Contratti di lavoro

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Aggiornamento: 
Giugno 2011

Premessa

La cosiddetta Riforma Biagi ha introdotto notevoli cambiamenti nell’ambito del mercato del lavoro in Italia. La riforma non si applica alle Pubbliche Amministrazioni e al loro personale, “a meno di un esplicito richiamo”.
In generale, ecco le principali novità:

  • l’ingresso dei soggetti privati nel collocamento ordinario: oltre ai Centri per l’Impiego sono ora presenti le Agenzie per il Lavoro, i consulenti del lavoro e i Job Placement delle Università, che svolgono attività di intermediazione tra offerta e domanda di lavoro;
  • la costituzione della Borsa Continua Nazionale del Lavoro[1]. E’ un sistema in rete che mette in contatto la domanda e l’offerta di lavoro sia a livello nazionale sia locale[2]. E' possibile usufruire dei servizi tramite i siti regionali. La consultazione della bacheca annunci è libera, mentre per rispondere a un’offerta di lavoro occorre identificarsi tramite registrazione on-line gratuita;
  • l’introduzione di forme contrattuali più flessibili.

Schema contratti

Prima di passare all’analisi dettagliata delle forme contrattuali introdotte o modificate dalla riforma, è importante aver chiaro quali siano la natura e il vincolo che collegano ogni singolo contratto alla forma di lavoro: subordinato, autonomo, in associazione.

LAVORO SUBORDINATO

E’ l'accordo con il quale il lavoratore si impegna a prestare la propria attività lavorativa all'interno dell'organizzazione produttiva del datore di lavoro. Quest’ultimo è tenuto a pagarne la retribuzione. I contratti che implicano questa tipologia di rapporto lavorativo sono:

  • Tempo determinato[3]
  • Tempo parziale / part-time
  • Apprendistato
  • Somministrazione di lavoro o staff leasing
  • Inserimento
  • Lavoro intermittente
  • Lavoro ripartito

LAVORO AUTONOMO

Consiste in prestazioni di collaborazione senza vincoli di subordinazione nei confronti del committente. Contratti che implicano questa tipologia di rapporto lavorativo sono:

  • Lavoro a progetto
  • Lavoro occasionale
  • Lavoro accessorio

LAVORO IN ASSOCIAZIONE

E’ una particolare forma di lavoro autonomo. Tipologie di contratti di lavoro in associazione sono:

  • Soci di cooperativa
  • Associazione in partecipazione

Approfondimenti

Il testo è stato modificato in seguito da:

  • Decreto Legislativo n. 251/2004
  • Legge n. 80/2005
  • Legge n. 266/2005 (Finanziaria 2006)
  • Abrogazioni intervenute con la sentenza n. 50/2005 della Corte Costituzionale
  • Legge n. 244/2007 (Finanziaria 2008)
  • Decreto Legge n. 112/2008
  • Legge n. 33/2009
  • Legge n. 191/2009 (Finanziaria 2010)
  • Abrogazioni intervenute con la sentenza n. 176/2010 della Corte Costituzionale
  • Legge n. 183/2010 (cosiddetto Collegato lavoro)

In particolare, con il Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112 Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria[6] il Consiglio dei Ministri ha introdotto importanti novità in tema di lavoro. Sono state modificate le discipline sull’orario lavorativo, sull’apprendistato e sul lavoro occasionale di tipo accessorio. Il lavoro intermittente, precedentemente abolito dalla Legge n. 247 del 2007[7], è stato reintrodotto con alcune modifiche.
Il testo integrale del suddetto decreto è consultabile al link http://www.camera.it/parlam/leggi/decreti/08112d.htm.
Sul sito della Provincia di Torino, alla pagina http://www.provincia.torino.it/sportello-lavoro/file-storage/download/pdf/schede_DLGS_276_03.pdf è possibile scaricare il file dal titolo La riforma del mercato del lavoro, che analizza e semplifica il testo di legge in modo schematico, soffermandosi su tutte le forme contrattuali, i concetti principali e le novità introdotti dalla riforma.

Per informazioni sulle fonti normative (nazionali, regionali e provinciali) in materia di riforma del lavoro si segnalano i seguenti link:

Lavoro subordinato

Lavoro a tempo parziale o “part-time”

CHE COS'E'[8]: meglio conosciuto come part-time, in cui la collaborazione del dipendente segue un orario lavorativo ridotto rispetto a quello normale, indicato dalla legge o dal contratto collettivo.

TIPOLOGIE DI PART-TIME: sono tre le tipologie di lavoro a tempo parziale che possono configurarsi sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato. Eccole nel dettaglio:

  1. part-time di tipo orizzontale: la riduzione rispetto al tempo pieno viene suddivisa in modo omogeneo su tutti i giorni lavorativi. Ad esempio, in presenza di un orario contrattuale normale di 40 ore settimanali distribuito su 5 giornate, si può prevedere un part-time di 4/6 ore al giorno, dal lunedì al venerdì. Il datore di lavoro può richiedere una prestazione oltre l'orario stabilito dal contratto; superato il limite del 10% le ore di lavoro supplementare sono retribuite con una maggiorazione del 50%;
  2. part-time di tipo verticale: l'orario di lavoro è full-time, ma la prestazione viene concentrata esclusivamente in alcuni giorni della settimana, del mese o dell'anno, ad esempio, la collaborazione per 3 giorni alla settimana per 12 mesi all’anno;
  3. part-time di tipo misto: si svolge secondo una combinazione di tipo orizzontale e di tipo verticale, ad esempio, la prestazione lavorativa di 20 ore settimanali per 3 settimane al mese sui 12 mesi all’anno.

Per quanto riguarda la collaborazione oltre l’orario part-time concordato, un’opportuna distinzione concerne il lavoro supplementare e il lavoro straordinario. Con il primo s’intende il lavoro effettuato oltre l’orario stabilito dal contratto individuale ed entro il limite del tempo pieno. E’ ammesso nel part-time orizzontale. Il secondo, invece, riguarda il lavoro prestato oltre l’orario normale di lavoro delle 40 ore settimanali. E’ ammesso nelle sole ipotesi di lavoro a tempo parziale di tipo verticale o misto.

A CHI SI RIVOLGE: a tutti i soggetti.

FORMA DEL CONTRATTO: deve essere stipulato per iscritto e consegnato al lavoratore prima che inizi la collaborazione. Il contratto deve, inoltre, contenere la durata e la distribuzione dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno.

Apprendistato

CHE COS'E'[9]: è caratterizzato dall’alternanza tra formazione e lavoro. Oltre all'attività vera e propria, l'imprenditore garantisce al lavoratore la formazione necessaria per ottenere la qualifica per la quale è stato assunto, oppure un titolo di studio (diploma o laurea), attraverso uno specifico percorso formativo svolto in orario di lavoro.

TIPOLOGIE DI APPRENDISTATO
Ci sono tre tipi di apprendistato:

  1. apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione: possono essere assunti, in qualsiasi settore di attività, i giovani che abbiano compiuto 15 anni.
    La durata del contratto, che non può essere superiore a 3 anni, varia in base alla qualifica professionale da conseguirsi, al titolo di studio, ai crediti professionali, nonché a quelli già posseduti.
  2. apprendistato professionalizzante: possono essere assunti i giovani di età compresa fra i 18 e i 29 anni. La durata non può essere superiore a 6 anni; deve essere previsto un monte ore di formazione di almeno 120 ore all’anno, da svolgersi all’interno o all’esterno dell’azienda;
  3. apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione: riguarda i giovani di età compresa fra i 18 e i 29 anni; consente di acquisire un titolo di studio (diploma di scuola secondaria di secondo grado, laurea o master) e può essere attivato in tutti i settori merceologici. La regolamentazione della durata, in questo caso specifico, è affidata alle Regioni d’intesa con le associazioni territoriali dei datori di lavoro, le università e le altre istituzioni formative.

A CHI SI RIVOLGE: per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione, ai giovani che abbiano compiuto 15 anni. Per l’apprendistato professionalizzante e l’apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione, ai giovani di età compresa tra 18 e 29 anni.

FORMA DEL CONTRATTO: deve essere redatto in forma scritta, contenere l’indicazione della prestazione, la descrizione dettagliata del piano formativo individuale e l’eventuale qualifica e/o titolo che dovrebbe essere acquisito in seguito al programma svolto.

NOTA BENE: il 5 maggio 2011 il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo, che dovrebbe attuare la delega conferita al Governo dalla Legge n. 247 del 2007 (vedi nota 7) in materia di previdenza, lavoro e competitività, disciplinando l'apprendistato quale contratto di lavoro a tempo indeterminato, finalizzato alla formazione e all'occupazione dei giovani.

Contratto di inserimento

CHE COS'E'[10]: è un contratto di lavoro a tempo determinato[11], finalizzato al ricollocamento nel mercato del lavoro di soggetti con particolari caratteristiche attraverso un “progetto individuale di adattamento delle competenze professionali del lavoratore a un determinato contesto lavorativo”. Si segnala che in tale tipologia di contratto l’aspetto formativo non è obbligatorio, ma solo eventuale.

TIPOLOGIA E DURATA: la durata non deve essere inferiore a 9 mesi e superiore a 18 mesi e, in ogni caso, dipende da quanto previsto nel progetto d’inserimento. Nel caso di soggetti diversamente abili, invece, la durata può raggiungere i 36 mesi.

A CHI SI RIVOLGE
I destinatari di questa tipologia contrattuale sono:

  • individui di età compresa tra 18 e 29 anni;
  • disoccupati da più di dodici mesi, che abbiano un’età compresa tra 29 e 32 anni;
  • disoccupati ultracinquantenni;
  • lavoratori disoccupati da oltre 2 anni;
  • portatori di handicap;
  • donne senza limiti di età, che risiedono in zone in cui il tasso di occupazione femminile sia inferiore almeno del 20% rispetto a quello maschile.

FORMA DEL CONTRATTO: il contratto deve essere stipulato per iscritto e deve indicare la durata, la categoria d’inquadramento, il progetto individuale di inserimento, l’eventuale periodo di prova, l’orario di lavoro. Se il documento non fosse redatto in forma scritta o in mancanza del progetto di inserimento, il contratto è nullo e il soggetto s’intende assunto a tempo indeterminato.

Somministrazione di lavoro o “staff leasing”

CHE COS'E'[12]
E' un contratto di lavoro che coinvolge tre soggetti:

  1. l'Agenzia per il Lavoro (somministratore);
  2. l’azienda utilizzatrice delle prestazioni lavorative (utilizzatore);
  3. il lavoratore temporaneo (lavoratore).

Il datore di lavoro "prende in affitto" le prestazioni da lavoratori provenienti da agenzie o intermediari specializzati[13].

TIPOLOGIE DI SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO: il contratto di somministrazione può essere a tempo determinato o indeterminato. Infatti, la tipologia a tempo indeterminato, abolita dalla Legge n. 247 del 2007[14], è stata reintrodotta dalla Finanziaria 2010[15].

A CHI SI RIVOLGE: a tutti i soggetti.

FORMA DEL CONTRATTO: deve essere redatto in forma scritta e deve contenere i dati dell’autorizzazione rilasciata al somministratore, il numero dei lavoratori da somministrare, le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che ne giustificano l’esistenza, la data e la durata del contratto, l’inquadramento, il luogo e l’orario della prestazione lavorativa, l’assunzione da parte del somministratore del pagamento diretto al lavoratore dei contributi.

Lavoro intermittente: lavoro a chiamata o “job on call”

CHE COS'E'[16]: il contratto prevede che il lavoratore si ponga a disposizione del datore di lavoro in determinati periodi della settimana, del mese o dell'anno. Può essere stipulato a tempo determinato o indeterminato e prevedere due forme:

  1. lavoro a chiamata con obbligo di vincolo alla chiamata;
  2. lavoro a chiamata senza obbligo di vincolo alla chiamata.

Nel primo caso il lavoratore è obbligato a rispondere alla chiamata; infatti, il rifiuto senza giustificato motivo può comportare la risoluzione del rapporto. Il datore è, invece, tenuto a corrispondere mensilmente un'indennità di disponibilità, relativa ai periodi in cui il lavoratore rimane inattivo. 

TIPOLOGIA E DURATA: la caratteristica principale è l'alternarsi di fasi in cui non vi è effettiva prestazione lavorativa, ma semplice attesa della chiamata (disponibilità), e fasi in cui vi è prestazione effettiva di lavoro.

A CHI SI RIVOLGE: il contratto si rivolge a soggetti con meno di 25 anni e agli over 45.

FORMA DEL CONTRATTO: è richiesta la forma scritta.

Lavoro ripartito o “job sharing”

CHE COS'E'[17]: al momento della stipula del contratto due lavoratori si impegnano a svolgere un’unica e identica mansione; ciascun lavoratore è direttamente e personalmente responsabile dell’esecuzione dell’intera prestazione lavorativa. La ripartizione dell'attività lavorativa viene stabilita dai due e il datore di lavoro non può opporsi.

TIPOLOGIA E DURATA: il contratto può essere a tempo determinato o indeterminato. I due lavoratori possono scambiarsi l’orario fra loro o sostituirsi reciprocamente; devono comunicare preventivamente al datore di lavoro l’orario settimanale effettuato da ciascuno. Non possono farsi sostituire da una terza persona; ciò è ammesso solo con l’assenso del datore di lavoro.

A CHI SI RIVOLGE: a tutti i soggetti.

FORMA DEL CONTRATTO: è richiesta la forma scritta in quanto costituisce una prova documentale. Sul contratto devono essere indicati i nomi di entrambi i lavoratori.

Lavoro autonomo / lavoro parasubordinato / lavoro atipico

Lavoro a progetto

CHE COS'E'[18]: è una collaborazione che ha una finalità chiara e definita, come da contratto[19], e che si caratterizza per il contenuto prevalentemente personale della prestazione e per l’assenza del vincolo di subordinazione. Infatti, il progetto e il programma di lavoro sono determinati dal committente, ma gestiti in autonomia dal collaboratore.

TIPOLOGIA E DURATA: la durata è determinata sulla base dell’entità e della finalità del progetto.

A CHI SI RIVOLGE: a tutti i soggetti.

FORMA DEL CONTRATTO: è richiesta la forma scritta, nella quale vengono indicati la durata, la natura del progetto, l’ammontare del corrispettivo e i criteri usati per quantificarlo.

NOTA BENE: una novità riguarda l'introduzione di un periodo di "comporto" e cioè l’intervallo entro il quale, pur essendo il collaboratore assente dal lavoro (per malattia e/o infortunio), l'impresa non recede dal contratto stipulato. E’ prevista la possibilità di astensione per maternità per 180 giorni. L'assenza diventa una sorta di periodo neutro e provoca di conseguenza una proroga della scadenza del contratto pari alla durata del periodo di astensione. Il datore di lavoro può recedere dal contratto prima della scadenza del termine per giusta causa.

Per quanto riguarda gli obblighi fiscali e previdenziali, rimangono invariate le regole riguardanti le collaborazioni coordinate continuative, in quanto i versamenti anche previdenziali vanno fatti allo stesso fondo di gestione separata dell'INPS[20].

Inoltre, tutti i collaboratori a progetto, iscritti alla gestione separata dell'INPS, che risultino senza lavoro da lameno due mesi e che nell'anno precedente abbiano percepito un reddito non inferiore a € 5.000 e non superiore a € 20.000, hanno diritto a un'indennità di disoccupazione una tantum, pari al 20% del reddito. Per approfondimenti fare riferimento alla normativa vigente:

  • Legge 28 gennaio 2009, n. 2 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 22 del 28 gennaio 2009 - Supplemento Ordinario n. 14;
  • Legge 9 aprile 2009, n. 33 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 85 dell'11 aprile 2009 - Supplemento ordinario n.49;
  • Legge Finanziaria 2010 (per il riferimento integrale vedi nota 15).

Lavoro occasionale

CHE COS'E'[21]: è un contratto d’opera che ha la caratteristica di svolgersi non abitualmente.
La particolarità della collaborazione consiste nella breve durata, che non deve superare i 30 giorni lavorativi nel corso dell’anno solare con lo stesso committente, e nel limite del reddito prodotto: il reddito non deve superare € 5.000 annui. In caso contrario, la prestazione va inquadrata come “lavoro a progetto” e segue le norme stabilite per quel tipo di contratto.

TIPOLOGIA E DURATA: la collaborazione è svolta senza vincoli di orario rigidi e predeterminati; il collaboratore ha un ruolo di supporto per il raggiungimento di determinati obiettivi momentanei del committente.

A CHI SI RIVOLGE: a tutti i soggetti.

FORMA DEL CONTRATTO: non vi è l’obbligo del contratto scritto. Non è necessario aprire la Partita IVA, in quanto il corrispettivo versato dal committente è soggetto a ritenuta d’acconto pari al 20% dell’importo totale.

NOTA BENE: per quanto riguarda gli obblighi fiscali e previdenziali, la collaborazione occasionale non è soggetta all’obbligo contributivo presso la gestione separata dell’INPS.

Lavoro accessorio

CHE COS'E'[22]: s’intende l’attività lavorativa occasionale.

TIPOLOGIA E DURATA: la tipologia contrattuale presuppone il limite del reddito che non deve superare, nello stesso anno solare, € 5.000[23]. Inoltre, la persona che presta l’opera mantiene il suo stato di disoccupato o inoccupato.
Le attività che possono essere svolte nel contesto contrattuale sono: i piccoli lavori domestici, l’insegnamento supplementare, i piccoli lavori di giardinaggio, le manifestazioni sociali, sportive, culturali, caritatevoli, le collaborazioni con associazioni di volontariato, l’impresa familiare (limitatamente al commercio, turismo e ai servizi) e il lavoro stagionale in agricoltura (consulta la scheda orientativa Lavoro stagionale in agricoltura).Il committente può essere un ente privato o pubblico.

A CHI SI RIVOLGE: si applica ai pensionati, agli studenti (giovani tra i 16 e i 25 anni d’età iscritti regolarmente a un corso di studi) nei periodi di vacanza o nei fine settimana, ai disoccupati da oltre un anno, alle casalinghe, agli stranieri regolarmente presenti sul territorio italiano.

FORMA DEL CONTRATTO: non vi è l’obbligo del contratto scritto. I soggetti, interessati a svolgere prestazioni di lavoro accessorio, devono comunicare la loro disponibilità ai Centri per l’Impiego del territorio di residenza o ai soggetti accreditati dalle rispettive Regioni (ad esempio agenzie per il lavoro e agenzie di somministrazione).

NOTA BENE: il pagamento avviene tramite buoni lavoro o “voucher” acquistabili presso i rivenditori autorizzati e dal 2010 anche in tabaccheria. Il lavoratore deve successivamente recarsi presso un centro autorizzato e presentare il coupon; dall’importo totale saranno trattenuti i contributi INPS e INAIL.

Lavoro in associazione

Soci di cooperativa

CHE COS'E'[24]: nello svolgimento dell'attività lavorativa, il socio lavoratore stabilisce con la cooperativa uno specifico rapporto di lavoro che può essere di tipo subordinato, autonomo o di collaborazione, purché non occasionale. La specificità consiste nella natura mutualistica del rapporto, in quanto i soggetti si propongono di arrecare un beneficio comune ai soci.

TIPOLOGIA E DURATA: le principali tipologie di cooperative sono quelle di produzione e lavoro, consumo, credito, trasporto, agricole, edilizie di abitazione, editoriali e sociali.
Il socio dipendente ha gli stessi diritti dei lavoratori di altre società. La retribuzione non può essere inferiore rispetto ai minimi stabiliti dai contratti collettivi di settore e devono essere garantiti i trattamenti di ferie e malattia. Non viene applicato l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori; quindi, in caso di licenziamento senza giusta causa, non è possibile essere reintegrati nel posto di lavoro, ma si può procedere con la richiesta di risarcimento del danno.

A CHI SI RIVOLGE: a tutti i soggetti.

FORMA DEL CONTRATTO: le regole per il lavoro dei soci sono indicate in un documento definito “regolamento”. Le cooperative hanno l'obbligo di redigere l’atto e di depositarlo presso la Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competente.

NOTA BENE: dal 2003 con la Legge Biagi  è stata soppressa la distinzione tra rapporto associativo e rapporto di lavoro. Per divenire soci lavoratori occorre fare un doppio passaggio: aderire alla cooperativa in qualità di socio e successivamente scegliere la tipologia del rapporto di lavoro tra dipendente, autonomo, collaboratore.

Associazione in partecipazione

CHE COS'E'[25]: il contratto prevede che chi presta la propria collaborazione ha la possibilità di partecipare come associato agli utili dell’impresa, fornendo il proprio contributo lavorativo all’impresa stessa. Lo stipendio ricevuto è considerato come un anticipo sugli utili netti conseguiti dall’impresa; in realtà si tratta di una entrata "virtuale", poiché se alla chiusura del bilancio non risultano degli utili, può accadere che il collaboratore debba restituire, totalmente o in parte, i compensi percepiti.

TIPOLOGIA E DURATA: gli elementi caratterizzanti del contratto sono: il rischio imprenditoriale in capo anche all'associato, che non avrà garanzia di guadagno (con esclusione, quindi, del classico compenso minimo); l’assenza di vincolo di subordinazione; l’obbligo in capo all'associato di fornire periodicamente all'associante un rendiconto sull'attività svolta.

A CHI SI RIVOLGE: a tutti i soggetti.

FORMA DEL CONTRATTO: anche se la stipulazione del contratto non è soggetta a modelli particolari e non è prevista pertanto la forma scritta, gli associati in partecipazione devono essere iscritti sul libro paga e matricola.
Il Decreto Legislativo n. 276/2003, con l’intento di evitare i fenomeni elusivi del contratto di lavoro subordinato, stabilisce che, ove manchino adeguate erogazioni a chi lavora o un’effettiva partecipazione all’impresa, il lavoratore ha diritto ai trattamenti contributivi, economici e normativi stabiliti dai contratti collettivi per il lavoro subordinato per figure corrispondenti nel medesimo settore d’attività.

Certificazione dei contratti

Al fine di ridurre i contenziosi, è prevista la possibilità di certificare[26] alcuni contratti di lavoro. Si tratta di una procedura volontaria con la quale il datore di lavoro e il lavoratore si rivolgono a una commissione, che certifica l’esatta natura e qualificazione del contratto.

Le commissioni di certificazione sono istituite presso:

  • Enti Bilaterali;
  • Direzioni Provinciali del Lavoro;
  • Province;
  • Università pubbliche e private, registrate in un apposito albo istituito presso il Ministero del Lavoro;
  • il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (esclusivamente nei casi specificati dall’articolo 76, comma 1, lettera c-bis del Decreto Legislativo n. 276/2003).

[1] Il Sistema è coordinato dal Ministero del Lavoro d’intesa con le Regioni e le Province autonome.
[2] http://www.sistemapiemonte.it/lavoro/borsa_lavoro_piemonte/VoccHome.do - sito della Borsa Lavoro Piemonte.
[3] Consulta la scheda orientativa Contratto a tempo determinato.
[4] pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26/02/2003.
[5] pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 235 del 09/10/2003 - Supplemento Ordinario n. 159.
[6] pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 25/06/2008 - Supplemento Ordinario n. 152/L. Il decreto è stato convertito nella Legge 6 agosto 2008, n. 133 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21/08/2008 - Supplemento Ordinario n. 196.
[7] Legge 24 dicembre 2007, n. 247 “Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 29/12/2007.
[8] Decreto Legislativo 25 febbraio 2000, n. 61 “Attuazione della direttiva 97/81/CE relativa all’accordo-quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dal CES”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 66 del 20/03/2000.
Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articolo 46. Per il riferimento integrale vedi nota 5.
[9] Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articoli 47-53. Per il riferimento integrale vedi nota 5.
Legge 6 agosto 2008, n. 133, articolo 23 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21/08/2008 - Supplemento Ordinario n. 196.
[10] Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articoli 54-59 bis. Per il riferimento integrale vedi nota 5.
[11] Sostituisce il “contratto di formazione e lavoro” che sopravvive solo nella Pubblica Amministrazione nella formula C.F.L. a tempo determinato, non rinnovabile, che può durare da un minimo di 12 a un massimo di 24 mesi.
[12] Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articoli 20-28. Per il riferimento integrale vedi nota 5. Questo contratto ha sostituito il rapporto di lavoro interinale.
[13] Si tratta di soggetti autorizzati a svolgere l’attività di somministrazione di lavoro e iscritti in un’apposita sezione dell’Albo delle Agenzie per il Lavoro istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
[14] Vedi nota 7.
[15] Legge 23 dicembre 2009, n. 191, articolo 2, comma 143 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 30/12/2009 - Supplemento Ordinario n. 243.
[16] Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articoli 33-40. Per il riferimento integrale vedi nota 5. Questo contratto ha sostituito il rapporto di lavoro interinale.
Legge 24 dicembre 2007, n. 247 “Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 29/12/2007.
Decreto Legge del 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 25/06/2008 - Supplemento Ordinario n. 152/L.
[17] Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articoli 41-45. Per il riferimento integrale vedi nota 5.
[18] Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articoli 61-69. Per il riferimento integrale vedi nota 5.
[19] Sino al 23 ottobre 2005 era il cosiddetto Co.Co.Co. (Contratto di Collaborazione Coordinato Continuativo), che sopravvive solo nella Pubblica Amministrazione. Vedi Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, articolo 7, comma 6 “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze della amministrazioni pubbliche”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 106 del 09/05/2001 – Supplemento Ordinario n. 112 e Legge 6 agosto 2008, n. 133, articolo 46, comma 1 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21/08/2008 - Supplemento Ordinario n. 196.
[20] E' il contributo dovuto all'INPS, che ha lo scopo principale di finanziare un fondo obbligatorio che garantisce una pensione (invalidità, vecchiaia e superstiti), calcolata con il sistema contributivo in presenza di un minimo di tre anni di versamenti.
[21] Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articolo 61. Per il riferimento integrale vedi nota 5.
[22] Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articoli 70-74. Per il riferimento integrale vedi nota 5.
Legge 9 aprile 2009, n. 33, articolo 7 ter, commi 12-13 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 85 dell'11/04/2009 - Supplemento Ordinario n. 49.
[23] Le imprese familiari possono utilizzare prestazioni di lavoro accessorio per un importo non superiore a 10.000 Euro nel corso di ciascun anno solare (Legge n. 80/2005).
[24] Legge 14 febbraio 2003, n. 30, articolo 9. Per il riferimento integrale vedi nota 4.
Legge 3 aprile 2001, n. 142, articolo 9 "Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 94 del 23/04/2001.
[25] Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articolo 86. Per il riferimento integrale vedi nota 5.
Legge 24 novembre 2003, n. 326, articolo 43 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 25/11/2003 - Supplemento Ordinario n. 181.
[26] Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, articoli 75-84. Per il riferimento integrale vedi nota 5.

Riferimenti utili

Informazioni locali

  • CENTRO PER L’IMPIEGO DI TORINO - http://www.provincia.torino.it/sportello-lavoro/centri_impiego/index

    Orario: lunedì, mercoledì e giovedì 9.00-12.30; martedì 9.00-12.30/14.15-15.45; venerdì 9.00-12.00. Lunedì e giovedì pomeriggio si riceve solo previo appuntamento telefonico.

  • CGIL - Confederazione Generale Italiana del Lavoro - Sede Provinciale di Torino - via Pedrotti 5 - 10152 Torino - tel. 0112442479 - 0112442473 fax 0112442210 - Orario: lunedì-venerdì 9.00-18.00
    http://www.cgiltorino.it - E-mail: torino@cgiltorino.it
  • CISL - Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori - Sede Provinciale di Torino - via Madama Cristina 50 - 10125 Torino - tel. 0116520011 fax 0116520551 - Orario: lunedì-venerdì 9.00-12.30/14.30-18.00
    http://www.torino.cisl.it - E-mail: ust.torino@cisl.it
  • UIL - Unione Italiana del Lavoro - Sede Provinciale di Torino - via Bologna 11 - 10152 Torino - tel. 0112417111 fax 0112417161 - 0112417191 - Orario: lunedì-venerdì 8.30-12.00/15.00-18.00
    http://www.uil.it/uilpiemonte - E-mail: urpiemonte@uil.it
  • http://www.provincia.torino.it/sportello-lavoro - pagine del sito della Provincia di Torino, che offrono una documentazione completa e aggiornata sul mondo del lavoro e sui servizi attivati. E’ possibile reperire informazioni sulla normativa relativa ai contratti.