociali; nell’ottica dell’apprendimento interculturale, della partecipazione attiva alla vita sociale di altri paesi, del sostegno allo sviluppo delle comunità locali e dello scambio di esperienze. L’iniziativa vede il coinvolgimento di tre partner: il volontario, la struttura di invio e l’organizzazione di accoglienza (ONG, associazioni, enti istituzionali). Viaggio e permanenza sono cofinanziati dall’Unione Europea. L’ente di invio aiuta gli aspiranti volontari a scegliere la destinazione, svolge le pratiche burocratiche necessarie, organizza e prepara il viaggio, segue il volontario durante il servizio. Per informazioni sui progetti si consiglia di visitare il sito dell’Agenzia Nazionale per i Giovani con pagine sul programma Gioventù in Azione, che promuove progetti europei di mobilità giovanile internazionale di gruppo e individuale con paesi terzi www.agenziagiovani.it/azioni/azione2.aspx

Progetti e servizi a Torino

Per conoscere indirizzi e attività delle associazioni di volontariato presenti in Piemonte si consiglia di rivolgersi ai Centri di Servizio per il Volontariato, i cui riferimenti si trovano sul sito del Coordinamento Nazionale dei CSV www.csvnet.it

Giovani x Torino - Progetto di volontariato giovanile della Città di Torino

E’ un progetto di volontariato civico della Città di Torino, attivo dal 1995, rivolto ai giovani tra i 16 e i 30 anni, che prevede la possibilità di partecipare alla promozione di eventi e manifestazioni culturali, sociali e sportive, sperimentando azioni concrete di volontariato e accoglienza. Per partecipare è possibile iscriversi direttamente on-line collegandosi al sito del Comune di Torino, che contiene pagine sul progetto, puntualmente aggiornate con le nuove iniziative, di cui si viene informati anche tramite mail.

Per informazioni:

 

Servizio Cooperazione Internazionale

Il servizio della Città di Torino offre sostegno a programmi di solidarietà internazionale, attraverso gemellaggi, accordi di cooperazione, formazione e scambi culturali.

Per informazioni:

Sportello regionale Scuola & Volontariato

Ufficio Servizio Civile Volontario Torino e provincia

Da giugno 2002 la Città di Torino partecipa attivamente alla promozione, all'elaborazione e alla gestione di progetti di Servizio Civile Nazionale Volontario.

Per informazioni:

Ufficio Servizio Volontario Europeo della Città di Torino

L’ufficio aperto dalla Città di Torino aiuta gli aspiranti volontari a scegliere dove andare; orienta sull'attività da svolgere; spedisce la richiesta d'invio per l'approvazione e si occupa della pratiche burocratiche; organizza il viaggio e prepara alla partenza; segue i volontari durante il servizio e valorizza la loro esperienza al rientro.

Per informazioni:

Centro InformaGiovani: spazio "Chi vuol essere volontario"

Al Centro InformaGiovani di Torino è attivo un servizio di orientamento dedicato ai giovani 14-35 enni interessati a fare attività di volontariato.
E' anche disponibile una bacheca con le richieste di volontari presentate direttamente dalle associazioni. 

Per informazioni:

 

Riferimenti utili

Informazioni locali

  • UFFICIO REGIONALE PER IL SERVIZIO CIVILE - via Bertola 34 - 10122 Torino - tel. 0114323671 - 0114322285 -  
    www.regione.piemonte.it/polsoc/s_civile/index.htm - Email: serviziocivile@regione.piemonte.it
    La sezione piemontese fornisce informazioni sui bandi e progetti presentati da enti con sede nel territorio regionale.
  • UFFICIO GIOVANI E SERVIZIO CIVILE DELLA PROVINCIA DI TORINO - via Maria Vittoria 12 - 10123 Torino - tel. 0118613213
    www.provincia.torino.it/solidarietasociale/serv_civ_vol - Email: serviziocivile@provincia.torino.it 
    L’ufficio fornisce informazioni sui bandi e progetti presentati da enti con sede nel territorio provinciale.
  • UFFICIO SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO TORINO E PROVINCIA - via Garibaldi 25 - 10122 Torino - tel. 0114434873 
    www.comune.torino.it/infogio/sercivol - Email: civile.volontario@comune.torino.it
    L’Ufficio è competente in merito all’elaborazione, gestione e promozione dei progetti promossi dalla Città di Torino, dai Comuni di Beinasco, Grugliasco, Moncalieri, Nichelino, Orbassano, Piossasco, Rivalta di Torino, San Mauro Torinese, Settimo Torinese e Venaria Reale e da 40 altri enti pubblici e del privato sociale della provincia di Torino sottoscrittori di uno specifico Protocollo d’Intesa.
  • CENTRI SERVIZIO PER IL VOLONTARIATO IN PROVINCIA DI TORINO:
    • VSSP - CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO DELLA PROVINCIA DI TORINO - via Giolitti 21 - 10123 Torino - numero verde 800590000 - tel. 0118138711 - Per consulenze specialistiche sono previsti incontri su appuntamento.
      www.vssp.it - Email: centroservizi@vssp.it
    • IDEA SOLIDALE - CESVOL - CENTRO SERVIZI VOLONTARIATO PROVINCIA DI TORINO - corso Unione Sovietica 248 - 10152 Torino - numero verde 800033792 - tel. 0110702110  
      www.ideasolidale.org - Email: info@ideasolidale.org
      Fornisce servizi di orientamento a aspiranti volontarie/i sulle differenti organizzazioni che operano sul territorio.

Sostegno a distanza

Introduzione

L’idea del Sostegno a Distanza si è sviluppata negli Stati Uniti nel 1958, quando un gruppo di missionari del PIME - Pontificio Istituto Missioni Estere[1] costituirono il Club Missionario dei Genitori Adottivi, al fine di aiutare a distanza i bambini orfani di una missione in Birmania.

In seguito, con la diffusione su larga scala di questa forma di sostegno economico, sono nate numerose associazioni di volontariato internazionale, che si propongono come tramite tra donatori e destinatari. Queste realtà sono numerosissime e di diversa natura: possono avere un’origine cattolica o laica e costituirsi come gruppi informali, enti religiosi, enti morali, associazioni di volontariato, organizzazioni non governative. Alcune realizzano solo progetti di Sostegno a Distanza, altre s’impegnano anche in microprogetti, progetti di cooperazione, adozioni giuridiche internazionali, iniziative sociali e ambientali.

La maggior parte delle associazioni è localizzata nel nord e nel centro Italia e negli ultimi anni si sono costituiti enti che dipendono direttamente da grandi organizzazioni straniere o sono a queste collegate.

Nel 1997 è nato in Italia un ente di coordinamento La gabbianella che oggi comprende 41 associazioni, impegnate nel sostegno, in oltre 80 paesi in Europa, Asia, Africa e America Latina.
Nel 1999 il Forum permanente per il Sostegno a Distanza ha sottoscritto, insieme a numerose associazioni di volontariato internazionale, la Carta dei principi per il Sostegno a Distanza, al fine di rispondere all’esigenza di un maggior controllo sull’utilizzo dei fondi, garantire la correttezza e la trasparenza delle operazioni e soprattutto tutelare gli interessi di beneficiari e sostenitori.
Nel 2009 sono state elaborate le Linee guida per il sostegno a distanza di minori e giovani.

Cos’è il sostegno a distanza

Il Sostegno a Distanza è una forma di solidarietà che consiste nell’invio di un contributo economico, versato con periodicità fissa e per periodi prolungati nel tempo, che permette a chi vive in condizioni di povertà, nei paesi in via di sviluppo (PVS), di ricevere cibo, assistenza sanitaria, istruzione, senza dover abbandonare il proprio luogo di origine. Non è solamente un aiuto economico, ma richiede un coinvolgimento attivo e responsabile da parte del sostenitore.

Non si tratta di un’adozione giuridica, come molte persone sono erroneamente portate a pensare, questo significa che non è possibile stabilire alcun legame filiale con i bambini destinatari degli aiuti. Chi decide di appoggiare un progetto, oltre a ricevere periodici aggiornamenti sulle condizioni di vita dei beneficiari, ha anche la possibilità di instaurare con essi un rapporto epistolare.

Obiettivi principali del Sostegno a Distanza sono:

  • favorire il superamento delle difficoltà che impediscono l’autosviluppo dell’individuo, senza che questo venga sradicato dal suo contesto familiare, sociale e culturale;
  • garantire ai destinatari una crescita dignitosa, offrendo pasti regolari, vestiario, assistenza medica e istruzione di base;
  • indurre un cambiamento culturale e sociale nelle comunità del sostenitore e del beneficiario, che favorisca l’instaurarsi di rapporti umani basati sulla fratellanza e sulla giustizia.

In questi ultimi anni alla formula tradizionale dell’adozione a distanza si sono affiancate altre due forme di sostegno solidale, basate sul principio di soddisfazione dei bisogni di una collettività e non solamente del singolo individuo. In questo senso, le associazioni di volontariato hanno dato vita sia a microprogetti in favore di gruppi di persone disagiate, in prevalenza donne e minori, sia a progetti di sviluppo da cui traggono vantaggio tutti i minori di un villaggio o addirittura un’intera comunità. Il sostenitore, quindi, invia il suo denaro non per un unico bambino, ma, per esempio, per avviare una scuola, gestire una comunità, aprire un reparto ospedaliero.

Come diventare sostenitori

In un progetto di Sostegno a Distanza sono tre i soggetti coinvolti:

  1. il sostenitore, che può essere un singolo, ma anche un nucleo familiare, un gruppo di amici o una classe scolastica;
  2. enti, associazioni e organizzazioni, che attivano progetti di adozione o sostegno a distanza;
  3. il referente locale, che segnala alle associazioni i casi più urgenti e s’impegna a raccogliere e inviare le informazioni sulle condizioni dei beneficiari e sulla situazione sociale, a promuovere lo scambio epistolare tra donatore e destinatario, a gestire e distribuire gli aiuti economici secondo gli accordi previsti, a controllare il positivo e utile svolgimento dell'adozione, a verificare la permanenza dello stato di bisogno. Spesso il referente viene invitato in Italia per una conoscenza diretta con i sostenitori e, periodicamente, i responsabili dell'associazione si recano nei luoghi del progetto per ulteriori verifiche e approfondimenti.

Per aderire a un progetto di sostegno a distanza è necessario rivolgersi alle associazioni di volontariato che promuovono tali iniziative. Prima di dare la propria adesione è bene, innanzitutto, informarsi sull’affidabilità dell’associazione e sulla natura del progetto, ma anche valutare attentamente la serietà delle proprie motivazioni, poiché a un sostenitore si richiede un impegno costante e duraturo nel tempo. La continuità, infatti, garantisce il pieno sviluppo dei progetti di sostegno e non è possibile quantificare la durata di un sostegno a distanza.

Il costo può variare da € 25 a € 50 mensili a seconda della tipologia del progetto. I pagamenti possono avere varie forme di scadenza: mensile, trimestrale, semestrale, annuale. Non sempre è prevista una forma di preavviso, ma è comunque importante rispettare il più possibile le scadenze per garantire il costante invio di fondi. In alcuni casi, può essere trattenuta una percentuale della cifra versata per le spese di gestione, mentre la parte restante (solitamente l’80%) viene recapitata direttamente al referente locale. L’associazione s’impegna ad aggiornare periodicamente i sostenitori. La frequenza delle comunicazioni varia a seconda del tipo di progetto e del luogo in cui vivono i beneficiari.

E' possibile detrarre dalle imposte sui redditi gli importi delle donazioni, se versati a una ONLUS - Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale.

Relazione affettiva tra sostenitore e beneficiario

L’impegno richiesto a chi aderisce a un progetto di Sostegno a Distanza non è soltanto di natura economica. Infatti, al di là della distanza fisica, è possibile partecipare attivamente al processo di crescita o di sviluppo del beneficiario. Lo scambio epistolare è uno strumento molto utile per entrare in relazione, per conoscersi reciprocamente, per agevolare lo scambio di idee e pensieri. Spesso alle lettere possono essere associate delle fotografie, che sono un ulteriore stimolo ad approfondire la reciproca conoscenza. E’ anche frequente la richiesta da parte dei referenti locali di inviare regali. Talvolta le associazioni, in accordo con il referente locale, organizzano dei viaggi per favorire gli incontri tra le due parti. Può essere anche prevista la possibilità che i sostenitori trascorrano alcuni mesi nei luoghi dei progetti per fare un’esperienza di volontariato internazionale e allo stesso tempo per essere di supporto nello svolgimento delle attività. Più problematico è, al contrario, programmare un invito in Italia della persona che si aiuta, soprattutto se si tratta di bambini, perché l’impatto con la nostra società non sempre si rivela un’esperienza positiva. Occorre, perciò, valutare molto attentamente insieme al referente locale un’ipotesi di questo tipo. Diversa è la prospettiva di un soggiorno in Italia per ricevere cure mediche specifiche o per prendere parte ad attività formative, che consentano un migliore inserimento professionale e sociale nel paese d’origine.

[1] Il PIME - Pontificio Istituto Missioni Estere è un ente cattolico, nato nel 1926 per volontà di Pio XI, che sostiene e organizza le attività dei missionari nel mondo.

Riferimenti utili

Si riporta di seguito l’elenco di alcune delle principali associazioni italiane impegnate in progetti di sostegno a distanza:

Informazioni locali

Si riporta di seguito un elenco di alcune associazioni italiane impegnate in progetti di sostegno a distanza con sede a Torino e in provincia. Per maggiori informazioni si consiglia la lettura della pubblicazione Guida al sostegno a distanza a Torino curata dalla Città di Torino e dalla Provincia di Torino (2008 seconda edizione).